ESCLUSIVA TLP - Torres, la bandiera Fabio Chessa: "Una gioia rivedere quei colori nei Pro"

ESCLUSIVA TLP - Torres, la bandiera Fabio Chessa: "Una gioia rivedere quei colori nei Pro"TMW/TuttoC.com
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
venerdì 10 maggio 2013, 20:20Interviste TC
di Daniele MOSCONI

Nel suo centodecimo anniversario la Torres si regala il ritorno nei professionisti dopo cinque anni in cui ha masticato la polvere dei campi sperduti nei luoghi più impensabili della Sardegna.

Nell'isola che per Platone altri non è che Atlantide (la terra che tutto circonda, diceva il filosofo greco) il calcio è vissuto in maniera viscerale e le squadre del posto sono simboli di una tradizione che nessun club del continente può eguagliare. Se il Cagliari è la rappresentazione fisica dell'isola, capace di raccogliere la passione di tutti i sardi che vivono nella penisola e non solo, la Torres è la società del nord della Sardegna e rappresenta per Sassari un pezzo di cuore che ogni domenica scende in campo allo stadio "Acquedotto", battendo all'unisono insieme ai tifosi torresini.

Nella sua storia la Torres è fallita tre volte (1991, 2006, 2008) e come un toro ferito ma non abbattuto si è sempre rialzata dalle proprie ceneri. Il giusto premio è giunto domenica, quando in casa contro il Civitavecchia, si è sancito il ritorno nei professionisti. Sugli spalti del catino sassarese c'era anche un pezzo di storia del club: Fabio Chessa. Capitano storico della Torres, ha indossato la maglia rossoblù per dieci anni.

Arrivato nel campionato 1990/91 dall'Ilvamaddalena, club della provincia di Olbia-Tempio, Fabio ha vissuto intensamente la sua esperienza, essendo lui un sassarese nato a Porto Torres (circa 20 km dal capoluogo), gustando gioie e dolori che solo la passione ti sa regalare, non disdegnando un pizzico di commozione, quando a fine intervista la sua voce quasi si sconnette dalla logica e si lascia andare al brivido che solo le cose belle e i ricordi senza passato sanno suscitare.

Quest'intervista esclusiva è un regalo che TuttoLegaPro.com vuol fare a tutti i tifosi della Torres che dalla prossima stagione militerà nel campionato di Seconda Divisione.

Ciao Fabio, attualmente di cosa ti occupi?

"Adesso io gestisco una scuola calcio per bambini a Porto Torres. Il calcio è una droga che non finisce mai e poi con i bambini è sempre una scoperta stupenda che ti lascia qualcosa dentro".

Ricordi ancora il primo giorno che sei arrivato a Sassari?

"Certo, come se fosse oggi! Arrivai nel 1990 e ne conservo un bel ricordo, anche se agrodolce".

Agrodolce?

"Sì, purtroppo è così. Ti racconto: arrivato in C1, l'anno dopo mentre noi siamo partiti in ritiro, la società fallisce e partiamo dalla Serie D. Ti lascio immaginare come ci siamo rimasti nel sapere che la società era fallita".

E poi...

"Ho vissuto anni bellissimi, perché il tifoso torresino è molto esigente, ma allo stesso tempo è molto passionale".

Quando parli con un ex Torres non puoi non soffermarti sui derby contro i cugini del Cagliari. E la voce di Fabio la racconta con la stessa adrenalina che ti sale in corpo quando sai di giocarti molto, fosse anche una partita amichevole.

"Mamma mia! Non erano partite, ma lotte in campo e sugli spalti. Indimenticabili le gare allo stadio "Sant'Elia". La tensione si respirava e ti entrava nelle vene. L'ultima volta, in una gara amichevole per beneficenza contro di loro, fu impossibile concluderla perch* sull'1-0 per noi avvennero incidenti sugli spalti, tanto che l'arbitro si impaurì e sospese l'incontro. Era il Cagliari di Herrera, Francescoli, Abeijon. Bella squadra, ma quel giorno la buttarono sul piano fisico e finì male. Ci riprovarono qualche anno dopo, ma anche quella volta fu sospesa e si arresero all'evidenza anche gli organizzatori".

Dopo tanto tribolare però finalmente la Torres torna nei Pro.

"Eh ce n'è voluta, ma ce l'abbiamo fatta. Sono molto felice per loro".

Sei andato qualche volta all'"Acquedotto" quest'anno?

"Certo certo! Contro il Civitavecchia domenica scorsa ero lì in tribuna e ogni volta è un emozione non da poco. Troppo bello. I tifosi hanno inscenato una coreografia da brividi"

Sorride emozionato quando ci racconta questo episodio.

Cosa aspettarsi dalla Torres nei Pro?

"Ci vuole una sana progettazione e ricordarsi che la Lega Pro è un campionato difficile. Ci vuole oculatezza e voglia di puntare al meglio".

L'intervista sta per finire, ma come vi abbiamo anticipato prima, quando chiediamo a Fabio di esprimere un pensiero da dedicare a tutti i tifosi torresini, si nota fin da subito che la voce si perde in un vuoto e la logica si arena all'emozione. E le ultime parole sono dettate dall'emotività.

"Quella maglia è un pezzo di me. Il rossoblù mi scorre nel sangue e quando parlo di quella mia esperienza c'è sempre un tuffo al cuore, inutile negarlo. Sono stati dieci anni agrodolci, ma Sassari ha fame di calcio e se la società riesce ad allestire una buona squadra, allo stadio possono arrivare ad esserci anche 8-10 mila persone. Grazie a tutti i tifosi per ciò che abbiamo vissuto insieme: non li dimenticherò mai".