Intervista TC

Morrone: "Il calcio italiano ha bisogno di un nuovo impulso"

Morrone: "Il calcio italiano ha bisogno di un nuovo impulso"TMW/TuttoC.com
Oggi alle 20:30Interviste TC
di Raffaella Bon

Alfonso Morrone, Presidente di FIDS, nonché Capo dipartimento Sport Azione, è intervenuto ai microfoni di TuttoC per parlare del disastro del calcio italiano, che per la terza volta di fila non parteciperà al Mondiale.

Cosa pensa delle dimissioni di Gravina?
"Le dimissioni del Presidente Gravina sono un atto di responsabilità da apprezzare. Non è usuale vedere in Italia dimissioni da cariche di vertice. Gravina paga anche colpe non sue e da attribuire all’intero sistema che deve essere rivisto integralmente".

A questo punto fino a giugno cosa succederà?
"Ora si lavora per trovare il nuovo Presidente della Figc da eleggere il 22 giugno. Auspico che possa attuare le riforme ma le Riforme si fanno con il placet di tutte le competenti e delle Leghe in primis. Mi auguro che si instauri uno spirito comune nel riformare il nostro calcio senza guardare ai propri interessi".

Il calcio italiano deve essere rifondato?
"Il calcio ha bisogno di un nuovo impulso che riformi i campionati per renderlo più sostenibile e i vari settori giovanili privilegiando il talento italiano che non è morto ma che negli ultimi anni siamo stati incapaci ad intercettare e allenare. Come diceva il grandeGianluca Vialli talentuosi si nasce, ma poi il talento deve essere allenato. Per quanto riguarda la categoria che rappresento credo che i dirigenti sportivi debbano essere rappresentati anche in Consiglio Federale e pertanto la Legge Melandri che oggi riconosce tale rappresentanza solo a tecnici e atleti deve essere rivista. Invito il Presidente Adise Beppe Marotta a fare cartello con noi di Adicosp affinché la politica venga sensibilizzata in tal senso. Da Capo Dipartimento Sport di Azione alcune interlocuzioni sono già partite".

Parliamo dei mister del settore giovanile. Quanto guadagnano realmente e come incide questo sulla qualità della formazione?
"Bisognerebbe chiedere a un allenatore del settore giovanile quanto guadagna realmente. Nella maggior parte dei casi i compensi sono molto bassi e spesso non permettono di dedicarsi esclusivamente a questo lavoro. Questo incide negativamente sulla qualità della formazione dei giovani, perché molti allenatori sono costretti ad avere un secondo lavoro. Purtroppo molte società professionistiche considerano i settori giovanili un costo e non una risorsa. Si finisce per prendere chi stacca dal lavoro alle 6 e viene ad allenare per “un piatto di pasta”. Questo comporta una mancanza di formazione tecnica già a livello di attività di base. Su questo sposo appieno la tesi di Fabio Capello: il problema serio per la tutela del talento italiano parte proprio dai settori giovanili".

I settori giovanili italiani sono adeguati?
"In Italia non abbiamo settori giovanili sempre all’altezza. Spesso manca programmazione, strutture e continuità tecnica. Questo penalizza la crescita dei giovani talenti. In molte società il settore giovanile viene gestito da soggetti terzi rispetto al club e questo non va bene. Inoltre si dà troppo peso a chi paga per far giocare i propri figli, a danno dei ragazzi che hanno vero talento e che spesso lasciano il calcio perché non riescono a mettersi in mostra".

Sempre più squadre, soprattutto in Serie A, sono composte prevalentemente da stranieri. Come incide questo sullo sviluppo dei giovani italiani?
"È vero, riduce lo spazio per i giovani italiani e limita lo sviluppo del talento locale. Dobbiamo però contestualizzare: lo sport del calcio deve rispettare le norme dell’Unione Europea, per cui il comunitario è equiparato all’italiano. Secondo me è più un discorso di cultura: bisogna rendere il calcio un po’ meno business e più sport, dando più valore al settore giovanile e buttando nella mischia i giovani talenti. All’estero, se sei bravo e giovane ti buttano in prima squadra. In Italia si preferisce lo straniero già pronto piuttosto che scommettere su un talento italiano che avrebbe bisogno di esperienza nelle serie minori: vedi Palestra, uno dei più giovani e uno dei migliori in campo contro la Bosnia".

Molti giovani calciatori vengono pagati presto e ricevono troppa attenzione. Sono viziati e strapagati? Questo può essere una delle cause del mancato Mondiale?
"Non credo che sia questa la causa principale del fatto che non andiamo ai Mondiali. Sì, magari avendo tutto a disposizione presto e essendo già ricchi può venir meno lo spirito di sacrificio, ma non è il motivo principale. Basti vedere Inghilterra, Spagna e Germania: lì gli stipendi sono molto più alti dei nostri, eppure le loro nazionali partecipano regolarmente ai Mondiali e spesso li vincono. Il problema vero è la crisi di talento italiano, che deriva da una gestione superficiale dei settori giovanili, dalla mancanza di allenatori professionisti qualificati fin dalla scuola calcio e dal disinteresse di molti club verso il vivaio".

Mancano strutture adeguate per fare calcio in Italia?
"Sì, gli impianti sportivi in Italia sono spesso scadenti. Io ho la fortuna di girare molto all’estero come presidente di FIDS e vedo paesi che hanno impianti all’avanguardia, mentre noi siamo indietro. Questa è un’altra ragione che allontana i ragazzi dal calcio".

Come commenta la frase di Gravina sugli “sport professionistici e dilettantistici”?
"Credo che sia stata un’uscita poco felice, detta a caldo dopo una grossissima delusione. Lo sport italiano è un’eccellenza del nostro Made in Italy. Quando si vince una medaglia non bisogna fare distinzioni di status: un atleta che si allena quattro anni per 10 secondi nei 100 metri o per una gara internazionale merita lo stesso rispetto, che sia professionista o meno. Dobbiamo ringraziare anche i gruppi sportivi militari e paramilitari, sostenuti dallo Stato, che permettono a tanti atleti di vivere con 1000-2000 euro al mese e di portare a casa medaglie per l’Italia. La medaglia non ha distinzioni di status. Noi dobbiamo essere onorati di essere italiani per quanto riguarda lo sport in generale (pallavolo, nuoto, scherma, atletica leggera, ecc.)".