Aquaro: "Triestina, per ripartire cominciare a piccoli passi"
Giuseppe Aquaro, difensore centrale protagonista della rinascita della Triestina, ha rilasciato un'intervista a Il Piccolo commentando la retrocessione in Serie D dell'Unione, la stessa categoria da cui lui contribuì a riscattarla nel maggio del 2017 con un gol diventato simbolo di un'intera città. Quella rete, siglata nei minuti di recupero della finale playoff contro la Virtus Verona, aprì la strada al ritorno in Serie C. Era il 21 maggio, giorno del suo compleanno. Aquaro esultò con un turbante a coprire una ferita in testa, immagine rimasta nell'immaginario collettivo alabardato. Nove anni dopo, la Triestina è di nuovo lì.
"Sono rammaricato. Mi capita spesso di rivedere quel gol, rivivere il momento, ricordare l'esultanza dei tifosi, di voi giornalisti. Un momento fantastico per la Triestina. Sono desolato per questa retrocessione, immagino la tristezza dei tifosi."
Aquaro ha ricordato la figura di Mario Biasin, il presidente arrivato dall'Australia che nel 2016, insieme ai cugini Mauro e Romina Milanese, raccolse le spoglie del club in tribunale e ne finanziò la rinascita: "Avere un presidente come Biasin è difficile. Un uomo che amava la Triestina, le sue radici, era un triestino doc, amava la sua terra natia anche se viveva fuori. Metteva il suo grande amore per la Triestina avanti a tutti gli interessi. Un Biasin-Milanese sarà difficile ritrovarlo." Sulla ricetta per ripartire, il difensore è diretto: "Sicuramente scegliere persone che possano essere legate alla maglia potrebbe aiutare. Non è necessario scegliere persone lontane."
Sul campionato che attende l'Unione, Aquaro mette in guardia dall'errore di considerare la Serie D una formalità: "Non è scontato vincere qualsiasi campionato, a prescindere dalla categoria. Anche per noi nel 2017 l'impresa è stata ardua, pur avendo giocatori validi per la categoria: abbiamo raggiunto l'obiettivo solo tramite playoff. Per ripartire è necessario cominciare a piccoli passi, rimediando alle scelte sbagliate."
Allargando lo sguardo al calcio italiano, Aquaro non risparmia una diagnosi amara: "Che sia calata la qualità del calcio italiano è evidente. Il calcio italiano ha sempre avuto una sua identità, dobbiamo abbandonare l'idea di dover paragonarci ad altri modelli. I giovani italiani ci sono, però continuiamo ad andare all'estero a cercare talenti. Mi sento solo di dire che il calcio italiano deve ritrovare un po' di orgoglio proprio."
Lontano dal calcio giocato da anni, Aquaro vive oggi in provincia di Taranto: "Mi sono sposato e mi occupo di altro. Le mie ultime esperienze mi hanno fatto capire che è un mondo ormai lontano dai miei valori calcistici e professionali. Resta sempre la mia passione, mi piace osservare e seguire tutte le squadre che mi hanno accompagnato nella mia carriera." Sulla Triestina, chiude con una frase sola: "L'amore c'è sempre e continua ad avere un posto speciale nel mio cuore. Posso solo dire alle nuove leve di vivere quell'emozione in campo con l'umiltà che mi ha sempre contraddistinto."
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