Intervista TC

Rizzi: "La C un modello per i giovani, ma servono normative"

Rizzi: "La C un modello per i giovani, ma servono normative"TMW/TuttoC.com
Oggi alle 19:00Interviste TC
di Giacomo Principato
fonte Intervista di Raffaella Bon

Direttore tecnico del Sangiuliano City in Serie D, Luca Rizzi, match analyst e allenatore a livello giovanile, parla a TuttoC.com dando uno sguardo alle novità nel mondo Serie C e, più in generale, alla crescita del nostro calcio.

Partiamo dalle ultime arrivate in Serie C: a strappare il pass nel Girone E è il Grosseto, cosa ne pensa?
"Il Grosseto era il favorito del girone ed è partito con il favore dei pronostici. Il Siena poteva essere una squadra capace di dare fastidio, ma alla fine ha perso troppi punti. Il Prato aveva fatto un mercato ambizioso, ma ha pagato alcune difficoltà legate alla guida tecnica".

La sorpresa è stata la Scafatese?
"Sì, assolutamente. Ha costruito una squadra con diversi giocatori provenienti dalla Serie C, come Volpicelli, che nella categoria aveva già fatto molto bene. Sono stati inseriti elementi di esperienza con l’obiettivo di centrare almeno un buon piazzamento, quindi anche loro partivano tra i favoriti. Il patron aveva grandi ambizioni e la squadra ha risposto sul campo, arrivando a dare venti punti al Trastevere".

In generale, che idea si è fatto della Serie C?
"È una categoria da leggere su due livelli. Da un lato, ci sono state situazioni complicate come l’esclusione del Rimini; dall’altro, piazze importanti come Trapani e Triestina hanno dovuto fare i conti con pesanti penalizzazioni, per un totale di circa cinquanta punti in due.
Per quanto riguarda il campo, il Vicenza era la squadra da battere: il Brescia ha provato a tenergli testa, ma è partito con un po’ di ritardo. Adesso saranno decisivi i playoff, che restano sempre molto affascinanti. Mi ha colpito anche il lavoro di realtà come Trento, Renate e Lecco, che stanno facendo molto bene puntando sui giovani, come Anelli e Ruiz".

Domenica è arrivata la promozione in Serie B del Benevento: se l’aspettava?
"Sì, perché il Benevento era una vera corazzata per la categoria. Ha disputato un campionato straordinario. Il cambio in panchina da Auteri a Floro Flores poteva sembrare rischioso, invece si è rivelato decisivo: una scelta coraggiosa del presidente e del direttore sportivo, che è stata ripagata dai risultati. La squadra ha dominato e ha meritato la promozione".

Quali sono state le principali rivali?
"In realtà non ha avuto veri competitor. La Salernitana ha investito molto, basti pensare all’acquisto di Lescano per una cifra importante, ma non è riuscita a trovare continuità. Dopo una retrocessione, in una piazza esigente, basta poco per incrinare gli equilibri e diventa difficile rimettere insieme tutto".

Tra i singoli, chi l’ha impressionata di più?
"Sicuramente Franco Ferrari, che considero uno dei giocatori più forti della Serie C".



Un’ultima battuta su Floro Flores allenatore?
"È un tecnico giovane che ha fatto la sua gavetta. Sostituire un allenatore esperto come Auteri, quasi un punto di riferimento per la categoria, non era semplice. Però la squadra era forte e ha risposto nel modo giusto. Probabilmente, con il cambio, si sono risolte anche alcune situazioni interne".

Arezzo o Ascoli: chi vede favorito?
"Ero convinto che l’Arezzo potesse fare il filotto come in altri gironi, ma a questo punto direi Ascoli. Chi insegue può avere una spinta mentale in più e meno pressione nella volata finale. L’Arezzo, invece, nelle ultime giornate ha accusato un po’ il momento, soprattutto dopo aver perso in casa lo scontro diretto. Il calendario non è semplice: Livorno (che è quasi un derby), poi Pineto e Torres. Credo che la prossima partita sarà decisiva, anche perché le ultime due non sono scontate".

Le parole di Bandecchi sulla Ternana la preoccupano?
"Bandecchi ha sempre detto ciò che pensa. Probabilmente, però, in certi ruoli servirebbe un po’ più di diplomazia. Alcune situazioni erano già nell’aria da mesi e ora stanno emergendo. La data del 13 aprile, legata agli stipendi, sarà importante per capire meglio. Un po’ di preoccupazione c’è".

Nonostante la situazione, D'Alterio si sta mettendo in evidenza.
"Sta facendo un campionato straordinario, soprattutto considerando il contesto difficile. Lo avevo notato anni fa: ero stato mandato a seguire un attaccante, ma alla fine rimasi colpito dal portiere. Era un 2002, molto giovane. Poi è cresciuto, è tornato al Crotone, ha trovato spazio e oggi sta confermando tutto il suo valore".

Ci sono troppi stranieri nel calcio italiano?
"Se allenatori e club importanti iniziassero a puntare davvero sui giovani italiani, si creerebbe un effetto positivo a cascata. Però il problema parte anche dai settori giovanili: spesso si vede un calcio troppo “scolastico”, con poca libertà e poca qualità. I talenti ci sono, come dimostrano casi come Vergara, ma vanno lasciati esprimere. Se li limitiamo a fare il “compitino”, perdiamo qualità rispetto agli altri campionati europei".

È solo una questione di coraggio degli allenatori?
"In parte sì. Quando un giovane è forte, alla fine gioca. Anche a livelli più bassi si vede: spesso si dà spazio agli under quando meritano. Però incidono anche le regole, come il Decreto Crescita, che favorisce l’utilizzo di stranieri. La Serie C, in questo senso, può essere un modello: molti giovani italiani crescono lì e poi fanno il salto in Serie B. Se si intervenisse anche a livello normativo, si potrebbe migliorare tutto il sistema".


Vede qualche giovane pronto per la Serie C?
Sì, nella mia squadra ci sono profili interessanti. Il più pronto è Lupano, un 2006, ma anche i 2007 Di Cecco e Di Cintio stanno facendo un campionato di alto livello. Tutti e tre hanno avuto una crescita importante nel corso della stagione e stanno meritando attenzione.
Possono arrivare tra i professionisti?
Io lo auguro a tutti i ragazzi con cui lavoro. Le potenzialità ci sono, ma nel calcio servono anche il contesto giusto e il momento giusto. La cosa che mi rende più soddisfatto è il loro atteggiamento: lavorano tanto, stanno concentrati e hanno fatto progressi evidenti.
Sul suo futuro ci sono sirene in C
Non confermo e non smentisco: di ufficiale non c’è nulla, ma qualche contatto c’è stato sia in C cheD
In questo momento, però, sono concentrato al 100% sul San Giuliano fino al 3 maggio. Poi ci confronteremo con la società.
Mi sento ancora pronto per continuare in questo ruolo, ma è chiaro che l’ambizione è quella di arrivare tra i professionisti.