Nepi, il bomber di gennaio finito ai margini: l'ascesa, la frenata, la voglia di ripartire
Alcuni colpi incidono in modo diverso. Per come arrivano, per l'entusiasmo che accendono nella piazza, per il peso specifico in campo. Era l'11:30 di una mattina di gennaio quando Alessio Nepi varcò i cancelli di Pian di Massiano: trolley leggero, sguardo concentrato, la stretta di mano con i medici sociali. Per il Perugia non era un nome qualunque. Era il ritorno a casa di un ragazzo che in quegli stessi settori giovanili aveva mosso i primi passi, prima di intraprendere un cammino fatto di tappe, prestiti, categorie minori: Fermana, Montegiorgio, Jesina, Fano, poi la Pro Vercelli con le parentesi a Lecco, Alessandria e Renate, fino all'Arzignano e al Giugliano, dove aveva trovato finalmente continuità: 8 reti tra campionato e Coppa Italia nella prima parte di stagione, frutto di un centravanti che a 25 anni sembrava aver trovato la propria dimensione. Il Perugia lo acquistò a titolo definitivo, contratto fino al 2027 con opzione, un investimento sobrio ma dichiaratamente mirato alla salvezza: non un colpo da copertina, ma una scommessa di sostanza.
L'esordio sembrò confermare ogni aspettativa. Febbre, debutto, gol: un assist preparato in settimana, l'invito di un compagno, la zampata giusta al momento giusto. Era il bomber di strappo che serviva, quello che porta gol, alternative, intensità in un attacco che ne aveva bisogno per restare aggrappato alla categoria. Ma il calcio, si sa, raramente concede continuità ai romanzi più belli. Da quel gennaio fino a fine stagione, Nepi ha collezionato appena 12 presenze e 2 reti: un rendimento lontanissimo da quello mostrato nella prima parte d'anno col Giugliano, dove le marcature erano arrivate con una frequenza quasi doppia. Le rotazioni di Tedesco, gli infortuni, la fisiologica difficoltà di ambientamento in corsa: tutto ha contribuito a relegarlo gradualmente ai margini di un progetto tecnico che lo aveva accolto come una soluzione e non come un esperimento.
Oggi Nepi si trova in una di quelle terre di mezzo che il calcio conosce bene: non un esubero dichiarato, ma nemmeno più un titolare designato. Eppure resta un attaccante di 1,90, piede destro, capace nelle letture dell'area e nel gioco di sponda, con margini di crescita che la sola seconda parte di stagione non ha potuto smentire del tutto. Per lui si prospetta un'estate di valutazioni, forse di mercato, certamente di voglia di riscatto. Perché la storia di Nepi non è quella di un fuoco di paglia: è quella di un calciatore che ha costruito la propria carriera mattone dopo mattone, categoria dopo categoria, e che ora deve dimostrare, di nuovo, che il vero Nepi è quello dei sei mesi di fuoco a Giugliano, non quello sbiadito di un finale di stagione complicato. La Serie C, in fondo, è anche questo: una distanza minima tra l'eroe di gennaio e l'incognita di giugno.
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