INTERVISTA TC - Asta: "Vi racconto l'esordio di Pessina tra i grandi"

22.06.2021 15:00 di Sebastian Donzella Twitter:    vedi letture
INTERVISTA TC - Asta: "Vi racconto l'esordio di Pessina tra i grandi"
TMW/TuttoC.com
© foto di Filippo Venezia/Fotolive

Giugno ricco di soddisfazioni per Tonino Asta. L'ex tecnico, tra le altre, di Bassano Virtus e Feralpisalò, in attesa di trovare una nuova sistemazione in Lega Pro, ha visto il collega Moreno Longo conquistare la Serie B con l'Alessandria, dopo l'esperienza insieme sulla panchina del Torino. E poi ha visto Matteo Pessina far vincere l'Italia. Lui, che da mister, fece debuttare tra i professionisti il centrocampista dell'Atalanta e della Nazionale. TuttoC.com lo ha raggiunto per commentare questi due momenti.

Iniziamo da Pessina: che effetto le ha fatto vederlo decidere una partita dell'Europeo?
"Mi ero già complimentato con lui in privato per l'esordio in azzurro. Ne approfitto per congratularmi pubblicamente per il gol. Onestamente sin da ragazzino, al Monza, m'ero accorto della sua forza ma non è che ci volesse molto. All'epoca mi impressionò il fatto che già da ragazzino faceva la scelta giusta nelle giocate. Poi fisicamente ancora doveva crescere ma capimmo subito che sarebbe arrivato in alto. Proveniva da una famiglia seria, non si è mai montato la testa, arrivava prima degli altri all'allenamento. Lo definii il "giovane vecchio". Giocava da mezzala o davanti alla difesa, mi ha stupito che sia riuscito a diventare un trequartista, anche se realmente si sacrifica molto a centrocampo. E credo che abbia ancora margini di miglioramento per diventare ancora più forte".

Con mister Asta la sua prima gara tra i professionisti.
"Ricordo che Andrissi, direttore sportivo nel 2013 a Monza, mi disse di tenere d'occhio questo ragazzino per la prima squadra. Lui era un Allievo ma si allenava con noi e giocava con la Berretti. Lo feci esordire in Coppa Italia Serie C a 16 anni: prima due spezzoni con Albinoleffe ed Entella, poi lo lanciai titolare contro il Vicenza. L'anno dopo io andai a Bassano e lui continuò il suo percorso a Monza diventando titolare con mister Pea. La stagione successiva mi chiamò il Lecce e lo volli fortemente. Era passato al Milan, venne in prestito e lo feci giocare subito titolare con l'Andria. Anche se più di qualcuno storse il naso: in una big non era visto di buon occhio un ragazzino appena maggiorenne in campo. Io venni esonerato dopo un mese e lui finì in panchina. A gennaio andò a Catania ma nemmeno lì trovò spazio. Ma il tempo è galantuomo. Andrissi per fortuna lo riportò sotto la sua ala protettiva al Como e lì esplose. Quando un giocatore arriva a questi livelli in tanti poi si prendono la loro fetta di merito ma credo che una grossa fetta spetti proprio al direttore".

Nel frattempo l'Alessandria si gode la Serie B con mister Longo. Un anno fa eravate insieme a Torino, poi ha scelto di ripartire dalla C.
"Moreno è stato più che bravo. Quando 3-4 mesi prima sei in Serie A e poi scendi in C significa che te la senti. Lui ama le sfide, è sceso di due categorie per far promuovere una squadra che non ci riusciva da quasi mezzo secolo: questa è una vittoria doppia. Gli ho mandato un messaggio dicendogli che ha fatto la storia. Ci avevano provato tutti, in 46 anni non ci era riuscito nessuno. Complimenti a lui e anche a patron Masi che non ha mai mollato e ha scelto un valore aggiunto come Longo e il suo staff. Tutti ottimi professionisti, ho lavorato con loro a Torino e conosco il loro valore. Gli farò i complimenti di persona quando andremo a cena. Secondo me questo successo è ancora più importante di quando ha portato il Frosinone in A e di quando ha salvato il Torino. Ha preso in mano l'Alessandria con 14 punti di distacco dal Como e fino all'ultimo secondo si è giocato la promozione diretta. E poi è riuscito a far tenere altissima la concentrazione ai suoi nei playoff".

Chiusura sulla Nazionale. Dove possono arrivare Pessina e compagni?
È una Nazionale concreta che fa divertire. Di solito bisogna stare attenti all'euforia perché rischi di montarti la testa. Io vado controcorrente: a questa Nazionale serve avere ancora euforia. Non è nelle corde di questa squadra fare il compitino: rischia ma sa come rischiare, si diverte ma non è mai sbilanciata. Mancini e il suo staff hanno fatto un ottimo lavoro. Speriamo che si arrivi alla gioia finale anche se nelle partite secche può succedere di tutto. Se l'Europeo fosse come un campionato, con partite di andata e ritorno, l'Italia vincerebbe senza alcun dubbio. In gara secca purtroppo non si può mai dire".