Lumezzane, Troise: "Col Trento per capire dove possiamo arrivare. FVS da migliorare"
Emanuele Troise, tecnico del Lumezzane, ha trasformato una squadra partita da zero punti in una formazione in zona playoff, ma avverte: l’umiltà resta la chiave. Nella vigilia della trasferta di sabato a Trento, il mister ha concesso un’intervista a Tuttosport, in cui ha sottolineato la crescita del gruppo e la necessità di non perdere la mentalità giusta.
«Sarà una partita difficile, ma che servirà a capire dove possiamo arrivare. Il nostro obiettivo resta la salvezza e non dobbiamo cambiare atteggiamento o pensare che siamo arrivati: deve continuare a esserci la stessa mentalità, voglio rivedere la squadra che ho visto con la Dolomiti. Mancano troppe partite, non ci dobbiamo rilassare. Però la partita con il Trento può darci la dimensione di dove possiamo arrivare e a cosa poter ambire. Rispetto all’andata sono fiducioso perché siamo cresciuti molto, ma non dobbiamo snaturarci: senza umiltà e consapevolezza non si va da nessuna parte».
Troise spiega come abbia modificato la mentalità del gruppo: «L’obiettivo deve restare quello, mantenere la categoria. E non dobbiamo cambiare atteggiamento, lo ripeto. Noi ogni settimana lavoriamo sull’ambizione individuale e collettiva, viviamo di risultati settimanali. L’esperienza che ho fatto mi ha sempre portato ogni settimana a lavorare quotidianamente per alzare il livello: ai ragazzi, quando sono arrivato, ho detto di voler costruire una squadra che mi assomigliasse, perché cerco di trasformare quella ambizione individuale in un concetto di collettivo. C’è una strada davanti da percorrere insieme, allora dico: perché fermarsi? Il calcio offre sempre un’occasione».
Sul lavoro con i giovani e non solo: «In Serie C tante squadre contano sui giovani, io ho lavorato molto nei settori giovanili, ma non faccio differenze di carta di identità: cerco di far funzionare i ragazzi che ho, che abbiano 17 anni o 32. Vanno capite le generazioni, questo sì, ma pure la singola persona: anche i “vecchi”, diciamo così, mi stanno dando una grande mano nel percorso. Siamo riusciti a raccogliere risultati, sia a livello calcistico sia di crescita umana: sottolineo che è un lavoro di collettivo, con la società e con tutto il team che lavora, dallo staff sul campo alla dirigenza passando per la comunicazione».
Riguardo al contratto in scadenza a giugno, Troise è sereno: «L’anno scorso avevo due anni di contratto ad Arezzo nell’ottica di progettualità, poi non è andata così. Non dipende dalla durata dei contratti: puoi essere in scadenza e costruire qualcosa di importante oppure avere un accordo lungo e non avere il tempo di realizzarlo. Io sono riconoscente al Lumezzane per l’opportunità che mi ha dato: mi lascia lavorare e ha una impostazione in cui credo molto. Abbiamo tempo per ragionare su quello che potrà essere un futuro insieme, ci sono ancora tante partite e tanti fattori da analizzare, da parte di tutti. Sento il sostegno del direttore Pesce, di un dirigente come Mantovani e del presidente Caracciolo. In un club c’è bisogno di formazione e di rispetto dei ruoli. E qui ho trovato la situazione ideale».
Infine, un commento sull’esperimento del VAR a chiamata in Serie C: «Si tratta di una innovazione e dunque di grande supporto, ma ha bisogno di essere migliorata. Per quanto riguarda il FVS, nei colloqui che abbiamo fatto tra allenatori e professionisti del settore, c’è la consapevolezza che, essendo al primo anno, abbia bisogno di accorgimenti per utilizzarla meglio».
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