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Milanese: "Triestina, serve ripartire da zero. Il Vicenza ha meritato la promozione"

Milanese: "Triestina, serve ripartire da zero. Il Vicenza ha meritato la promozione"TMW/TuttoC.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
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di Laerte Salvini

Mauro Milanese, un passato importante come amministratore unico della Triestina e soprattutto come ex giocatore alabardato, è intervenuto nel corso della trasmissione "A Tutta C" in onda su TMV Radio e sul canale 61 del digitale terrestre. Nel corso dell'intervento ha analizzato i principali temi del campionato di Serie C, soffermandosi sulla promozione del Vicenza, sulla difficile stagione della Triestina e sulle prospettive del torneo.

Direttore, parto dal Vicenza. Possiamo dire che il risultato di questa stagione sia il più meritato possibile?

"Sì, assolutamente. Non ha avuto neanche una grandissima concorrenza perché ha fatto un cammino quasi solitario fin dall’inizio, meritando la promozione. È una piazza che merita un palcoscenico diverso dalla Serie C. Il Vicenza ci ha provato tante volte negli ultimi anni e finalmente è riuscito a raggiungere l’obiettivo. La Serie C è difficile: sale solo una squadra e quindi è sempre complicato".

Tra l’altro potrebbe arrivare la promozione proprio contro l’Inter Under 23 allenata da Stefano Vecchi, che fino all’anno scorso guidava proprio il Vicenza. Che lettura dai a questa coincidenza?

"Sinceramente non l’ho ancora capito. Però la squadra di Gallo ha saputo cambiare in estate e allo stesso tempo confermare alcune certezze. Hanno modificato anche il progetto tecnico, con il cambio del direttore sportivo, ma la squadra è rimasta competitiva".

Passiamo alla Triestina: è arrivato il verdetto aritmetico della retrocessione. Cosa si può salvare di questa stagione?

"Si deve salvare tutto quello che è fuori dal campo: i pagamenti al personale, agli impiegati, ai magazzinieri, tutto ciò che ruota attorno alla macchina calcistica. Bisogna salvare il club e cercare di partire bene, evitando anche il fallimento. Perché oltre alla retrocessione sarebbe davvero un colpo durissimo per il capoluogo giuliano".

Nella rosa attuale e nello staff tecnico c’è materiale su cui ripartire anche in Serie D?

"I giocatori più importanti probabilmente troveranno sistemazione altrove perché sono calciatori di categoria e meritano la Serie C".

Quindi dal punto di vista tecnico c’è qualcosa da cui ripartire oppure si va verso un anno zero?

"In teoria qualcosa ci sarebbe, ma in pratica si va verso un anno zero. In Serie D decadono i contratti professionistici depositati in FIGC e si riparte con accordi economici. Decadono biennali e triennali, quindi si ricomincia da capo. Forse è anche giusto voltare pagina completamente e costruire una squadra adatta alla categoria per cercare di risalire subito".

Lei è riuscito a farsi un’idea dell’attuale proprietà della Triestina?

"Mi auguro che non sia l’ennesimo caso di vuoto societario. Qualche pagamento la società lo ha fatto, ma personalmente non li conosco e non ho mai avuto rapporti diretti. Resta il fatto che hanno preso una società con 23 punti di penalizzazione e tanti debiti accumulati. Questo da una parte fa pensare che avessero già valutato la situazione, dall’altra sorprende che si investano tanti soldi in una società in grande difficoltà".

Passiamo al campionato: nel Girone B c’è il duello tra Arezzo e Ascoli. In questo finale conta di più la qualità o la condizione fisica e mentale?

"Secondo me conta di più la condizione. Chi ha gamba e assorbe bene il cambio di stagione ha un grande vantaggio. Nelle ultime partite si passa dal freddo ai primi caldi e chi sta bene fisicamente può fare la differenza. Se una squadra organizzata corre tutta insieme diventa davvero difficile da fermare".

Con un allenatore come Serse Cosmi una squadra può essere protagonista nei playoff?

"Il mister l’ho avuto personalmente a Perugia, lo conosco molto bene. So come lavora e gli auguro davvero un grande finale di stagione. Salerno è una piazza straordinaria che meriterebbe la Serie A per passione e partecipazione dei tifosi".

Chiudiamo con il tema arbitrale: cosa pensa dell’esperimento FVS e della cosiddetta 'VAR a chiamata'?

"Io sono per le cose semplici. Quando l’arbitro sbaglia, il VAR deve intervenire. Basta protocolli complicati. Il VAR è uno strumento importantissimo e va usato per correggere gli errori evidenti. Poi bisogna decidere a inizio stagione il limite di intervento, ma deve essere uniforme in tutti i campi".

E l’ipotesi dei challenge a disposizione degli allenatori?

"Sarebbe quasi un’umiliazione per la classe arbitrale. In campo ci sono arbitro, assistenti e quarto uomo. Se deve essere l’allenatore a richiamare l’attenzione significa che qualcosa non funziona. Gli arbitri devono migliorare e analizzare meglio le partite per capire le dinamiche del gioco".