Venturato: "Allenare a Livorno è stato privilegio. Campionato mi ha dato fiducia"
Roberto Venturato, ex allenatore del Livorno, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, raccontando la sua intensa esperienza sulla panchina di una delle piazze più storiche del calcio italiano.
Mister Venturato, ben ritrovato. Partiamo dal suo messaggio di saluto: che sensazioni ha provato nel chiudere l’avventura a Livorno?
«Allenare a Livorno è un privilegio. È una piazza storica, piena di calore e passione: lì il cuore viene prima di tutto. Chi ha la possibilità di lavorare in un contesto del genere rappresenta una città che ama profondamente la propria squadra. Scrivere quel messaggio è stato naturale: ho sentito il bisogno di ringraziare tutti, perché ciò che si dà a Livorno viene sempre riconosciuto».
I tifosi le hanno scritto tantissimo: segno che ha lasciato un’eredità importante. Eppure lei era arrivato in un momento complicatissimo…
«Sì, la squadra aveva attraversato un periodo difficile. I punti lo dimostravano. Fin dal primo giorno abbiamo lavorato per ritrovare entusiasmo e per far emergere le qualità dei giocatori, che erano bravi e con grande spessore umano. Il segreto è stato questo: uomini veri, calciatori forti. Così è stato più semplice dare un’identità e costruire un percorso».
C’è una partita o un momento che racchiude la sua esperienza a Livorno?
«La partecipazione del gruppo. La capacità di trasferire in campo, in poco tempo, concetti non sempre semplici. Vedere la squadra giocare con intensità, passione e identità è stata la soddisfazione più grande. Quando ciò che si prepara durante la settimana si vede in partita, per un allenatore è una gratificazione enorme».
La continuità è stata decisiva: salvezza raggiunta con quattro giornate d’anticipo. È mancato solo il colpo finale per i playoff…
«Sì, la continuità ci ha permesso di salvarci con anticipo. Per i playoff non siamo riusciti a dare il colpo di coda contro squadre forti come Ravenna e Arezzo. Sarebbe stato un risultato straordinario, ma il percorso resta importante».
Parliamo dei giocatori esperti: Hamlili, Dionisi, Di Carmine... Quanto hanno inciso?
«Sono calciatori di grande qualità. Dionisi e Di Carmine hanno una carriera che parla da sola: Serie A, Serie B, continuità. Hanno portato voglia, sorriso, partecipazione quotidiana. Hamlili veniva da una stagione vincente e ha dato un contributo enorme per gran parte del campionato. La loro presenza è stata fondamentale»
E sui giovani? Seghetti e Noce hanno avuto un ruolo importante.
«Seghetti è un portiere di grandissima prospettiva. Mi auguro che l’Empoli gli permetta di fare il salto di categoria che merita. Noce ha dato un contributo determinante: atteggiamento, continuità, qualità. Ha fatto un campionato di livello».
Un altro giovane arrivato a gennaio è Malagrida. Che impatto ha avuto?
«Ha portato entusiasmo e partecipazione. Anche quando non partiva titolare si è fatto trovare pronto. Da gennaio in poi ha dato un contributo importante».
Guardiamo al futuro: cosa si aspetta dai prossimi mesi?
«Mi auguro di poter tornare presto ad allenare e di esprimere le idee che ho in testa: intensità, identità, capacità di giocare. Il campionato fatto a Livorno mi dà fiducia. Ora serve lucidità e serenità per cogliere l’opportunità giusta».
Qualche contatto c’è già stato?
«I contatti ci sono sempre. Bisogna però arrivare a concretizzare. Al momento non c’è nulla di definito, ma spero di tornare presto in pista».
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