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Filipponi: "Ronaldinho-Ravenna? Dietro questo colpo vedo poco calcio giocato"

Filipponi: "Ronaldinho-Ravenna? Dietro questo colpo vedo poco calcio giocato"
Oggi alle 11:15Altre news
di Redazione TC

Sergio Filipponi, direttore sportivo della Fermana, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio e iL61, offrendo una panoramica approfondita sul mercato calcistico di Serie C. 

Il mercato si sta finalmente muovendo: cosa ti aspetti nelle prossime settimane per la Serie C?

«Vedo ancora molte società che devono completare l’organico. Ora che si parte per i ritiri si valutano le rose. Quest’anno, tranne qualche piazza top come Pescara o Bari che hanno iniziato a muoversi con giocatori importanti, molte squadre stanno pescando dalla Serie D. Questo mi fa piacere: significa tornare a un calcio dove la C pesca dalla D, come una volta la A pescava dalla C o dalla B. Speriamo che si continui così, perché la crescita dei ragazzi non è uguale per tutti e non sempre immediata. E poi aspettiamo gli attaccanti, i colpi che fanno emozionare: quelli arriveranno più avanti».

Negli ultimi anni molte neopromosse dalla D hanno fatto bene in C. Il livello si è livellato?

«Dipende dalle piazze e dagli ambienti che si creano. Faccio un esempio: la Pianese, nel girone B, ogni anno fa qualcosa di straordinario. Rivaluta calciatori che altrove non prendono e lì riescono a esprimersi. Dipende dagli obiettivi societari e dall’ambiente in cui lavori: armonia, rispetto dei ruoli, equilibrio nei momenti difficili. Il livello del calcio italiano si è abbassato, ma almeno si dà spazio a calciatori, allenatori e direttori che fanno bene nelle categorie inferiori. Vedere tanti giocatori che dalla D vanno in C mi mette di buon umore».

Il Ravenna ha annunciato Ronaldinho: che idea ti sei fatto di questa operazione?

«Ronaldinho è stato un giocatore straordinario, un genio. Ma dietro questo colpo vedo poco calcio giocato. Mi sembra più un’operazione di immagine, di marketing. Dal punto di vista tecnico e atletico la vedo dura: gli anni passano per tutti, e lui non era un atleta maniacale nemmeno quando giocava. Però, se viene con lo spirito giusto, può portare esperienza, mentalità, conoscenza. Ha vinto tutto, ha giocato nei club più importanti: può essere un esempio. Io la leggo così: un contributo di immagine e di cultura sportiva, più che un colpo calcistico».

Il Salary Cap entra ufficialmente in vigore: è una scelta giusta?

«Secondo me sì. È un primo passo verso una normalizzazione del mercato e dei budget. Le società non possono fare spese folli senza ragione: questo richiede più competenza e conoscenza da parte degli addetti ai lavori. Quando fai un contratto di due o tre anni devi sapere chi stai prendendo. Ricordiamoci che viviamo grazie alle società: senza di loro non lavorerebbe nessuno, né allenatori, né direttori, né procuratori. Il Salary Cap tutela le società e costringe tutti a riflettere prima di acquistare un calciatore. Io sono aziendalista: certi giocatori non valgono certe cifre. Bisogna fare un mercato intelligente, razionale, con logica. Altrimenti si danneggia tutto il sistema».

Si parla di Guardiola come possibile CT della Nazionale: sarebbe la scelta giusta?

«Penso proprio di sì. L’Italia ha bisogno di gente seria, preparata, credibile: Guardiola, Maldini, Leonardo. Servono figure che non guardano in faccia a nessuno e che danno credibilità al sistema. Guardiola guadagna tantissimo, è vero, ma se si mette la mano sul cuore e accetta la sfida, darebbe una spinta enorme al calcio italiano. Quando metti ai vertici personaggi di quel calibro, tutto il resto è costretto ad adeguarsi. Spero che Guardiola guardi meno al portafoglio e più alla possibilità di rilanciare una nazione che vive di calcio. Sarebbe un passo vero verso il cambiamento».