Binda: "Esclusione club è fatto doloroso. Bisognerebbe rivalersi su chi provoca questi danni"
Nicola Binda, una delle firme storiche della Gazzetta dello Sport, è intervenuto nel corso di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61 per raccontare una giornata campale, che incomincia in tribunale e finirà per fortuna sui campi di calcio con le partite di stasera.
Se il Trapani dovesse venire escluso, alla fine anche il girone C avrebbe una classifica da riscrivere, una classifica che andrebbe a stravolgere gli equilibri attuali. Quindi probabilmente un po’ anche le gare odierne ne risentirebbero. Ma dai tribunali cosa dobbiamo aspettarci?
"Intanto dire che l’esclusione di un club, qualora dovesse avvenire, è comunque una ferita, un fatto doloroso, non è una cosa simpatica. Qualcuno magari fa festa, ma il pensiero va ai tifosi di quella squadra che perdono un pezzo del loro cuore. Passando alla fredda cronaca: alle 10.30 di stamattina è iniziata l’udienza al TFN. La Procura federale farà la sua richiesta di esclusione dal campionato, come previsto dalle norme, e poi c’è un giudice, un collegio, che deciderà se accettarla o no, se ascolterà la difesa. Come in tutti i processi. Il quadro però è abbastanza chiaro".
Sì, effettivamente non sembrano esserci nubi chiare sopra il cielo di Trapani oggi.
"No, ma d’altronde non è una novità. Abbiamo già visto col basket cosa è successo e col calcio. Se non rispetti le regole le conseguenze sono queste. Non ci sono accanimenti o cose straordinarie. Abbiamo già visto in passato società escluse per gli stessi motivi, più o meno. Se le regole sono queste è giusto che vengano applicate".
Tra l’altro, dopo l’anno scorso con Turris e Taranto escluse, anche quest’anno se il Trapani dovesse essere escluso sarebbe la terza formazione. Non nel medesimo girone come l’anno scorso, però abbiamo già visto il Rimini a novembre estromesso da questa stagione. Averne un’altra a sette giornate dal termine diventerebbe pesante per tutto il movimento di terza serie.
"Sicuro. Purtroppo tutti invocano riforme, regole più severe, punizioni corporali, cose durissime, ma basterebbe avere proprietà serie, affidabili, competenti, che abbiano la possibilità di affrontare un campionato importante e nobile come questo e non ci sarebbero problemi. Ce ne sono 55-56 di proprietà così, non sono tutte disgraziate. Purtroppo capita che ogni anno qualche proprietà non sia all’altezza per vari motivi. È vero che tante proprietà sono appese a un filo: la loro credibilità, la loro solidità. Se questo filo si spezza ci va di mezzo tutto il movimento. Ma è anche vero che la maggior parte delle società, grandi o piccole – dal Vicenza al Benevento, dal Picerno al Pineto, al Renate – può essere una grande piazza o una piccola realtà, ma la serietà delle persone conta e nel 90% dei casi è evidente. Quindi mi spiace che per colpa di qualcuno venga offuscata e macchiata l’immagine di tutti.
È una categoria spesso sbeffeggiata, considerata per colpa di pochi. Alla fine sono 60 società: a parte le tre seconde squadre, fare calcio a questo livello è durissimo. Non ci sono ricavi, non ci sono risorse. I presidenti devono sempre fare grandi investimenti, le proprietà devono mettere soldi. Non sempre i tifosi ti sostengono, anzi magari ti criticano. Gli sponsor non sempre sono vicini. Il mercato esiste fino a un certo punto perché la Serie A guarda poco al mercato interno, spende all’estero. Sono proprietà che fanno sacrifici enormi ma fanno le cose dignitosamente. In mezzo c’è chi fa disastri e rovina l’immagine di tutta la categoria.
Io sono convinto che una soluzione potrebbe essere permettere alle altre società di rivalersi su chi provoca questi danni. Il danno non è solo per una categoria o un campionato: partite annullate, trasferte sostenute, infortuni in quelle partite. È un danno che si crea. Quindi bisognerebbe avere la possibilità di chiedere i danni a queste società scorrette".
Un altro appunto su un’altra formazione siciliana del girone C: se il Trapani ci fa tremare, anche il Siracusa ci dà qualche brivido.
"Sì, ma se non altro arriverà in fondo e finirà il campionato, seppur subendo penalizzazioni. Prenderà un’altra penalizzazione, sarà difficile riemergere. Anche se sul campo la squadra sta facendo cose straordinarie, ha un allenatore come Turati che sta facendo un grande lavoro in queste difficoltà.
Siracusa è proprio il caso emblematico. Basta poco, un piccolo squilibrio interno, e salta tutto. Non c’è un vero progetto industriale o aziendale dietro: siamo sempre nelle mani di una persona che da un giorno all’altro può non avere più la possibilità di investire nel club. Quindi succedono queste cose. A questo livello, in queste categorie, bisogna avere progetti e proprietà molto serie, altrimenti è inutile arrivarci".
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