Lumezzane, Troise: "Scintilla scattata subito, ma arrivare a 39 punti non era scontato"
Emanuele Troise, allenatore del Lumezzane, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, raccontando la trasformazione una squadra in crisi in una delle migliori del girone, inanellando una striscia di 13 risultati utili consecutivi.
Se la chiamassi “mister derby” spero non si offenda: delle tre bresciane avete fatto meglio di tutti in questo mini campionato all’interno del girone. Da quando è arrivato in panchina ha ottenuto grandi risultati.
"Nessuna offesa, anzi grazie. È un bel riconoscimento e avvalora quello che è stato fatto soprattutto da tutto l’ambiente. A livello territoriale sappiamo quanto conti la storia di una squadra come il Lumezzane. Confrontarsi con realtà come Brescia ha un significato che lascia traccia del lavoro fatto dai ragazzi e di tutto l’ambiente. È un percorso bello, che sta continuando e deve essere confermato. Ben vengano questi attestati, ma vanno detti a tutto l’ambiente, soprattutto alla gratificazione di un club che mette a disposizione risorse – con al capo il patron Camozzi – e dove tifosi e comunità di Lumezzane sono la gratificazione più grande per quello che cerchiamo di mettere in campo domenica dopo domenica".
Ha preso il Lumezzane a stagione in corso, eravamo alla quinta giornata. La sua prima gara è stata proprio contro l’Ospitaletto, con il 2-0 nel derby. Abbiamo avuto tutti la sensazione che fosse scattata immediatamente una scintilla. Al di là degli ottimi risultati nei derby contro Brescia e Ospitaletto, avete inanellato una striscia di 13 risultati utili consecutivi. Ha preso una squadra in piena zona playout e ora vi state consolidando in zona playoff. Ora che lo state vivendo, dopo qualche mese in cui la magia si è creata, si è spiegata un po’ qual è stata questa scintilla che vi siete trovati a vicenda, probabilmente voi e il Lumezzane nel momento giusto?
"Quando si parla di scintilla sono d’accordo: è scattata subito. Non c’è una spiegazione unica o un elemento chiave. Di sicuro l’impatto con l’ambiente è stato decisivo. L’esordio con la presentazione della squadra davanti a tutta la comunità di Lumezzane mi ha fatto capire che c’erano i presupposti per fare un buon lavoro. Questo è stato confermato dalle settimane successive, soprattutto dalle risorse umane a disposizione: la squadra e l’ambiente che la circondava. L’equilibrio che ha accompagnato questo percorso – non tutto in discesa, perché dopo due vittorie iniziali ci sono state tre sconfitte – ci ha permesso di non deviare dalla strada intrapresa, di credere e insistere nonostante i risultati. Le prestazioni dimostravano che era la strada giusta e col tempo abbiamo avuto ragione. Arrivare a 39 punti non era scontato. Vediamo anche ad alti livelli quanto sia complicato uscire da un momento difficile quando si inceppa qualcosa. Da quella scintilla è nata grande soddisfazione per essere arrivati a questo punto e grande fiducia: questi 39 punti ci danno l’ennesima opportunità per confermarci e magari andare verso qualcosa di diverso".
È tornato nel girone A dopo quattro anni, dopo l’esperienza con il Mantova. Nel frattempo si è cimentato con il girone C a Cava, poi Rimini e Arezzo nel girone B. Che girone A ha ritrovato dopo questi anni di assenza?
"Sicuramente un girone dove c’è una squadra che ha fatto campionato a sé, il Vicenza. Per il resto mi sembra molto equilibrato. Equilibrato e difficile come gli altri due: non c’è differenza. Molte volte si dice che un girone sia più facile dell’altro, ma assolutamente no. Ogni girone ha le sue caratteristiche. Il girone A sotto l’aspetto ambientale ha qualcosa in meno, però ti permette di valorizzare di più i tanti giovani che fanno parte degli organici, di lavorare con più equilibrio a cospetto del risultato perché ti aspettano un po’ di più, essendo piazze equilibrate. Ho trovato anche tecnici che riescono a esprimersi di più, perché probabilmente hanno qualche settimana in più rispetto ad altre piazze dove c’è meno tempo per lavorare. Ambienti un po’ più tranquilli, giovani che possono crescere, grandi confronti tecnici. Questo fa sì che l’equilibrio di cui parlava sia reale: nessuna partita è scontata, i risultati sono figli di grande equilibrio e di dettagli".
È un merito che va dato al Lumezzane perché è riuscita a rimanere costante, in linea di massima, dando continuità anche con qualche pareggio ma sempre crescendo settimana dopo settimana.
"Sicuramente la continuità di rendimento è un fattore importante, soprattutto per gli allenatori, nel calcio italiano. Sia in Serie A, in B o in C, dalle nostre parti tanta pazienza purtroppo non c’è".
La prossima domenica vi attende una partita tutt’altro che semplice: andate in casa del Trento, quarta forza del campionato. Che partita vi aspettate? Voi arrivate da un buon momento, il Trento da quattro vittorie consecutive.
"Partita stimolante, di grande confronto sotto l’aspetto calcistico. Incontriamo una squadra che gioca bene, è ben allenata, di grande rispetto. All’andata abbiamo dovuto faticare tantissimo per raccogliere un punto. Allo stesso tempo è un bel banco di prova: a distanza di un girone capire dove siamo arrivati è di grande stimolo. Non perdendo di vista che abbiamo 39 punti, ci mancano ancora 10 partite e qualcosa per l’obiettivo salvezza. Dobbiamo portare in campo quell’aspetto che ha pagato più di ogni altra cosa: la coesione, una squadra disponibile in tutte le fasi del campionato e in tutte le circostanze di ogni partita. L’altra parte stimolante è avere l’opportunità di confronto per consolidare quello che abbiamo dimostrato finora. I numeri vanno letti con la giusta proporzione, ma il nostro percorso parla di un andamento che può essere confermato. Il Trento è una tappa di questo discorso: una squadra che ha sempre giocato nelle prime 5-6 posizioni. Dobbiamo andare lì con tanta motivazione e stimoli in termini di confronto con una squadra importante".
Una domanda su un singolo della sua squadra che mi ha sorpreso nelle settimane e nei mesi: un 2004, Matteo Ferro. Nonostante la giovane età lei ci ha sempre puntato. È un attaccante giovane, cresciuto nel settore giovanile del vecchio Brescia, su cui il Lumezzane ha deciso di puntare. Cosa l’ha colpita di un ragazzo così giovane? Secondo lei che margini può avere?
"La cosa che mi ha sorpreso di più è che un giocatore molto intenso, con capacità condizionali forse superiori alla media, se non alla categoria. Sotto l’aspetto tecnico, nel reparto offensivo può interpretare più ruoli: seconda punta, all’inizio con me anche prima punta, esterno. È molto duttile. Sotto l’aspetto umano, nonostante sia un 2004, è un veterano: per come si allena, per come si rende disponibile. Ha la capacità di giocare sia dall’inizio sia entrando a partita in corso nel calcio moderno, cioè spaccare le partite e mettere in difficoltà qualsiasi avversario. Dove può arrivare? Dipende da quello che riuscirà a raccogliere rispetto a quello che produce. Produce tantissimo anche in termini di occasioni: nell’ultima partita che ha giocato si è procurato due occasioni praticamente da solo ma ne ha raccolte zero. Per un attaccante diventa fondamentale determinare i numeri. Mi auguro per il ragazzo che, come si allena, per la mentalità e la disponibilità che ha – un allenatore ne vorrebbe almeno 4-5 così – possa raccogliere qualcosa in più migliorando quei fondamentali che potrebbero alzare la sua media gol e assist: primo controllo, scelte, finalizzazione".
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