Gravina: "L'algoritmo è una garanzia di equità"

01.06.2020 14:45 di Dario Lo Cascio Twitter:    Vedi letture
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Gravina: "L'algoritmo è una garanzia di equità"

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, intervenuto ai microfoni di Radio24, ha fatto il punto sul calcio italiano, che si prepara alla ripartenza: "Il momento più difficile è stata probabilmente la rinuncia della Francia a proseguire. Se una delle Big 5 viene meno mentre le altre non hanno ancora decivo, poteva influire. Ma abbiamo mantenuto la barra dritta, coordinandoci costantemente con la UEFA, e possiamo ritenerci soddisfatti. 

Sono stato sempre convinto che la fase di preparazione, di decisione per la ripartenza, era quella meno impegnativa. Sono realista, mi rendo conto esistano tutt'oggi dei rischi, legati non solo alla curva epidemiologica ma anche e soprattutto agli aspetti culturali della nostra società civile e sportiva. 

L'esperienza degli ultimi due o tre mesi ci ha permesso di accumulare energie, di sviluppare con equilibrio etico, politico e morale, delle soluzioni che ci consentano di arrivare a una chiusura di questi tornei.

La quarantena di 14 giorni? Il calcio non ha mai chiesto sconti. Esistono delle norme chiare che definisco la prosecuzione degli allenamenti anche se un membro dello staff risulta positivo. In base alla curva epidemiologica, una settimana prima della ripresa dei tornei, ovvero della Coppa Italia, potremmo chiedere una riduzione.

Sappiamo che nel calcio persiste una serie di problemi. Come classe dirigente dobbiamo produrre una sintesi, delle idee che portino alla risoluzione di tali problemi. 

L'algoritmo non è una pozione magica, non impatterà negativamente stravolgendo il merito sportivo. E' un procedimento sistematico di calcolo, per arrivare alla cosiddetta ponderazione delle classifiche. Non è altro che un modo per far sì che, prima che ripartano i campionati, che mette tutti nelle stesse condizioni. 

Non so se tra tre o quattro giornate tutti abbiano fatto lo stesso numero di gare. Non possiamo penalizzare chi non lo ha fatto. E' un calcolo matematico che mette a disposizione una modalità che crea equità. Gli inglesi lo stanno facendo. Non è una media secca ma tiene conto delle gare giocate in casa e fuori casa, di quelle da giocare, di gol fatti e gol subìti. Una serie di correttivi che danno una minima influenza ma creano un principio di equità. 

E' un'assicurazione sullo svolgimento del campionato, perché sono convinto che se proseguiamo nel rispetto delle regole, tenendo loro fede, arriveremo in fondo a questo campionato. 

I calciatori? Alcune prese di posizione sono condivisibili, altre discutibili. Ma in un momento come questo ciascuna componente ha avanzato delle idee. I calciatori sono ovviamente una componente fondamentale di questo mondo, ma sanno benissimo, così come lo sanno i dirigenti, che dall'emergenza se ne esce solo tutti insieme. Non solo cercando ottenere il massimo risultato possibile, ma anche operando qualche piccola rinuncia. 

Col ministro Spadafora ho avuto un ottimo rapporto, costante, quasi quotidiano, di confronto. La sua prudenza è stata un atteggiamento strategico, tattico se vogliamo, che ha consentito al calcio di arrivare alla condizione di dire: si può ripartire. Siamo stati concordi su due aspetti fondamentali: il calcio sarebbe dovuto ripartire quando sarebbe potuto ripartire il Paese; al primo posto ci deve essere la salute di tutti i protagonisti. 

Certo ci sono stati momento di tensione ma il confronto spero porti anche a limare con il Comitato Tecnico Scientifico alcune regole che pesano sul mondo del calcio.

Il pubblico sugli spalti? Mi auguro di cuore che, così come ci sia un dialogo riguardante i teatri e le arene all'aperto. E' impensabile che in un impianto di decine di migliaia di posti non ci possa essere una presenza, seppur minima di spettatori. Sarebbe un altro segnale di speranza per questo Paese e ricompensare di tante sofferenze gli appassionati di calcio".