Ascoli-Brescia, a voi! Iervolino, basta "vendo-non vendo": Salerno merita il suo entusiasmo e uno squadrone
L’editoriale di oggi si apre inevitabilmente con un focus sugli spareggi playoff e con i complimenti ad Ascoli e Brescia che hanno rappresentato al meglio due piazze storiche che hanno una voglia matta di tornare a calcare palcoscenici decisamente più consoni rispetto al blasone. I bianconeri di Tomei hanno dato letteralmente spettacolo in questo 2026 e, pur concedendosi un primo tempo da brividi al Massimino, hanno meritato ampiamente il passaggio del turno ipotecando la qualificazione già nella sfida d’andata conclusa con un 4-0 clamoroso. Al termine di un testa a testa estenuante e spettacolare con l’Arezzo, i marchigiani si sono ritrovati a cospetto di un bivio: crollare dal punto di vista psicofisico o presentarsi agli spareggi con ancora più rabbia e concentrazione. Il campo ha emesso il suo verdetto, la finale è la logica conseguenza di un percorso contraddistinto da una crescita costante e dalla formazione di un gruppo granitico che non sta sbagliando un colpo. Per la serie “quando il collettivo conta più del singolo”. Bene anche il Brescia, club che – ricordiamo – ha vissuto un’estate difficilissima culminata con la retrocessione a tavolino dalla B dopo aver raggiunto la salvezza. Mentre l’ex presidente Cellino porta avanti una legittima battaglia ritenendo ingiusto quanto accaduto nel marzo del 2025, sul campo c’è una squadra che ha collezionato 69 punti piazzandosi alle spalle dell’inarrivabile Vicenza e che ha avuto un approccio ottimo ai playoff. Prima il colpaccio a Casarano, contro quello che era l’avversario più in forma del momento. Poi un doppio confronto positivo con la Salernitana: 1-1 nella bolgia dell’Arechi, 2-0 senza grossi sforzi al ritorno al Rigamonti anche grazie a qualche inatteso “regalo” dei granata.
A Corini va dato atto d’aver sostituito al meglio Diana e di aver lavorato su quei difetti che hanno impedito ai biancazzurri di alzare l’asticella in un girone abbordabile e che avrebbe quantomeno consentito di tallonare la capolista per qualche settimana in più. Aver alternato colpacci con le big e partitacce con le “piccole” costituiva la principale preoccupazione in vista di queste gare secche e senza appello, ma al momento l’esame di maturità è stato superato e c’è un Crespi in più nel motore che sta facendo la differenza. Chissà che a Roma – sponda Lazio – non stiano iniziando a mordersi i gomiti, strano che un presidente come Lotito si sia lasciato sfuggire così facilmente un talento destinato a una carriera importante e che sta catturando l’attenzione di molte società. Un pensiero poi agli sconfitti, a partire dal Catania. La sensazione è che lì il giocattolo si sia rotto da tempo, con l’infruttuosa parentesi Viali e il ritorno di Toscano che non ha destato dal torpore una squadra spenta ma che, presa singolarmente, avrebbe potuto vincere a mani basse la Lega Pro. Altra conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che puntare su big di categoria superiore o spendere milioni e milioni di euro non è sinonimo di successo. Allo stesso tempo, però, non condividiamo due cose. Anzitutto la critica alla società: come si può puntare il dito su una proprietà che ha messo concretamente mano al portafoglio in tempi di crisi economica investendo anche in infrastrutture? In secondo luogo: perché fischiare Di Tacchio? Un calciatore ottimo per la C e che in carriera si è sempre distinto per attaccamento alla maglia, cuore e personalità? Il 4-0 di Ascoli comporta colpe suddivise in eguali percentuali, prendersela con chi ha sudato la casacca dal primo all’ultimo secondo dando la propria disponibilità anche quando era al 100% non è corretto. Per la ripartenza è d’obbligo che l’ambiente si tenga stretti gli uomini veri, prima ancora che i giocatori forti.
E poi la Salernitana. Sono passati tre giorni dal ko del Rigamonti e nessuna parola è stata proferita dal patron Iervolino. Quello che ha preso la Salernitana in A portandola in C con due retrocessioni di fila a suon di record negativi. Nessuno potrà disconoscere l’impegno economico, ma questo “vendo-non vendo” è diventato stucchevole. Una piazza che ha garantito circa 70mila paganti per le tre gare casalinghe dei playoff, che porta 2000 persone in trasferta e 3000 per un allenamento a porte aperte non può continuare a convivere con i dubbi su un futuro ricco di punti interrogativi. Salerno e provincia hanno risposto, accantonando la contestazione e facendo un passo indietro stringendo virtualmente la mano, con messaggi d’affetto e la voglia di ripartire insieme. Proprio per questo sarebbe obbligo morale indire una conferenza stampa domani stesso e promettere una programmazione seria, ambiziosa, senza badare a spese, magari allontanando quelle figure professionali che nell’ultimo triennio hanno fatto disastri e puntando su un direttore sportivo di indiscussa caratura. Infine un pensiero generale sulla C che rischia già di partire ad handicap. La Ternana è stata cancellata dal professionismo, un plauso va fatto ai giocatori che hanno lottato fino alla fine rinunciando anche a qualche stipendio. In bocca al lupo a un pubblico che meritava un epilogo diverso. A Crotone si partirà con una pesante penalizzazione. Il Barletta ha vissuto ore caotiche trasformando la gioia per la promozione in ansia per un potenziale dietrofront. C’è il Vado che sventola bandiera bianca e un Bari che rischia di dover traslocare dal San Nicola per la diatriba tra Comune e società. Se le premesse sono queste c’è da preoccuparsi. E poi ci chiediamo: con le classifiche puntualmente riscritte ad aprile, che senso hanno questi playout se chi perde o retrocede direttamente è già quasi certo di un ripescaggio? E’ tempo di dire basta a questo caos.
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