INTERVISTA TC - Cola: "Riforma necessaria. Ecco i giovani top in C"

26.07.2021 11:30 di Valeria Debbia Twitter:    vedi letture
INTERVISTA TC - Cola: "Riforma necessaria. Ecco i giovani top in C"
TMW/TuttoC.com
© foto di TC

Riforma della Serie C, giovani e analisi dei migliori talenti della categoria nelle parole di Evaristo Cola, osservatore, talento scout, consulente tecnico e direttore sportivo con all'attivo esperienze dalla A alla C, quindi grande conoscitore del calcio di tutte le categorie e dei suoi protagonisti avendone segnalati, relazionati e lanciati parecchi tra massima serie e cadetteria, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com: "Ultimamente ho seguito la fase finale della Primavera 3, non altro che la ex Berretti, ho visto qualche giocatore interessante (un nome? Il classe 2004 Maffei della Cavese), ma il problema è che vedere in campo ancora dei classe 2001 lo trovo inappropriato - ha spiegato il dirigente entrando subito nel vivo del discorso dei problemi del calcio italiano. - Pensiamo che nell'ultimo campionato europeo la Nazionale tedesca giocava titolare il classe 2003 Musiala e nella Nazionale spagnola il classe 2002 Pedri nonché nella Nazionale polacca il classe 2002 Podlowski e sono di un altro pianeta. Questo cosa significa? Che se noi facciamo ancora giocare i 2001 e i 2002 in Primavera non avremo mai un innalzamento della qualità dei nostri talenti: in quelle formazioni dovrebbero giocare solo sotto età, di modo da evitare i tanti svincoli che vanno a regime di precontratto e contratto e per verificare durante la stagione stessa miglioramenti, peggioramenti e prospettive future. Quindi nella prossima stagione, in Primavera 3 dovrebbero militare solo i 2004 e i 2005. Euro 2020 il trionfo della C? Certamente, ma sono casi sporadici, si dovrebbe trovare una modalità più stringente per farli crescere, la mentalità e la cultura all'estero è diversa: lì sono proiettati sulla crescita del giovane e sul coraggio di lanciarli senza problemi. Senza contare che ora sono state introdotte promozioni e retrocessioni anche nel campionato Primavera: una scelta che sottolinea come oramai si pensa sempre di più solamente al risultato e non alla formazione".

E la ricetta di Cola per dare valore ai giovani è chiara: "In C introdurrei l'obbligo di 1-2 under con provenienza dal proprio settore giovanile così facendo si creerebbe un buon settore giovanile della stessa società e un indotto diverso, andando a prelevare gli stessi under dalle scuole calcio oltre a valorizzarli e crescerli in casa, portandoli direttamente in Serie C.  Altrimenti non si riescono a valorizzare i propri talenti: se invece la Federazione imponesse l'obbligo si potrebbero creare plusvalenze, creando una linfa anche col prelievo dalle scuole calcio, così ci sarebbe un circolo virtuoso di qualità che darebbe più valore alle stesse scuole calcio che avrebbero in questo modo maggiore forza economica". Ed aggiunge: "Per le società di A e di B per dare prestiti in C sono obbligate a pagare il premio di valorizzazione e molte società di C si mantengono in questo modo. In questo senso faccio l'esempio del ChievoVerona che - già navigando in brutte acque non aveva la forza per un prestito in C a premio di valorizzazione - ha quindi deciso di dare il 2002 Perseu al Fiorenzuola, club che ha poi vinto la D conquistando la promozione. Ma in questo modo il giovane Perseu ha perso un anno, in quanto per le sue qualità sarebbe stato già pronto per la terza serie: per lui prevedo un futuro in categorie superiori".

Mirino puntato anche sulle cosiddette seconde squadre, anche se per ora solo la Juventus si è gettata a capofitto in questa avventura: "Perché le altre società non lo fanno, quando negli altri paesi europei avanzati è di uso comune da anni? - si chiede provocatoriamente. - Sarebbe utile che tutte le grandi società la facessero perché in questo modo i giovani potrebbero essere subito lanciati non contro i pari età, ma contro professionisti che permetterebbero loro di diventare svegli. L'urto, la forza, la scaltrezza, l'uno contro uno e il vero valore di un giovane non viene fuori contro i pari età e non si riesce a dare una totale valutazione del giocatore stesso sul presente e sul futuro".

Sul futuro dei campionati e quindi sulla riforma vorrebbe rivedere un campionato cuscinetto tra dilettantismo e professionismo: "Bisognerebbe tornare ad avere una categoria come la C2 di un tempo. Essere catapultati dalla D alla C senza una categoria intermedia è un passo troppo grande sotto l'aspetto strutturale, tattico, tecnico, fisico e anche economico. Spesso i giocatori non sono ancora pronti a livello morfologico per passare direttamente dal dilettantismo al professionismo e così rischiano di bruciarsi ed essere bocciati nell'immediato, in quanto in quel momento il giovane potrebbe non essere pronto mentre potrebbe esserlo nel giro di un anno per questioni strutturali e fisiche: in questo modo appunto si rischia di bruciare un giovane che nel giro di massimo 2 anni potrebbe invece venire fuori. Inoltre - aggiunge Cola - se la società stessa non ha dietro un imprenditore forte, il passaggio si rivela fatale, col rischio di vedere sempre più società saltare, anche a campionato in corso, influenzando negativamente gli stessi. Ad esempio ricordo il Chievo, squadra rappresentanza di un quartiere di Verona, ma che aveva alle sue spalle l'impero della Paluani: non tutte possono permettersi di averlo, molte società - che non hanno grande bacino d'utenza e quindi non hanno grandi introiti dal botteghino e non hanno grande risonanza - hanno maggiori possibilità di saltare: così facendo tanti tesserati e collaboratori non vengono pagati falsando i campionati stessi e con conseguenze pesanti anche sulle famiglie dei tesserati stessi".

Nel mirino di Cola c'è l'assenza di meritocrazia: "Trovo che oramai si è persa un po' di vista, mentre invece è fondamentale. Oggi molti presidenti si fidano della figura del procuratore e non di quella del direttore sportivo: è sbagliato perché questa figura è invece importante come collante ma anche da filtro tra allenatore, squadra, tifoseria e proprietà. Il procuratore offre i propri assistiti, mentre il ds non ha obblighi ma ha una visione a 360 gradi, conosce dinamiche di mercato a tutti i livelli e i momenti essenziali in cui intervenire sul mercato, tenendo monitorate tutte le eventuali opportunità. Ma bisogna trovare persone oneste, valide, serie e professionali e non affidarsi ad alcune figure solo per interessi personali. Invece pare che oramai non si premi più il merito e non ne capisco il perché: quel che è certo è che si tratta di situazioni sconfortanti e deprimenti, soprattutto perché spesso capita di dover avere alle spalle uno sponsor... Non si può andare avanti su questa strada: all'estero ci sono più chance in tal senso, ne è un esempio Marco Rossi, CT dell'Ungheria. All'estero sono proiettati sulla crescita del giovane e sul coraggio di inserirli molto più velocemente in prima squadra, avendo così la possibilità di esprimersi e maturare con più celerità".

E il lavoro sul campo è la cosa più importante: "La ricerca tecnica deve essere fatta dal vivo, facendo sacrifici, macinando chilometri e non sedendosi davanti ad un pc, analizzando tabellini e statistiche. Chi ha il fiuto vero, sul campo, è sempre un passo in più rispetto ad altri ed è anche più corretto giudicare un calciatore o una squadra o un allenatore dal vivo perché solo così si ha un giudizio totale e non parziale. Così si assicura serietà e, comunque chi ha voglia di fare sacrifici, è giusto che abbia più soddisfazioni perché più meritevole".

Passando invece all'analisi tecnica del campionato di Serie C Cola si lancia sui migliori allenatori dall'ultima stagione, pronti al salto anche in massima serie: "Dopo Dionisi e Italiano di cui avevo previsto un futuro in A già quando erano in C l'uno all'Imolese e l'altro al Trapani, sicuramente farei i nomi di Lucarelli della Ternana e Longo dell'Alessandria. Mentre un tecnico che mi ha sorpreso - prosegue - è Colavitto del Matelica: nonostante il budget limitato, ha giocato un bel calcio in C, confrontandosi con realtà importanti e avendo confermato gran parte del gruppo che aveva già vinto in D. Infine spendo un pensiero per Zaffaroni, che con l'AlbinoLeffe è riuscito a tenere testa a squadre blasonate, facendo emergere giovani interessanti come Canestrelli (che ricordo però che è in prestito dall'Empoli) e Tomaselli. Cito - aggiunge il dirigente - anche un altro allenatore che ha fatto molto bene in C, ma che sono alcuni anni che è dovuto emigrare all'estero: Mario Petrone, farebbe molto comodo a tante società di terza serie, bravo sia con gli over sia nel lancio dei giovani. Se invece dovessi fare un nome di un direttore sportivo in C che merita di salire di categoria nomino Giacchetta dell'AlbinoLeffe: con una gestione oculata ha individuato il tecnico giusto, ha proposto un bel calcio e ha sfiorato la B fino alla fine, valorizzando i già citati Canestrelli e Tomaselli. E non voglio dimenticare Artico dell'Alessandria: ha indovinato Longo durante la stagione e ha inserito giovani di prospettiva, con la ciliegina sulla torta della B, facendo un miracolo rispetto ad altre società blasonate". Proseguendo poi sulla linea dei giovani talenti emergenti sono tanti i nomi su cui Cola punterebbe ad occhi chiusi: "Se dovessi fare un nome di un giocatore esperto in C che ha prospettiva di arrivare a certi livelli farei quello di Partipilo della Ternana, ma se ne dovessi fare di giovani di proprietà direi - tra gli altri - Abiuso del Modena, Santoro e Diakite del Teramo, Ricciardo del Legnago, Macchioni dell'Alessandria (cresciuto e valorizzato dai già citati Longo ed Artico), Peli del Como, Lucca e Silipo del Palermo. Consiglio poi di buttare sempre un occhio in D perché anche lì si possono trovare giocatori interessanti e pronti".

Tanti i problemi emersi nelle ultime settimane e che hanno portato alle probabili esclusioni di ben cinque club (Novara, Carpi, Samb, Paganese e Casertana) oltre alla rinuncia del Gozzano: "Sarebbe veramente un dispiacere trattandosi di piazze importanti. Ma in virtù di queste problematiche che purtroppo si presentano da parecchi anni, probabilmente si dovrebbe porre maggiore attenzione a priori. Però colgo l'occasione per puntare il mirino su un giovane di una di queste squadre, Giovannini del Carpi, se non dovesse iscriversi lo consiglio come un vero affare, anche ad un club di A da girare a titolo temporaneo in B, visto che è già pronto anche per la cadetteria e inoltre si potrebbe prendere a costo zero".

Chiosa finale dedicata alle differenze tra il calcio al Nord e il calcio al Sud, avendo Cola vissuto per molti anni al meridione per poi passare invece al settentrione: "Un giocatore vulcanico 'alla Gattuso', che ha fuoco, lo esalta la presenza del pubblico e la grande piazza e fa della dinamicità, aggressività e determinazioni le sue armi vincenti è più giusto per lui il Sud, in quanto gli elementi già citati ne esalterebbero ancora di più le caratteristiche. Un giocatore 'alla Pirlo', di palleggio, il classico playmaker potrebbe far bene dovunque, in quanto anche in ambienti più tranquilli verrebbe fuori il suo calcio di qualità".