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Il fatto della settimana – Il livello invisibile. Catania, Grosseto e il prezzo di un'ambizione che corre più veloce della sua struttura

Il fatto della settimana – Il livello invisibile. Catania, Grosseto e il prezzo di un'ambizione che corre più veloce della sua strutturaTMW/TuttoC.com
© foto di Laerte Salvini

Tanto discusso quanto invisibile, c'è un documento, nel calcio, che non finisce mai dentro una fotografia. Non lo alza nessuno sopra la testa, non lo mostrano i tifosi in curva, non entra nei filmati celebrativi di fine stagione. È la fideiussione: un pezzo di carta che esiste per non essere mai usato, la promessa che qualcun altro pagherà se tu non potrai. Funziona esattamente quando nessuno se ne accorge. Diventa notizia soltanto quando manca.

Il calcio italiano l'ha capito tardi, e sta provando a correggersi con i numeri: per iscriversi alla Serie C la garanzia obbligatoria è stata raddoppiata, da 350mila a 700mila euro, con la possibilità alternativa del deposito in escrow, e le scadenze sono state anticipate per dare alla Commissione di controllo il tempo materiale di verificare le carte. Regole nate dopo un'annata in cui la terza serie ha perso squadre a campionato in corso. Regole che dicono una cosa semplice: il problema non era il campo.

La scommessa e ciò che non può esserlo

Qualche giorno fa, parlando con un addetto ai lavori, è emersa una lettura che vale la pena riportare. Oggi, sotto certi profili, i costi si sono abbassati. Non tanto quelli di struttura, quanto quelli del prodotto-squadra: sempre più club scelgono giovani e scommesse invece di calciatori affermati e progetti sportivi fuori scala. Meno ingaggi pesanti, più rischio tecnico.

La tentazione è leggerla come una resa. Non lo è, o almeno non necessariamente. Perché una società con meno risorse ha, paradossalmente, più spazio: spazio per far giocare un 2005, spazio per sbagliare un mercato senza morire, spazio per costruire valore invece di comprarlo. E soprattutto energie da spostare altrove, su quel livello che non si vede: amministrazione, adempimenti, cassa, programmazione.

Il punto è tutto lì. Un giovane può essere una scommessa. Un allenatore può esserlo. Un mercato può esserlo. La stabilità societaria no. E quando una società prova a scommettere anche su quella - sul rispettare la scadenza all'ultimo minuto, sul far arrivare i soldi in tempo, sul rinviare un versamento - allora la scarsità di risorse smette di essere un vincolo creativo e diventa semplicemente un rischio. Avere pochi soldi non significa avere poche possibilità. Il guaio nasce quando la scarsità non viene trasformata in progettualità.

Zanica, cioè la sostenibilità come strategia

Se serve una prova che questa non è teoria da convegno, la prova ha un indirizzo preciso: Zanica, provincia di Bergamo.

L'AlbinoLeffe è nata nel 1998 da una fusione, senza una città esclusiva alle spalle, senza una tifoseria di massa, senza un mecenate disposto a bruciare bilanci. Eppure ha vissuto nove stagioni consecutive in Serie B, ha toccato il proprio apice nel 2007-08 con 78 punti e un quarto posto, arrivando alla finale playoff persa con il Lecce: la Serie A mancata per un gol di scarto complessivo, con in campo ragazzi che si chiamavano Federico Marchetti e Federico Peluso.

Da lì in avanti la parabola sportiva è scesa - la prossima è la quindicesima stagione di fila in Serie C - ma il progetto no. Il centro sportivo tra Zanica e Comun Nuovo è di proprietà dal 2008, lo stadio è stato costruito, il settore giovanile è diventato il cuore contabile prima ancora che sportivo del club: la Primavera ha appena conquistato la promozione in Primavera 1, Under 17 e Under 15 sono arrivate fino alla finale scudetto di categoria.

E poi ci sono i numeri che contano davvero, quelli che passano dai bilanci. Issa Doumbia, cresciuto a Zanica, è stato ceduto al Venezia nell'estate 2024 per circa un milione di euro: una cifra da Serie C. Il primo giugno di quest'anno lo Sporting Lisbona lo ha acquistato per 20 milioni più bonus, cessione record nella storia del club lagunare. L'AlbinoLeffe, che aveva avuto la lungimiranza di inserire una percentuale sulla futura rivendita, incassa una seconda volta da un'operazione chiusa due anni prima. Mohamed Alì Zoma, altro prodotto del vivaio, è finito al Norimberga nell'agosto 2025 dopo essersi consacrato in Serie C: nella sua prima stagione di 2. Bundesliga ha superato la doppia cifra di gol.

Non è beneficenza e non è romanticismo di provincia. È un modello economico: formo, faccio giocare, cedo, mi tengo una quota del futuro, reinvesto. Il presidente Gianfranco Andreoletti lo ha detto in modo ruvido ospitando a Zanica un corso federale per responsabili di settore giovanile: nel calcio di oggi si preferisce spendere cento milioni per un solo calciatore piuttosto che investirli in strutture al servizio dei ragazzi. Chi non può fare né l'una né l'altra cosa, in Serie C, di solito sceglie una terza via: rimandare.

Grosseto: l'annualità 2023 che torna nel 2026

Il Grosseto è tornato in Serie C dopo quattro anni. Nella stessa settimana in cui la Lega Pro pubblicava i gironi, la Guardia di Finanza notificava altro.

I fatti, per come risultano dagli atti resi noti: il 3 agosto è stato notificato un decreto di sequestro preventivo - somme di denaro, beni mobili e immobili - per 324.618,70 euro, emesso dal gip del Tribunale di Grosseto Marco Mezzaluna su richiesta del pm Carmine Nuzzo. Destinatari, la società e il suo rappresentante legale, l'amministratore delegato Luciano Bacci, indagato per omesso versamento dell'Iva. All'origine, un'attività ispettiva dell'Agenzia delle Entrate poi confluita in un'indagine del Nucleo di polizia economico-finanziaria: secondo la ricostruzione degli inquirenti la società non avrebbe versato l'imposta dovuta per l'annualità 2023 in base alle dichiarazioni presentate. Il sequestro è stato disposto anche per equivalente, per l'intero ammontare contestato.

Vanno dette, e ripetute, due cose. La prima: si tratta di una misura cautelare reale, non di una condanna; l'ipotesi investigativa dovrà reggere alla prova del processo, e chi è indagato è per definizione non colpevole. La seconda: al momento in cui scriviamo non risultano prese di posizione pubbliche della società sulla vicenda.

Il contesto, però, esiste. Il 29 luglio Comune e Us Grosseto avevano chiuso in mediazione l'accordo sulla gestione del centro sportivo di Roselle; la fideiussione allegata all'intesa, verificata dagli uffici, è risultata non conforme. Sono partite due denunce quasi in contemporanea: quella del Comune e quella del club, che si è dichiarato parte lesa sostenendo di essersi affidato a un intermediario e di aver ricevuto in buona fede un documento ritenuto autentico. La giunta ha fissato un ultimatum: nuova garanzia valida entro le 12 di mercoledì 12 agosto. Le carte sono arrivate nei termini e sono al vaglio degli uffici comunali.

Due fideiussioni, due storie diverse, una sola domanda comune: com'è possibile arrivare a questo punto?

Perché la cronistoria biancorossa è una lezione già impartita. L'addio di Piero Camilli nel 2015, la rifondazione, la risalita dai dilettanti fino al ritorno in Serie C nel 2020, la retrocessione del 2022, il passaggio da Nicola Di Matteo a Salvatore Guida, i libri quasi in tribunale a fine 2022 e l'acquisizione di Giovanni Lamioni, che rilevò il 100% delle quote evitando il fallimento. Poi tre anni di investimenti dichiarati - circa quattro milioni in due stagioni e mezzo, secondo il direttore generale Filippo Vetrini - una stagione definita dalla stessa società "fallimentare" nel 2024-25, la sterzata tecnica con Paolo Indiani e finalmente la promozione. E in mezzo, quest'estate, criticità segnalate in fase di iscrizione, poi sanate.

Un club che ha già rischiato di sparire una volta dovrebbe avere, sull'amministrativo, la memoria più lunga di tutti.

Catania: la stessa scadenza, due volte in tre anni

Il caso etneo è diverso, e per certi versi più difficile da spiegare. Il Catania non ha depositato entro il 10 agosto la fideiussione integrativa - circa 2,7 milioni - prevista dal comunicato ufficiale FIGC 225/A del 7 maggio 2026 per i club che superano il tetto del milione di euro di monte ingaggi. Aveva già annunciato, il 7 agosto, di non riuscire a rispettare il termine anticipato legato alla gara di Coppa Italia con il Vicenza. Le conseguenze sono due: i contratti interessati non producono effetti fino alla regolarizzazione (tradotto: i nuovi acquisti non si possono utilizzare) e la Procura federale procederà al deferimento, con il Tribunale Federale Nazionale chiamato a stabilire la sanzione. Le cifre che circolano - tre, cinque punti - sono al momento stime giornalistiche, non provvedimenti.

Il club ha ammesso tutto per iscritto, parlando di "questioni tecniche e burocratiche" e dichiarandosi pronto ad accettare le conseguenze "con umiltà". Secondo le ricostruzioni della stampa locale, il patron Ross Pelligra avrebbe tentato nelle ultime ore di far transitare dall'estero le somme necessarie senza riuscire a completare l'operazione entro il termine.

Il punto, però, non è il ritardo. È che era già successo. Nell'ottobre 2024 la FIGC ha ratificato un patteggiamento ex articolo 126 del Codice di giustizia sportiva: un punto di penalizzazione al club e 45 giorni di inibizione per Rosario Pelligra e Vincenzo Grella, per non aver prestato entro il 9 agosto 2024 la garanzia integrativa a copertura del 40% dell'eccedenza rispetto al milione di euro di compensi lordi. Stessa norma, stessa finestra di calendario, stessa dinamica. Il sindaco Enrico Trantino, che pure ha riconosciuto pubblicamente gli investimenti della proprietà e il valore dell'acquisto di Torre del Grifo, ha chiesto una cosa sola: che il club abbia una struttura societaria autonoma sul territorio, capace di non dipendere dai tempi tecnici di un bonifico intercontinentale.

È una richiesta politica, ma descrive un problema industriale.

Perché il Catania è la piazza che quattro anni fa ha toccato il fondo: il fallimento del Calcio Catania S.p.A. dichiarato il 22 dicembre 2021 dopo l'ultima fase dell'era Pulvirenti e la gestione Sigi, la cessazione dell'esercizio provvisorio il 9 aprile 2022, la revoca dell'affiliazione, l'esclusione dalla Serie C a stagione in corso. Poi il bando del Comune, la scelta del gruppo Pelligra il 24 giugno 2022, la nuova società costituita il 13 luglio, la Serie D vinta al primo colpo, gli investimenti, l'obiettivo dichiarato di risalire. Novemila abbonati sottoscritti prima ancora di cominciare.

E allora la domanda scomoda: quanto può essere sostenibile un'ambizione sportiva se la struttura che dovrebbe reggerla inciampa due volte in tre anni sullo stesso adempimento? Nel frattempo, per alleggerire il monte ingaggi, sono arrivate le prime risoluzioni consensuali. Il mercato che avrebbe dovuto costruire una squadra da promozione si è trasformato, in quarantott'ore, in un'operazione di contenimento.

Non sono anomalie

Chi volesse liquidare le due vicende come episodi isolati farebbe bene a rileggere l'ultimo triennio della terza serie.

Nella stagione 2024-25 la Serie C ha perso Taranto e Turris per esclusione a campionato in corso, con classifiche riscritte e risultati cancellati; la SPAL è stata esclusa; la Lucchese è fallita dopo una penalizzazione di quattordici punti; e le penalizzazioni per irregolarità amministrative hanno toccato, in vario grado, Turris, Messina, Triestina, Novara, Lucchese, SPAL, Rimini, Ternana e lo stesso Catania. Un anno dopo, nell'estate 2026, la Ternana è fallita ed è stata esclusa, con il Foggia riammesso al suo posto e cinquantanove club ai nastri di partenza. Il Crotone comincerà il campionato con sei punti di penalizzazione, inflitti dal TFN il 28 maggio per violazioni di natura amministrativa emerse dai controlli della Commissione sull'equilibrio economico-finanziario.

Fideiussioni mancanti, Iva non versata, stipendi in ritardo, iscrizioni al fotofinish, esclusioni, ripartenze dai dilettanti: cambiano i nomi, si ripete la grammatica. Quella di società che spendono in proporzione a ciò che sperano di diventare, non a ciò che sono.

La domanda vera

Il vero problema del calcio di provincia è avere pochi soldi o non sapere come usare quelli che si hanno?

Ci sono due modelli, e non sono equivalenti. Il primo insegue subito il risultato: alza il monte ingaggi, comprime i margini, sposta il rischio in avanti e scommette che la promozione arrivi prima del conto. Funziona, qualche volta. Quando non funziona, non lascia niente: né rosa, né patrimonio, né credito. Il secondo accetta di partire più indietro, investe su struttura, vivaio, scouting e competenze, e prova a produrre valore invece di consumarlo.

Il secondo modello non è una ricetta universale e non garantisce nulla: l'AlbinoLeffe, con tutto il suo lavoro, in Serie A non c'è mai arrivata e in Serie C lotta spesso per obiettivi modesti. Ma è un modello che a ogni giro lascia qualcosa dietro di sé — un campo, un ragazzo venduto, una percentuale sulla rivendita, un allenatore formato — e che soprattutto non mette mai in discussione la propria esistenza.

La domanda giusta, allora, non è quanto può spendere una società. È per quanto tempo può permettersi di spendere così, senza una struttura capace di sostenere quella spesa.

Quello che si può ancora costruire

Torniamo ai giovani, che è il punto da cui siamo partiti.

Se un club non può permettersi grandi investimenti, può ancora permettersi di costruire. Può costruire un settore giovanile. Può costruire una rete di osservatori. Può costruire competenze amministrative, che costano molto meno di un attaccante e valgono molto di più di tre punti di penalizzazione. Può costruire patrimonio sportivo. Può costruire continuità.

E può costruire l'unica cosa che nessun mercato regala: una società che tra cinque, dieci, quindici anni sia ancora lì.

Spendere poco non garantisce il successo, e nessuno qui sta scrivendo che la povertà sia una virtù. Ma la sostenibilità fa una cosa che il denaro da sola non fa: dà al talento il tempo di diventare valore. Doumbia ha avuto tre stagioni per passare da Zanica a Lisbona. Zoma ne ha avute quattro per arrivare in Germania. Nessuna delle due traiettorie sarebbe esistita in un club costretto a rincorrere ogni agosto una firma su una garanzia. A volte, forse, il vero investimento è proprio questo: essere ancora in piedi quando il talento è pronto.