TuttoLegaPro.com ... in rosa: Valentina Sanna (addetta stampa Torres)

TuttoLegaPro.com ... in rosa: Valentina Sanna (addetta stampa Torres)
Valentina Sanna
© foto di TLP
domenica 16 marzo 2014, 08:30Interviste TC
di Redazione TLP
Da un'idea di Sebastian Donzella e Valeria Debbia

Poliedrica. E' l'aggettivo giusto per Valentina Sanna, giovane addetta stampa della Torres: attrice di teatro, giornalista, laureanda, appassionata di basket, impiegata in uno studio dentistico. Tanti impegni e tanta simpatia concentrati in non tantissimi centimetri (ve lo diciamo perché lei ci scherza su). TuttoLegaPro.com l'ha intervistata per la sua rubrica settimanale sul mondo femminile. 

E' il tuo primo anno alla Torres: come stai vivendo questa esperienza?

"Sono una debuttante, anche se bazzicavo già il mondo dello sport. E' la mia prima volta sotto molti punti di vista, dato che mi sono sempre occupata di basket. Lo scorso luglio sono stata chiamata dalla Torres per un colloquio e mi sono trovata spiazzata non avendo mai avuto a che fare con l'ambiente del calcio. Mi sono buttata in quest'avventura chiedendo alla società anche un po' di pazienza. Ad inizio anno l'ufficio stampa era composto da due figure: con me c'era un Responsabile della Comunicazione che però ci ha lasciato dopo neppure un mese. Io ho preso sulle spalle l'intera gestione, dedicandomi anche alle iniziative di carattere sociale. Sarei dovuta crescere alle sue spalle, dato che il collega era un professionista e io speravo di imparare da lui. Comunque dopo sei mesi, che valgono per diciotto, sto iniziando a muovermi sentendomi a mio agio e sono contenta di quanto realizzato".

Che tipo di esperienze lavorative hai avuto invece nel mondo del basket?

"Ho iniziato tre anni fa, quasi per gioco, a scrivere per un sito specializzato: il "DailyBasket". A Sassari infatti abbiamo la Dinamo che ha vinto la Coppa Italia neppure un mese fa e disputa il campionato di Serie A. Lì ho trovato un direttore che mi ha dato fiducia, vedendo in me del talento. In pochi anni sono diventata caporedattore di Serie A. Ero già appassionata di questo sport, pur provenendo da una famiglia che non segue nulla di sport. In trent'anni di vita mio padre mi ha fatto vedere giusto un'Olimpiade. Mi sono dovuta formare completamente da sola. Nella mia famiglia infatti quando parlo di play-off, sgranano gli occhi e mi chiedono cosa sono. Li ho quindi dovuti istruire (ride, ndr).
Tornando al mio lavoro, ho fatto la freelance e partendo dal niente sono riuscita a leggere il mio nome su alcuni quotidiani. Anche se in effetti la mia prima occupazione non c'entra nulla col mondo dello sport, visto che lavoro all'interno di uno studio dentistico".

Hai anche un'altra grande passione...

"Sin da ragazzina il teatro mi ha affascinato. Per questo circa nove anni fa ho cominciato dei corsi di formazione all'interno di una compagnia teatrale che è poi diventata la mia compagnia, visto che ora recitiamo insieme. Portiamo in giro per la Sardegna le cene con delitto, scrivendo noi stessi i testi che andremo ad interpretare. Siamo in sei a condividere questa esperienza e ci divertiamo molto. E' una professione parallela che mi ha portato diversi successi. Tra l'altro abbiamo strutturato dei testi che - attraverso degli escamotage - prevedono la morte in scena e non è una cosa così comune".

Come riesci a gestire tutti questi impegni?

"(ride, ndr) Ho chiesto la possibilità di avere una giornata di 48 ore, ma il mio fidanzato Guido lo ha vietato perché dice che le riempirei tutte e 48".

Ci hai detto che la tua famiglia è a digiuno di sport, mentre il tuo fidanzato condivide con te qualcuna delle tue passioni?

"Ho sempre compensato il fatto che la mia famiglia non condividesse con me l'amore per lo sport con l'affetto degli amici e del mio fidanzato, che invece sono sempre stati sportivi e tifosi. Con Guido - che è un sant'uomo perché mi sopporta e supporta ogni giorno - ci lega la passione per il basket. Io comunque ho sempre detto che approccio allo sport da profana e questo è il mio punto di forza. Riesco a scrivere di basket senza parlare di basket: ho una sensibilità meno tecnica. E' anche un limite ovviamente, ma cerco di compensare il tutto. Certo, il giorno in cui riuscirò a far capire a mio padre cos'è un fuorigioco sarà un evento (ride, ndr)".

Essendo appunto alla tua prima esperienza, quanto ti ha aiutato l'appoggio ricevuto dalle colleghe della Lega Pro?

"Non avevo idea del tipo di rete che ci potesse essere all'interno della Lega Pro: sono rimasta molto colpita dal lavoro che fanno Nadia (Giannetti, ndr) e Gaia (Simonetti, ndr). Sono due persone preparatissime e sempre presenti: sono riuscite a costruire con ciascun addetto stampa un rapporto individuale. Chapeau. Non è così facile a livello di tempistiche e di organizzazione del lavoro. Nella Torres, invece, il collega che più mi ha aiutato soprattutto a livello delle iniziative sociali è Andrea Budroni, il dirigente che gestisce i rapporti con la tifoseria. E' una persona che spesso toglie tempo al suo lavoro principale per dedicarsi alla Torres e ad aiutarmi. Il presidente Capitani mi ha comunque dato carta bianca sotto molti aspetti e questa è la mia fortuna: c'è fiducia nei miei confronti e posso muovermi liberamente. Non è un fatto che succede così spesso altrove".

La stagione che sta vivendo la Torres è praticamente a due facce: che tipo di conseguenze ha avuto sul tuo lavoro?

"E' stata una stagione bipolare: abbiamo vissuto situazioni complicate all'inizio ma ora ci troviamo dall'altra parte della barricata. Io vivo gioie e dolori senza farmi mancare nulla. E' stato importante per me vivere i primi mesi pregni di difficoltà: è lì che ti formi, resisti e impari a gestire il tutto al meglio. Certo, ci sono state anche situazioni difficili a livello societario che però non hanno mai coinvolto noi dello staff.
Ho imparato tanto in questi mesi, ma ancora ho tanto da imparare. Ma al di là di me la squadra ha bisogno del sostegno del suo pubblico: la Torres ha avuto momenti in cui l'allora "Acquedotto", ora "Vanni Sanna", era stracolmo di gente. Noi abbiamo invece iniziato la stagione con 200 persone. Ora che stiamo facendo una volata incredibile, 24 punti conquistati su 30 disponibili in dieci partite, abbiamo cominciato a vedere qualche persona in più. A noi però piacerebbe rivedere lo stadio pieno. Sia per la carica che dà ai ragazzi sia perché il pubblico influenza in positivo l'andamento di una gara. So che i tifosi sono rimasti delusi e scottati più volte e per questo capisco che ci sia diffidenza, ma la volontà comune deve essere quella di guardare tutti in una direzione comune perché abbiamo lo stesso obiettivo".


Partecipi anche alle trasferte della squadra?

"Finora solo a quella di Crema. Infatti contemporaneamente al lavoro sto preparando la tesi di laurea alla facoltà di Lettere Moderne: la discuterò in Storia Contemporanea e avrà come argomento la storia del teatro a Sassari nel Novecento. Dopo che mi sarò laureata ho promesso al mister che parteciperò ad un altro paio di trasferte. Anche perché mi serve per poter respirare l'aria delle altre società e capire come funzionano le cose altrove, in modo da migliorare sempre".

Oltre che sul campo sei molto impegnata anche nel sociale...

"Ad inizio stagione quando abbiamo incontrato per la prima volta Domenico Capitani ci disse subito che la sua volontà non era solo quella di cercare risultati sul campo ma che la sua gestione voleva essere improntata su una serie di progetti a sfondo sociale, lasciandoci un margine di scelta su come gestirli.
La Torres esiste dal 1903, è una società che ha vissuto fallimenti, che ha rischiato di salire di categoria crollando improvvisamente ed è un matrimonio di lunga data quello con la città. Ma come succede spesso nei matrimoni ci sono anche momenti di disinnamoramento a causa delle delusioni. Per questo io ho subito pensato alle scuole e quindi di lavorare dal basso: sui piccoli tifosi, parlando del calcio come metafora di vita. Abbiamo quindi organizzato una serie di visite partendo dalle elementari, passando per le medie e arrivando infine alle superiori.
L'altro campo è invece quello del lavoro: in Sardegna - come in tutta Italia - si vive un periodo economicamente difficilissimo e in accordo coi sindacati CISL, UIL e UGL abbiamo deciso di devolvere un'ottantina di abbonamenti ai cassaintegrati e ai disoccupati. Un'iniziativa che è stata fortemente voluta dal presidente Capitani.
Da cosa poi nasce cosa: essendo noi persone che vivono la città, è stato spontaneo andare a trovare i bambini degenti nel reparto neuroinfantile e di pediatria dell'ospedale cittadino o conoscere Susanna Campus, una persona che ora è divenuta una nostra grande amica. Lei è una malata di SLA atipica, che possiede dieci volte l'energia delle altre persone. Dato che sapevo che non sarebbe potuta venire allo stadio fino a primavera, ho pensato di portarle trenta giocatori dentro casa: siamo riusciti a realizzarlo ed è stata un'esperienza fantastica sia per noi sia per lei. Quello che viene dato a noi da tutte queste iniziative è molto più di quanto noi diamo a loro. Entrare in una scuola, con bimbi dai sei a dieci anni che ti acclamano e ti chiedono l'autografo è un'iniezione di buonumore e positività che non si trova da nessun'altra parte".


E i giocatori cosa ne pensano? Che rapporto hai con loro?

"Si rivolgono a me in quanto donna in modo più rispettoso, ma quando ho cominciato a strapazzarli portandoli da una parte all'altra hanno iniziato a detestarmi. Io sono il loro incubo: il martedì si svegliano con la paura che gli arrivi la convocazione per andare a scuola perché hanno percepito nel mio sguardo la volontà di lasciarli lì, alle elementari (ride, ndr). Ma nonostante questo si è creato un buon rapporto. Chiaramente ognuno ha il suo ruolo".

Nessuno - anche tra i tifosi - ha mai trasceso nei rapporti con te, proprio perché sei donna? O forse è successo perché sei nuova dell'ambiente?

"Non vi nego che all'inizio c'è stata diffidenza, ma soprattutto perché provenivo dal mondo del basket ed era la mia prima volta nel calcio, ma ora la volontà è quella di guardare tutti nella stessa direzione. In tema di discriminazioni sessiste comunque il vero problema è che quando sei donna ed approcci al mondo sportivo dipende tutto da un fattore culturale (che di culturale ha ben poco NdR): il punto di partenza è che la donna che entra in una società sportiva è lì per favori sessuali. Bisogna essere consapevoli che della donna verrà messa in dubbio la serietà.
Per questo inviterei ciascun uomo a passare anche solo una giornata nei panni di una donna. E' una barriera mentale che si spera venga superata un giorno. D'altronde il pregiudizio di base della vita di tutti i giorni è che un uomo con tante donne è un Don Giovanni, al contrario una donna con tanti uomini è una poco di buono.
Nel mondo lavorativo - non per forza sportivo - il primo pensiero è che in ogni caso se sei donna chissà che comportamenti hai tenuto per ottenere quel posto. E' un ragionamento allucinante, ma è la base culturale da cui si parte ogni giorno. E per questo bisogna essere donne dalle spalle larghe: per fortuna che le donne sarde hanno una tempra forte. Quindi non si molla di un centimetro
Riguardo la mia esperienza personale, 
da qualche parte si è detto che sono una raccomandata perché chiamandomi Sanna potevo essere nipote di "Vanni Sanna", ma sfatiamo questo mito: non lo sono, tra me e il signor Vanni non c'è niente (ride, ndr). Sanna è semplicemente un cognome molto comune in Sardegna".

A Sassari avete anche una grande squadra di calcio femminile: non avete mai pensato di creare una collaborazione con loro?

"Abbiamo le campionesse in carica: la Torres ha infatti vinto sette scudetti. E nonostante tutto queste ragazze - che si allenano quotidianamente come la squadra maschile - non riescono a camparci di calcio. Questo è un altro dei grandi controsensi italiani: il calcio è il grande sport nazionale, ma solo per gli uomini. Le ragazze della Torres femminile sono al pari della Juventus: la verità è che noi abbiamo un'eccellenza femminile che non viene mai premiata. La volontà di collaborare ci sarebbe anche, ma noi vorremmo portare avanti una progettualità di più ampio respiro ed è quello che stiamo facendo da un mese a questa parte, ma tutto questo passa dalla salvezza della squadra. Quella è la nostra priorità e a quel punto potremo ragionare su altri piani. Lo stesso nostro presidente ha ricordato che in tanti a livello locale gli avevano promesso supporti ma all'atto pratico si è trovato solo. Insomma solo a salvezza acquisita si potrà parlare di collaborazioni e gemellaggi".

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