Fontana: "Arezzo ha struttura per arrivare in fondo, Pontedera in crisi emotiva"
Mister Gaetano Fontana, ex tecnico di Gubbio, Latina e Turris tra le altre, è stato ospite della trasmissione 'A Tutta C', in onda su TMW Radio e iL61, analizzando la situazione attuale delle squadre del girone B.
Partiamo dall’Arezzo, che arriva da un’annata in cui è stato protagonista nel girone B. Si aspettava di vederli così lanciati in vetta?
"Sì, me lo aspettavo. Già l’anno scorso avevano presentato un impianto molto importante per la categoria: hanno centrato i playoff piazzandosi meritatamente nella parte alta della classifica e hanno mostrato un discreto calcio anche nelle fasi finali del torneo. È evidente che hanno portato avanti l’idea iniziata lo scorso anno con Bucchi: hanno mantenuto un’ossatura importante e inserito elementi di grande qualità, capaci di determinare in questa categoria. Il fatto che siano lì davanti non è una novità. Ovvio che bisogna giocare e vincere per confermarlo, ma hanno una struttura solida e una conoscenza superiore alle concorrenti che fa pensare possano arrivare fino in fondo".
Il fatto di aver già avuto un momento di stanca (come sta vivendo ora il Ravenna) può essere un vantaggio per l’Arezzo?
"Sì, perché nell’arco di una stagione ci sono cali fisiologici. Quando arrivano, si spera di bypassarli vincendo le cosiddette “partite sporche”, dove non sei al massimo della brillantezza ma porti a casa il risultato grazie a elementi capaci di determinare. Oggi, al giro di boa appena iniziato, l’Arezzo ha aumentato il margine sulle concorrenti pur essendo appena dietro: è un grandissimo vantaggio mentale e strutturale. La forza di questa squadra sta venendo fuori nettamente rispetto alle altre".
Una squadra che invece sembra in discesa (in senso negativo) è il Pontedera: dopo la sconfitta nello scontro diretto con la Torres non trova più la vittoria, ultima tra quelle in corsa per la salvezza a non aver fatto punti nel weekend. È una croce pesantissima per i granata?
"Sì, condiziona tutto sotto l’aspetto emotivo. Quando non arrivano vittorie contro le dirette concorrenti o almeno partite equilibrate, l’idea di potertela giocare diventa difficilissima. Il Pontedera punta sulla gioventù e sulla valutazione di tanti giovani: in questi momenti il pericolo è che i ragazzi non abbiano ancora gli strumenti per superare le difficoltà. Serve la forza della società e dell’allenatore per tenere aperta la speranza e la voglia di rientrare. Non sarà semplice: le squadre davanti sono in difficoltà, ma le vedo leggermente più attrezzate rispetto al Pontedera".
In questo mercato non sarà facile convincere calciatori a sposare il progetto Pontedera con questa situazione…
"Esatto, per le ragioni che dicevamo: la filosofia del club non è quella di andare a prendere elementi per puntellare da subito, né qualitativamente né economicamente. Quando un giocatore si sposta per cercare gloria in un ambiente così, pesa anche l’aspetto economico: deve essere convinto da quel punto di vista. Non è semplice, perché la politica del club è un’altra".
Il Perugia secondo lei è una di quelle formazioni che alla lunga potrà evitare i playout? Ora prende un po’ di respiro con Tedesco, si è portata fuori dalla zona caldissima (anche se con distanza minima), e tra questo e il mercato potrebbe esserci qualcosa di buono.
"Assolutamente: Perugia non è una piazza che deve fare questo tipo di campionato. Ha avuto tante difficoltà dall’inizio, ora con Tedersco sta cercando la via maestra. Dopo l’ultima partita esterna sembrava aver trovato il sentiero giusto, ma quella col Bra ha riportato tutti con i piedi per terra: ha rischiato tanto, il Bra ha avuto occasioni per chiudere e non l’ha fatto. Questi sono campanelli d’allarme da tenere in considerazione. Quando fai un campionato diverso dalle aspettative (come dicevamo per il Pontedera), anche con elementi tecnicamente superiori, affronti un torneo diverso: qualche giocatore non è abituato a quel tipo di lotta. Però credo che società e ambiente abbiano tutte le caratteristiche per tirarsi fuori e almeno evitare i playout".
Ultimissima su una piazza che conosce bene: il Gubbio. Che seconda parte di stagione si aspetta dagli umbri?
"Il Gubbio era partito con l’ambizione di arrivare tra le prime cinque posizioni, queste erano le intenzioni del club. Ci sono stati tanti problemi (infortuni che hanno penalizzato il blocco squadra) e non sono riusciti a trovare continuità. Ora sembra che l’allarme stia per rientrare: ci si aspetta che in questa seconda parte possano dare una svolta. Bisogna fare attenzione: i playout sono lì a un soffio. Le ambizioni e la qualità della squadra sono per un campionato diverso, ma quando ti trovi là sotto diventa tutto più complicato. Subentrano paure, tensioni, spettri difficili da debellare se non hai forza morale. Mi auguro che possano venirne fuori al più presto".
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