Mario Petrone, un guerriero sul Monte Titano

Mario Petrone, un guerriero sul Monte TitanoTMW/TuttoC.com
© foto di Gilberto Poggi/TuttoLegaPro.com
domenica 1 aprile 2012, 11:00Interviste TC
di German Dionigi
L'allenatore campano si confessa dopo l'agognato primo posto

Trentanove candeline spente la scorsa settimana e come regalo un primo posto in classifica del suo San Marino. Dopo anni passati in giro ad allenare fra Italia ed estero, Mario Petrone sembra aver trovato una seconda casa sul monte Titano, dove è la terza annata che siede sulla panchina. Così da confessarsi in esclusiva a TuttoLegaPro.com. “In verità – esordisce Petrone – la nostra famiglia ha casa in Sardegna ad Olbia per la precisione. Ma ormai da due anni siamo qua e visto il prolungamento del contratto per altri due, mia moglie e mia figlia si sentono più di San Marino che altro”.

Una carriera in giro per l’Italia, partendo dalle isole, prima Capri e poi la Sardegna, Calangianus e  Tempio. Un’esperienza all’estero a Malta, on un sesto posto in Premier League ed una finale nella Coppa di Lega con il St. Joseph. Rientro trionfale in Italia. Campionato vinto a Nuoro in D, playoff l’anno dopo in C2, ha contribuito alla promozione del Lumezzane dalla C2 alla C1 e poi l’approdo a San Marino. Con la parentesi  di Sanluri, dove in D, prende la squadra all’ultimo posto e la porta al secondo, sfiorando la promozione e contrastando il Fondi fino all’ultimo. Playoff l’anno passato centrati a sorpresa ed un’eliminazione che brucia ancora a Carrara.
Si mi faccia dimenticare Carrara  – sorride il mister – che è una ferita che brucia ancora. Con una squadra rattoppata e nonostante la sconfitta in casa contro lo squadrone bianconero, vincevamo due a zero a poco dalla fine”.

Ancora San Marino con un contratto prolungato a stagione in corso in vista della quattordicesima stagione da allenatore.
In effetti  – prosegue Petrone – è un bel po’ che alleno, dopo che ho smesso di giocare per un paio di seri infortuni. L’esperienza all’estero mi è servita a consolidare le conoscenze in termini di lingua e confrontarmi con un mondo non solo domestico. Ho già superato le 140 panchine in Lega Pro, dopo le 180 fra i dilettanti e tutta questa esperienza accumulata sicuramente ti serve. L’arrivo a San Marino mi ha consentito di crescere e lavorare in un ambiente sereno e con poche pressioni grazie ai due presidenti De Biagi e Pretelli”.

Si vocifera di importanti chiamate e di un paio di richieste anche dai professionisti.
Qualche amico mi chiama, ma più per prendermi in giro o per chiedere informazioni sui nostri gioielli. Leggo i giornali e vedo che il mio nome viene accostato a panchine importanti. Ma presente e futuro sono nella Repubblica di San Marino, spero il più a lungo possibile”.

Mister, passiamo all’attualità, un primato da difendere:
“Si ma senza pressioni. Rimini e Casale sono partite con bel altre ambizioni. Ora sono loro a dover fare il possibile per superarci. Noi siamo lì in vetta, penso più che meritatamente per quello che abbiamo fatto vedere in campo”.

Quest’anno la squadra ha fatto un vero e proprio miracolo.
Ringiovanimento ulteriore, via i due cannonieri Cesca e Gasparello e dopo una partenza non felicissima, specie fuori casa, abbiamo fatto una cavalcata trionfale. Ventidue partite, con sedici vittorie, cinque pareggi ed una sola sconfitta. Anche all’inizio non ero preoccupato, perché le prestazioni erano ottime, ma mancavano i risultati. La squadra è molto giovane ed oltre ai tre under, giochiamo con due ’90 (Lapadula e De Santis), tre ’89 (Pelagatti, Loiodice e Pigini), due ’88 (D’Antoni e Del Sole) e due ’87 (Amantini e Sorbera). Penso che siamo una compagine figlia dei nuovi regolamenti, come vuole la Lega Pro ed il suo presidente Macalli. La squadra doveva crescere, consolidarsi e maturare. Poi con calma, grazie anche alla solidità del progetto e l’appoggio del direttore tecnico Lele Lucchi, del ds Marco Giannitti e la compattezza dell’intero gruppo dirigente, sono arrivati anche i risultati”.

A questo bisogna aggiungere il miglior attacco del girone:
Senza dubbio - continua Petrone - i 56 gol parlano da soli. Ma vorrei sottolineare il +21 come differenza reti, miglior saldo del girone, vantaggio importante anche in caso di scontri diretti come da regolamento. Quindi non solo attacco, ma anche una difesa che nel girone di ritorno è stata fra le migliori, considerando che abbiamo giocato anche con un portiere ’92 e tre difensori, due  ‘91 ed un '93”.



Dati ai quali aggiungere il capocannoniere Lapadula:
Gianluca per me non è stata una sorpresa. Quando me ne ha parlato il direttore quest’anno ho richiesto di prenderlo al volo, anche perché ricordandomi di Cosa, Troianiello, Maccan, Pinamonte, Cesca e Gasparello, gli attaccanti con me si sono sempre trovati bene. Mi sorprende come mai non giocasse prima o venisse impiegato da esterno. Però vorrei sottolineare che Lapadula è il finalizzatore dell’intera squadra, così come D’Antoni, Poletti o Villanova. Di un gioco che vede tutta la squadra proiettata alla costruzione, a cominciare dalla difesa”.

Un campionato da protagonisti:
Il nostro obiettivo iniziale era la salvezza. Onestamente comparando il nostro organico ed il mercato sia estivo che invernale, con squadre come Casale, Rimini, Cuneo, Treviso, Entella e Poggibonsi, ma anche Alessandria, Mantova, Lecco, Savona e Pro Patria, mi sembra che loro abbiano avevano individualità e caratura superiore. Poi penalizzazioni, problemi societari e difficoltà tecniche hanno bloccato gli altri e siamo stati bravi noi ad approfittare dell’opportunità”.

Allenatore di temperamento, si racconta che le mura del vostro spogliatoio tremano nell’intervallo ed a fine partita. Memorabili le sue litigate, anche in mezzo al campo.
Non esageriamo, proprio perché ho un gruppo forte e fatto da uomini seri, prima che professionisti, ci diciamo le cose in faccia, di pancia, senza pensarci. Poi nessun rancore e più forti di prima. Non sarò un perfetto esempio di educazione civica, ma alle volte è tale la tensione fra campo e panchina, che parte qualche moccolo. Ma nessun problema. Forse qualche preoccupazione c’è, come quando Tarallo dopo il gol col Poggibonsi ha iniziato a correre verso la panchina. Temevo il peggio vista la sua stazza, invece voleva solo abbracciarmi, per fortuna!”.

Si però più di un collega ha raccontato di spogliatoi super agitati anche dopo roboanti vittorie:
Preferisco scarpini e bottiglie che volano, tipo Ferguson, che musi lunghi, silenzi e sconfitte”.
Modulo preferito, si parla di una sorta di 4-2-4:
Mi sembra fuori luogo parlare di moduli e numeri. Abbiamo giocato con tutti i moduli, il 4-4-2, il 4-2-3-1, 4-3-3, 3-5-2, 3-4-3 ed anche il 4-2-4. Vediamo come stiamo in allenamento e la condizione degli avversari. Nessuna preoccupazione, è una questione di mentalità. Pronti a tutto”.

Ora come affrontare queste ultime sei partite:
Senza pensieri, come abbiamo giocato le prime trentadue. Divertendoci e provando le nostre giocate fatte in allenamento. Poi se arriva anche il risultato tanto di guadagnato”.

Novità per oggi, in vista dell’impegno con la Valenzana?
No guardi nella mia vita ho sempre preferito ragionare sul momento. Il nostro mestiere ci impone di vivere alla giornata. Pensando ad ottimizzare momenti e situazioni”.

Qualcosa dovrà pur dire alla squadra in ritiro.
Ma quale ritiro, in casa ognuno dorme e si gestisce l’attesa. Io devo pensare a mia figlia Yvonne, che se non va al parco mi tiene il muso per tutta la giornata! Scherzo ovviamente. Abbiamo preparato la partita, come sempre in tutti i particolari e le possibili evoluzioni. Nonostante l’ultimo posto in classifica i piemontesi hanno fatto molto bene domenica scorsa contro una signora squadra come l’Entella. Non mollano nulla, hanno due ottime punte, ben strutturate, Miracoli e Lamenza. Più due centrocampisti di valore come Vailatti e Dall’Ara che ritorna nella sua terra e vorrà fare più che bene. Oltre ad una difesa a cinque agguerrita e guidata dall’esperto Serao e con uno dei migliori portieri del girone, Serena”.