INTERVISTA TC - Pagni: "Catanzaro, il merito del primato va al pres Noto"

25.11.2022 21:00 di Dario Lo Cascio Twitter:    vedi letture
INTERVISTA TC - Pagni: "Catanzaro, il merito del primato va al pres Noto"

Danilo Pagni, dirigente sportivo e grande conoscitore di calcio nazionale e internazionale, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com per commentare i temi caldi della Serie C e non solo:

A Vicenza è approdato Francesco Modesto, come vede l'approccio del tecnico calabrese con i biancorossi?
"Ho visto molte partite del Girone A, ospite a Vicenza del direttore Balzaretti. Ho avuto modo di vedere il Mantova, la Pro Vercelli, la Virtus Verona. la Feralpisalò. Modesto è partito molto bene, vincendo due partite, la seconda dominando. È cambiato il sistema di gioco e gli interpreti. Il club a mio avviso dovrebbe prendere un giocatore alla Falletti o come Clemente che avevo al Gallipoli e al Vittoria, un giocatore che spacca gli equilibri. Mi è piaciuta l'intuizione di Freddi Greco a sinistra. A Modesto proposi la panchina del Taranto prima di prendere Laterza, a lui auguro ogni bene".

Il Pordenone ha allungato in classifica, mentre il Padova sta rimanendo indietro.
"La forza del Pordenone è la continuità, l'equilibrio. Il programma e il progetto non come abuso del termine, ma nei fatti. Il Padova era partito bene, rispetto agli altri anni si sono ridimensionati. La scelta di mister Caneo è da un lato coraggiosa e dall'altra fuori dagli schemi. A me è piaciuto il primo Padova, credo ci siano tutti gli elementi per vincere apportando i giusti correttivi. Che però non bisogna sbagliare. Il ridimensionamento ben venga, sono state fatte delle scelte oculate. Ma dai biancoscudati come dal Vicenza, ci si aspetta l'eccellenza, fare bene non basta".

Un po' sorprende la Triestina in coda.
"Io non mi sorprendo. Quando si sopravvalutano molte delle componenti può accadere questo".

Girone B invece equilibratissimo. Difficile dire oggi chi possa vincere. 
"Un girone dove quantità e qualità camminano insieme. A Cesena si incomincia a intravedere la mentalità di Toscano e del suo staff. La Reggiana ha la spada di Damocle di dover vincere. Penso che se il Cesena riuscirà a trovare un paio di giocatori che rompono gli equilibri, sopra la media, con estro ed efficacia, alla fine Toscano potrebbe portare a casa l'ennesima promozione, che merita".

Il mercato di gennaio può quindi spezzare questo equilibrio nel Girone B?
"È sempre un terno al lotto. Mi è capitato personalmente di subentrare e di incidere, un po' per fortuna e un po' per idee. Il direttore sportivo deve avere diverse rispetto ai soliti schemi per incidere. Il mercato di gennaio si basa sugli scambi e i presidenti pagano i direttori sportivi per incidere, per trovare delle soluzioni".

Forse nel Girone B ci si aspettava qualcosa di più dall'Olbia di Occhiuzzi.
"Roberto è stato un mio giocatore, un ragazzo intelligente, pacato, concreto. Ci vorrebbe un pizzico di sale in più".

Nel Girone C al vertice ci sono tre squadre che stanno facendo un campionato a parte.
"Il lavoro eccellente lo sta facendo Colombo a Pescara, dove ci sono anche delle difficoltà ambientali, un investimento diverso rispetto alle altre. Ma il primato del Catanzaro, meritatissimo, va attribuito al presidente Noto, che ha dimostrato di andare dritto per dritto negli investimenti, senza lasciare alibi a nessuno. E Vivarini ha creato in questo momento la mentalità vincere. Negli anni passati il Catanzaro ha incrociato prima la Ternana, che era il non plus ultra, e poi il grande Bari".

Tanti cambi in panchina in questo girone, alcuni più efficaci di altri. Ad esempio Gallo a Foggia.
"Sì, anche per la Gelbison il cambio di allenatore ha avuto un buon impatto. Anche se per quanto riguarda il Foggia dispiace per le dimissioni di Matteo Lauriola, professionista serio e preparato. Ad Avellino invece le ultime squadre non sono proporzionate alle aspettative, alla storia e agli investimenti. Quando sei ad Avellino, con un medio-alto budget, devi puntare all'eccellenza. Se non ci arrivi con i soldi, devi arrivarci con le idee. Io ho vinto campionati di C a Gallipoli e Vittoria con in squadra sei o sette elementi che l'anno precedente erano fuori rosa o erano retrocessi. Che Guevara disse che un'idea può essere più forte di un esercito".

A Taranto invece è arrivato Ezio Capuano.
"Che Capuano andasse a Taranto, lo avevo consigliato a chi di dovere ad aprile/maggio dello scorso anno. Lo avevo predetto: l'uomo giusto al momento giusto, al culmine della sua maturazione. La società sta dimostrando di essere l'unica al momento in grado di fare calcio a Taranto, chiaro che la tifoseria ambisce a qualcosa di straordinario. La provincia di Taranto è assente dalla B da troppo tempo, un problema atavico. Ma l'attuale proprietà è l'unica che sta dimostrando di poter mantenere impegni e continuità con i fatti. Do anche il mio personale bentornato in rossoblu a Luca Evangelisti".

Il Potenza ha scelto di puntare nuovamente su Giuseppe Raffaele.
"Anche lui un mio ex giocatore. Lo conosco bene. Ha rifiutato Foggia e ha avuto coraggio. Non sono un fan dei cavalli di ritorno per quanto riguarda gli allenatori, spesso non sono efficaci. Ma è stata anche una scelta di tempismo, è un modo per ripartire".

La sorpresa invece può essere considerata il Giugliano.
"Mister Di Napoli me lo ricordo da attaccante dell'Akragas in quarta serie, che oggi può essere una C1 di altissima fascia. Come allenatore ha avuto alti e bassi, ma sta dimostrando di avere cara la pelle".

Ha adocchiato qualche giovane dalle potenzialità interessanti in Serie C?
"Ne ho visti diversi. La regola del minutaggio a volte spesso prevarica il merito, la qualità. Tre anni fa a Viterbo da subentrante giocavamo con Zerbin, Damiani, Thiam e Sparandeo. Per avere i giovani in rampa di lancio devi avere conoscenze, competenze e coraggio. Ho visto ultimamente la Nazionale U19 e U20. C'è qualche giocatore che in C non gioca e va in Nazionale. Questo avviene per la paura dei direttori sportivi e degli allenatori che si attaccano alla poltrona".

Capitolo riforme, è un momento decisivo?
"Ho ascoltato e letto un po' tutte le componenti, ognuna delle quali deve metterci del suo. A mio avviso, il sistema è in default. La Serie C ha bisogno di iniezioni di liquidità dalle altre leghe. Ci vuole un intervento ministeriale per ridurre la tassazione. Si parla anche di seconde squadre e di gironi ridotti. L'assenza della C2 ha creato una vacatio tecnica, anche riducendola sarebbe uno step da mantenere. Il salto dalla D alla C indebolisce entrambe le categorie. L'unico dato decente è la presenza degli spettatori, che post Covid è in aumento. Ma non basta. I presidenti della Serie C hanno bisogno di liquidità e agevolazioni concrete".

A proposito di seconde squadre, per Juventus Next Gen-Mantova ci saranno oltre 30mila spettatori.
"Io sono favorevole alle seconde squadre. Quando ero al Milan, mi prospettarono di gestire il Milan B. Poi io chiesi la risoluzione e andai a Terni. Il Milan poi rinunciò. Queste squadre però hanno ragione di esistere solo se si mantiene l'età bassa. A mio avviso non inserirei in rosa giocatori sopra i 26 anni, altrimenti è una contraddizione". 

Il direttore Pagni è impegnato come sempre?
"A casa mia il calcio è una tradizione. Mi confronto sempre con i miei player/match analyst. Ho avuto dei colloqui, alcuni interessanti e proficui, altri li definirei interlocutori. Sono un fermo sostenitore della mia categoria. Sono cresciuto a pane e pallone con la filosofia del merito e dei risultati, tutto ciò che è clientelismo non mi appartiene. Giorni fa con il mio ex collaboratore e match analyst Carmine Alessandria, adesso a Cesena con Toscano, a seguito di una delle nostre solite chiacchierate, abbiamo fatto un report dei giovani che in C alla Ternana non giocavano: Gagno, Butic, Rivas, Giraudo, Hirstov, Pobega. Tutti giovanissimi che avevamo preso, studiato, così come ho fatto a Viterbo. Lo studio e il confronto porta ai risultati. Ci sono molti direttori sportivi bravi, io conosco lavoro, studio e merito. Ci sono direttori con il foglietto, altri scalda-scrivanie, ma molti bravi, seri e competenti".

Che effetto le fa non vedere l'Italia al Mondiale?
"Per me è una cosa inverosimile. Anche se abbiamo vinto l'Europeo, non partecipare a due Mondiali consecutivi, dovrebbe portarci a interrogarci tutti quanti noi, addetti lavori e istituzioni. Quando eravamo giovani, mettevamo le maglie delle nazionali e andavamo a giocare in cortile. Questa cultura non c'è più. Uno dei problemi principali è che nei settori giovanili uccidono i talenti. Nelle fasce dai 13 ai 15 anni, li mettono sulla bilancia e li misurano, uccidendo l'estro e il talento". 

Possiamo chiudere con una delle sue profezie?
"Va bene (ride, ndr). Ho detto a due presidenti di Serie A e in particolare a un direttore sportivo di prendere i gemelli Shpendi del Cesena. Cristian attacca la porta come pochi, Stevan è un attaccante moderno che sa anche rifinire. Li avevo studiati lo scorso anno in Primavera insieme ad altri profili di ottimo livello: Crespi, Selvini, Pagni, Caggianiello, Foti e in parte Seck. Un presidente mi ha risposto: quando ti esprimi così mi metti in seria difficoltà, mi attivo subito".