Folgore Caratese, Criscitiello: "Obiettivo salvezza in C. Dedico tutto a mio padre"
Dopo la promozione con l'Unione Sportiva Folgore Caratese in Serie C, il Presidente del club - atipico vista la mancanza di DG e DS - Michele Criscitiello ha risposto alle nostre domande.
Presidente che emozione ha provato al fischio finale che ha sancito la storica salita in serie C della Folgore Caratese?
"Sicuramente l'emozione è stata grande, perché ho visto ripercorrere anni di sacrifici ma, soprattutto, allo stesso tempo vedevo un obiettivo, che era molto complicato da raggiungere, cioè la vittoria del campionato di serie D. Vincere la D per me è molto complicato, lo dimostrano tante squadre, tante big come Pistoiese, Reggina, Ancona, piazze serie consolidate anche con società molto blasonate".
Quanto pesa il traguardo raggiunto, anche alla luce dell'organizzazione societaria?
"Se consideriamo solo la Caratese manca da 78 anni, mentre la Folgore fondamentalmente non c'è mai stata tra i professionisti, è una grande novità per noi, una grande novità per la città. Con grandissima forza abbiamo avuto il grandissimo merito di completare in due anni il cambio generazionale. Avevamo lo stadio senza neanche un seggiolino al mio arrivo e avevamo un bacino di utenza di una ventina di anziani over 80. Oggi abbiamo famiglie ultras che stanno aumentando di partita in partita, giovani e ragazzini che vengono a vederci. Questa è una grandissima soddisfazione e questa è più importante della vittoria del campionato".
A chi dedica per primo questa promozione?
"Ovviamente la dedica è a mio padre e i motivi li conoscete, perché questa mia intervista di fine partita è diventata anche un po' virale".
Qual è stato il momento chiave della stagione in cui ha capito che la serie C si poteva raggiungere?
"Ovviamente a Verona perché c'è stato un periodo in cui loro erano arrivati a -5. La domenica prima di Chievo-Folgore Caratese arriviamo a +8 perché loro perdono a Caldiero, noi vinciamo con il Pavia e dobbiamo andare lì. Nella mia testa si poteva anche pareggiare per restare a +8: non vinciamo, ma stravinciamo 4-1 e andiamo a +11: grande festa negli spogliatoi, lì ho capito che c'era la possibilità del concreta di vincere il campionato".
Qual è stata la difficoltà più grande di questa stagione e come l’avete superata?
"Ci sono stagioni con alti e bassi, arriva sempre il periodo negativo. Noi il periodo nero non l'abbiamo mai avuto: quando dovevi o potevi perdere non le hai perse, ma le ha pareggiate e quei punti ti sono serviti tantissimo. Certo all'andata, in casa con Chievo e Milan Futuro, due gare di fila in casa e zero punti, però meritavamo minimo un punto perché avevamo giocato bene. Poi la gara a Bergamo è stata quella della svolta, con una vittoria arrivata negli ultimi minuti del match".
La Serie C è sostenibile?
"In Serie C si spende troppo assolutamente, i costi sono troppo alti e gli introiti sono troppo pochi. Il vero problema è che non si parla di 60 presidenti deficienti, ma di imprenditori importanti. Poi invece nel calcio sembrano tutti stupidi. il problema è che se guadagni e ne spendi almeno il doppio il sistema non sta in piedi, soprattutto per la società che non hanno il botteghino e quelle che hanno pochi sponsor, perché il territorio molte volte non risponde e questo riguarda soprattutto il Nord. Una soluzione bisogna trovarla perché ogni anno dobbiamo evitare questi problemi, sicuramente non si possono condizionare i campionati per colpa di alcuni”.
Quanta programmazione c'è dietro una vittoria così?
"Tutto questo non è un risultato frutto del caso, non vinci un jackpot e spendi due milioni di euro. Noi siamo arrivati alla promozione tramite un percorso, con il centro sportivo, il settore giovanile, strutture, ristoranti. Noi abbiamo lo chef per la prima squadra, abbiamo quattro fisioterapisti, abbiamo messo una sala massaggi nello spogliatoio della prima squadra, abbiamo costruito lo stadio per la C. Questa cosa è complicata perché molti vincono il campionato, ma poi non sanno come l'hanno vinto e devono andare in giro per gli stadi. Noi invece già abbiamo avuto due collaudi dalla Lega Pro. Io ho sempre avuto un business plan, per la serie D investo ma non oltre un tot. Se poi, con quei soldi, ottimali per un quarto-quinto posto, riesco ad arrivare primo sono stato bravo, se arrivo nono-decimo o undicesimo-dodicesimo è un problema. Ho sempre detto a tutte le mie squadre che io devo stare tra le prime cinque per una questione di immagine, poi se arriviamo primi facciamo lo show, se arriviamo quinti va bene, se arriviamo sotto il sesto posto incomincio ad avere dei problemi perché poi lo scarso risultato si ripercuote ovviamente anche sulla mia immagine giornalistica".
Staff molto giovane ma competente per un campionato di Serie D.
"Anche questa è una cosa importante, la scommessa o l'azzardo sullo staff tecnico. Innanzitutto io ho preso Belmonte quand'era sconosciuto: era difficile andare a prendere l'allenatore del Cosenza Primavera e portarlo in Serie D senza neanche una presenza. Questa è stata una grandissima mossa, anche perché lui ha risposto alla grande. Inoltre, credo abbia anche quel carattere compatibile col mio che, anche nei miei momenti bui e nei suoi momenti bui, siamo riusciti a compensare.
Riguardo lo staff tecnico, l'ho costruito copiando i miei primi anni a Udine, con l'Udinese di Pozzo, costruendolo pezzo per pezzo dal preparatore dei portieri ai quattro membri dello staff medico. Su tutti cito il nostro collaboratore Gianluca Della Rocca, per noi figura molto importante. E poi il mister ha voluto anche il match analyst".
Quanto è pesato il carattere?
"In questa è la dimostrazione di quello che abbiamo fatto quest'anno. Forse ho avuto anche squadre più forti di questa sicuramente, ma non ho mai avuto un gruppo così forte e non ho mai avuto ragazzi così per bene. A loro ho sempre detto ragazzi non possiamo arrivare punto a punto, perché lo perdiamo, per vincere questo campionato per fare punti lo dobbiamo ammazzare, perché questi ragazzi sono bravi sono buoni e non c'è non c'è un *figlio di pu**ana “in questo gruppo. Quindi io avevo paura di arrivare punto a punto per vincere il campionato e infatti così non è stato perché sono stati bravissimi a regalarmi prima di Pasqua quello che gli avevo chiesto. Servivano tre vittorie e le abbiamo conquistate per la matematica vittoria del campionato".
L'obiettivo sarà la salvezza?
"Assolutamente: l'obiettivo è il mantenimento della categoria. Non crediamo che siccome sulle maglie c'è scritto Sportitalia, siccome è Criscitiello presidente che fa un po' di immagine possiamo pensare di di avere qualcosina in più. Noi ci presentiamo alla serie C con la stessa umiltà, da matricola, è come se arrivasse il Sestri Levante, il Bra o l'Ospitaletto. Rispetto a queste squadre, in più abbiamo soltanto i fari addosso. È vero che abbiamo una struttura importante da mantenere ma non possiamo pensare di essere così ridicoli da poter ambire a qualcosa di più prestigioso, non esiste proprio. Noi dobbiamo puntare alla salvezza, dobbiamo puntare al mantenimento della categoria, alla valorizzazione di alcuni giovani e al rilancio di alcuni esperti, che comunque nell'ultimo anno non hanno fatto bene. La nostra strategia è chiara e delineata e se qualcuno pensa che noi spendiamo soldi sappia che non l'abbiamo fatto in serie D perché ci siamo arrivati con il lavoro. La stessa cosa faremo in serie C, quindi questo è da mettere subito in chiaro perché io i soldi nella mia vita li ho sempre investiti e mai buttati. Figurati se li butto in serie C".
Avete già delle idee chiare?
"Bisogna sistemare un po' il settore giovanile e alzare la qualità. Mi serve a livello tecnico un altro segretario oltre quello già presente in società. Dovremo ampliare il parco dirigenti ma, come ho sempre detto, non ci sarà la figura del classico direttore sportivo o la figura del classico direttore generale perché quelle figure le ricopro io".
I tifosi, sindaco compreso, l'hanno sempre sostenuta.
"Il sindaco di Carate Brianza, è vero, mi ha sempre sostenuto. Il territorio non proprio perché, quando sono arrivato, era come se fosse arrivato il terrone in Brianza e molti erano scettici. Molti dicevano 'dove vuoi che vada', molti insultavano e criticavano. Il territorio all'inizio non mi ha accolto come quello che era da lanciare in cielo per festeggiare. Il sindaco di Carate, invece, mi ha sempre dato una grande fiducia perché conosceva le mie ambizioni e la mia serietà imprenditoriale. Credo che il sindaco debba fare politica e l'imprenditore debba fare l'imprenditore: il sindaco deve mettere in condizione l'imprenditore di svolgere un buon lavoro e, se l'imprenditore è serio, sostenerlo. Noi abbiamo creato una bella collaborazione, infatti l'abbraccio e i baci a fine partita tra il sindaco e il presidente credo che siano la dimostrazione più bella del rapporto tra queste due figure".
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