Fano, il Dg Piccoli a TLP: "Facciamo il nostro mea culpa, ma ora c'è il rischio che l'Alma scompaia"
I giorni passano, ma l'amarezza di una retrocessione non ha un tempo prestabilito per svanire. Fano lunedì mattina si è svegliata con la squadra che torna in Serie D dopo quattro stagioni nei Pro. Un mesto ritorno nel mondo dei dilettanti che la città ha accettato suo malgrado, consapevole che il destino dei granata non si è deciso al "Brianteo" domenica pomeriggio, ma molto prima.
L'opinione comune dell'anima più passionale della tifoseria è quella di incolpare tutti, nessuno escluso al grido di "dagli al colpevole". La delusione e la disperazione sono sentimenti nobili che vanno compresi e la società sotto questo aspetto vuol far tesoro di quest'annata per costruire qualcosa su basi più solide. Ma la crisi si fa sentire e morde le caviglie peggio di un difensore anni '80. Fuor di metafora: ci vogliono forze fresche. Non aspettando le calende greche, ma subito. Il tempo scorre e i vertici devono organizzarsi per capire cosa fare. Claudio Gabellini, presidente del club marchigiano, nei colloqui avuto nei giorni scorsi con i soci lo ha fatto intendere senza tanti giri di parole: o si trovano i soldi e qualcuno ci da una mano, oppure il calcio a Fano muore.
TuttoLegaPro.com su questo tema e su tutto ciò che sta capitando nell'orbita Fano, ha voluto sentire in esclusiva il Direttore generale, Giovanni Piccoli.
In macchina e con il vivavoce, sempre cordiale, ha l'umiltà di assumersi tutte le responsabilità della retrocessione. Non è da tutti. Nel calcio di oggi, dove il colpevole è sempre quello che mi sta vicino, Giovanni si toglie l'abito da dirigente e dimostra tutto l'amore per la sua Fano.
Direttore, quale è lo stato d'animo che attualmente stai vivendo, dopo questo ritorno in D?
"Io vi ringrazio per l'opportunità che mi date e non mi va di nascondermi dietro un dito. Ve lo dico con la massima sincerità ed è giusto che noi si faccia questo, perché come siam bravi quando si vince, così dobbiamo avere il coraggio di metterci la faccia quando si perde. Gli errori che abbiamo commesso, nessuno escluso, me compreso, sono sotto gli occhi di tutti. Purtroppo noi che ci troviamo al vertice, abbiamo impostato una stagione su un controllo del bilancio minuzioso, per evitare di finire a gambe all'aria. Questo spiega un mercato di gennaio molto parsimonioso, dove ad un'entrata corrispondeva un'uscita. Abbiamo dovuto far così perché il rischio di non finire la stagione era elevato. La realtà non ti concedeva molti spazi di manovra e siccome noi ci teniamo alla regolarità dei nostri conti, abbiamo fatto questa scelta. A malincuore, ma non c'erano alternative".
Attualmente la situazione a livello societario com'è?
"All'apparenza è ferma, mentre è tutto in movimento. Bisogna aspettare un passo del Presidente e vedere le sue intenzioni. Di certo, questo posso dirvelo senza dubbio: lui da solo non vuole andare avanti. C'è bisogno di forze fresche, altrimenti...".
C'è un rischio scomparsa del Fano?
"Non lo so, ma i piani sono due: o si fa una serie D con una certa ambizione, oppure, spiace dirlo, il Fano rischia di scomparire dopo 107 anni di storia. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito facendo finta che tutto sia a posto. C'è una congiuntura economica che strozza tutto ciò che vuoi fare. Aggiungiamo che ci sono state tante promesse non mantenute da sponsor e dalle istituzioni in generale e il quadro è chiaro. Ma con questo non voglio trovare giustificazioni ai nostri errori".
Con il senno di poi se Gadda fosse stato chiamato prima...
"Bah! La storia con i se e con i ma non ha mai portato molto lontano. Siam partiti con Karel Zeman che alla prima ha preso sei gol, poi è arrivato Gaudenzi e forse, a mente fredda, se avessimo chiamato prima Gadda, a quest'ora avevamo cinque-sei punti in più e staremmo parlando di altro invece di commentare una retrocessione amara".
Voi avete battuto due volte il Savona e una la Pro Patria, eppure siete retrocessi. Stranezze del calcio.
"Non le chiamerei proprio stranezze. Quest'anno noi abbiamo fatti grandi partite e ti posso citare la gara di Busto (contro la Pro Patria) dove perdiamo e sbagliamo un rigore all'89'. Lo stesso come prestazione si può dire contro il Santarcangelo, con loro che non fanno un tiro in porta e vincono. Insomma dai: non mi piace piangermi addosso, ma rimpianti per i punti persi ce ne sono. Alla fine penso che ti salvi se non prendi gol, ma se in una stagione intera arrivi a prendere 68 gol, questo significa non solo una media di due gol tondi tondi a partita, ma c'è un risvolto ancora più amaro: sbagli tanto e quando non riesci a correggere gli erroi, poi paghi, c'è poco da inventare nel calcio".
Direttore, chi vince i play off nel vostro girone?
"A me son piaciute molto Venezia e Monza, ma è una lotta dura perché tutte e quattro sono arrivate a pochi punti l'una dall'altra. Se devo esser sincero, nonostante siam retrocessi, io ho trovato molto più ostico lo scorso campionato che questo. E ti dirò di più: Perugia e Catanzaro con le squadre che avevano la scorsa stagione, vincevano questo girone con almeno tre-quattro giornate di anticipo".
Giovanni Piccoli che fa adesso: rimane?
"Ancora non lo so. Credimi, ancora un po' di rabbia c'è e non l'ho smaltita del tutto. Sono di Fano e sento questa retrocessione in maniera ancora più forte. Una cosa da questa esperienza l'ho capita: si impara e si cresce maggiormente dagli errori. Lo schiaffo è stato forte e fa male. Sono gli anni difficili come questo che ti forgiano e ti danno la carica giusta. Io lascio la porta aperta e spero di poter dare il mio contributo per ripartire".
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