Oscar Magoni, una carriera controcorrente

Oscar Magoni, una carriera controcorrenteTMW/TuttoC.com
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
domenica 12 febbraio 2012, 13:00Interviste TC
di German Dionigi
L'allenatore del Renate traccia un primo bilancio della stagione in esclusiva a TuttoLegaPro.com

Oscar Magoni è il condottiero della piccola realtà brianzola del Renate che si sta facendo largo nella Seconda Divisione della Lega Pro. Un bilancio in perfetto pareggio, perché dopo due terzi della stagione l’AC Renate viaggia con otto vittorie, otto pareggi ed otto sconfitte, con 26 gol fatti e 24 subiti. Per un totale di 32 punti ed una media di 1,33 che vale il nono posto. Tabella di marcia in vantaggio di otto punti sulla quota retrocessione e a quattro punti dall’ultimo posto utile dei playoffs. In attesa della sfida con il Santarcangelo di domenica che potrebbe rappresentare un vero spartiacque per il cammino dei neroazzurri che giocano in casa, ospiti della cittadina di Meda allo stadio di via Icmesa. Così in esclusiva per TuttoLegaPro.com abbiamo chiesto al mister dei brianzoli di tracciare un bilancio di questa parte di stagione e di indicare i veri obiettivi dei nero-azzurri.
Dobbiamo salvarci in qualsiasi modo – attacca Magoni -, soffrendo e lottando con tutte le nostre forze. Pensando che siamo partiti facendo registrare un punto dopo quattro partite, siamo risaliti bene. E’ solo uno il nostro obiettivo: la salvezza. Prima lo raggiungiamo, meglio è. Poi parleremo di altro”.

Una realtà invidiabile quella del Renate.
Dipende dai punti di vista – continua l’allenatore nativo di Alzano Lombardo – noi dello staff, i giocatori e la dirigenza pensiamo di sì. Si lavora bene, senza particolari pressioni, con serenità ed organizzazione. Non ci manca nulla, però non abbiamo blasone, ingaggi e pubblico delle grandi piazze. Di solito prendiamo giocatori provenienti dalla Lega nazionale Dilettanti che hanno voglia di dimostrare il loro valore”.

Una carriera sempre controcorrente, quella di Magoni. Centrocampista dalle grandi doti atletiche, parte dai dilettanti del Selvino, società del suo paese, venendo subito notato dalla Romanese, militante in Serie D.
I miei esordi non sono mai facili. Sono partito dalla squadra del mio paese, Selvino, per arrivare in D e passare poi al Leffe, dove abbiamo vinto il campionato ed arrivare fra i professionisti. Poi l’approdo all'Atalanta in A, dove ho fatto il cosiddetto “salto". Poi tre anni a Bologna e tre a Napoli,  Genoa, Ancona e Triestina, Ravenna in C2 per poi concludere la carriera alla Nuova Albano in serie D".

Mister Magoni si schernisce, ma facciamo noi due conti: vent’anni da calciatore, con 570 partite in totale, di cui 210 in 7 stagioni in A, 132 in B per 6 stagioni, 81 in C per 3 stagioni e 148 presenze in 5 stagioni in D.
Sì ho sempre preferito iniziare subito con i grandi, non sono mai stato un grosso fautore di esperienze lunghe nel settore giovanile”.

Esperienza ripetuta da allenatore, con già 110 panchine fra i dilettanti e con 42 presenze in Lega Pro.
Considerato che mi era andata bene da calciatore, ho pensato di ripetere l’esperienza da allenatore. A parte le battute, anche da allenatore sono partito da Vigevano in D. Ho  preferito iniziare subito con i grandi, non sono mai stato un grosso fautore di esperienze lunghe nel settore giovanile, come altri colleghi, che sono partiti con gli Allievi poi la Primavera”.

Con diversi rischi in più.
Senza dubbio. Già con le prime partite a Vigevano, se non facevi risultato rischiavi l’esonero. Così l’anno dopo ad Isola in Eccellenza, poi i due anni a Renate. Lo stesso in C a Lecco, dove l'esonero è arrivato, ma è stato difficile da comprendere. Poi di nuovo in D alla Colognese ed ora al Renate”.

Quali differenze fra il suo cammino ed il tradizionale percorso che forma gli allenatori dal settore giovanile.
E’ un percorso più lungo. Una strada diversa, parti subito da primo allenatore. Più rischi ma anche soddisfazioni maggori, dove nessuno ti regala nulla. Però dopo sei anni posso dire di aver maturato una bella esperienza”.

Con qualche rimpianto per la stagione a Lecco.
E’ stata una cosa difficile da digerire. Un esonero sorprendente, poiché stavamo rispettando in pieno gli obiettivi prefissati. Il record di punti per il Lecco in C1, con 19 punti in 18 partite. La seconda squadra più giovane ed un importante politica di valorizzazione del settore giovanile, oltre che un minutaggio consistente con gli under, al di là di quanto stabilito dalla società. Se vedo oggi la classifica della Prima Divisione, il Monza ad esempio ha fatto 18 punti ma in 22 partite. Mi mangio ancora le mani, considerato che Lecco è una piazza splendida”.

Poi da buon bergamasco è ripartito senza alcun rimpianto.
Come sempre, nessun regalo. L’unica offerta è arrivata da Cologno, da una società in difficoltà, dove con un gruppo fantastico di ragazzi, siamo partiti a fari spenti. Siamo stati davanti per un bel po’, raggiunto il secondo posto finale, infastidendo il super-Mantova per due terzi della stagione, poi playoffs ed un ottimo bilancio complessivo. La stessa società è ora nei bassifondi della classifica”.

Come ha trovato il livello della Lega Pro.
Posso esprimere un giudizio solo sul nostro girone, perché non conosco gli altri tre. E’ un campionato caratterizzato e condizionato dalla presenza dei giovani. E’ un girone tosto, dove non trovi mai squadre facili. Sono tutte squadre ben organizzate, con un grande equilibrio ed un livello tecnico medio, non eccezionale. Con tanti giovani che arrivano dalla Primavera o dalle rose di società di A e B dove non trovano spazio”.

Quali le squadre che l’hanno impressionata di più.
E’ meglio che non ci penso, perché proprio il Santarcangelo che affronteremo domenica prossima, a livello di gioco, ci ha dato un rumba difficile da dimenticare all’andata. Come gioco offensivo impressionante l’organizzazione e la produzione di palle-gol del San Marino. Come sorpresa, entusiasmo e risultati, il Treviso, almeno nel girone d’andata prima dei problemi societari. Dopo l’anno in D, sono stati bravi ad inserire pochi giocatori, di categoria e che conoscevano, creando un contesto vincente. Poi ovviamente Casale, Rimini, Cuneo ed Entella che hanno organici importanti”.

La delusione invece.
Ma considerando rosa e giocatori, direi l’Alessandria. Con Artico, Fannucchi e Servili che ho incontrato in C1, mi sorprende la loro attuale posizione. Anche se non conoscendo la realtà da vicino, è inadeguato esprimere giudizi sommari. Discorso simile, per gli investimenti effettuati a Lecco e Mantova”.

Fra i giocatori quali nomi da segnalare.
Siega del Casale, che per me non è una sorpresa, conoscendolo già dal settore giovanile dell’Atalanta. Poi Turchetta del Bellaria, un esterno rapido e bravo tecnicamente. Non dimenticando i giovani del Renate. Non perché siano miei giocatori, ma stanno facendo molto bene il portiere Pisseri, Mantovani un centrocampista mancino alla Gattuso e Mangiarotti. Senza dimenticare i nostri provenienti dal settore giovanile come Mastrototaro, Giangaspero e Dell’Oro”.

I presidenti Spreafico e Citterio le avranno offerto un contratto a vita.
Ci mancherebbe, sono io che devo ringraziare la società. L’obiettivo è mantenere la categoria, spendendo il meno possibile e valorizzare i giovani. Venivano da un grande campionato, chiuso al quinto posto, miglior risultato nella storia del Renate. Però quest’anno non c’erano le stesse disponibilità economiche ed abbiamo dovuto rinunciare a più di un giocatore esperto. Stiamo facendo bene comunque in campionato e superato anche il primo turno di Coppa Italia, risultato mai raggiunto prima a Renate, col primo posto nel girone. Sono tutti risultati che servono a costruire per il futuro”.

Chissà quante sfide col direttore Massimo Crippa, anche lui ex Napoli.
Con Massimo ci siamo sempre incrociati come avversari. Prima quando ero a Bologna e lui a Parma e poi quando arrivai all’Atalanta, lui era Torino. Ora è importante avere sia lui che il ds Luigi Abbate, una coppia che mi aiuta costantemente sia sul mercato, sia con la squadra”.

Mister, abbiamo saputo che come sorella Paola - sciatrice azzurra, campionessa del mondo di slalom speciale a Sarajevo nel 1984 e campionessa olimpionica -, anche lei è maestro di sci e tennis, nonché in gioventù nazionale giovanile di pattinaggio. E che continua a studiare, frequentando corsi di specializzazione sia in ambito sportivo, che manageriale.
Cerco di prendere il meglio dallo sport, in genere. Siamo dei privilegiati, facendo un mestiere invadibile e stando all’aria aperta. Poi ci sono delle indubbie differenze fra sport singoli – come lo sci o il tennis – e sport di squadra come il calcio, basket o volley, dove diviene importante anche la gestione del gruppo”.

Con quali ambizioni.
L’ambizione è quella di far bene, sempre meglio anno dopo anno. Migliorando e lavorando sugli errori e sulle esperienze fatte. Poi come tutti gli altri colleghi, vorrei provare a “salire” di categoria, sperando che qualcuno si accorga di me, dei valori tecnici e professionali, potendo lavorare su un progetto importante. Però meglio non sognare e pensare a domenica ai giallo-blu romagnoli ed evitare il mal di testa dell’andata!”.
Neve e maltempo permettendo …