Alessandria, un anno iniziato male e finito... praticamente peggio

14.05.2019 06:00 di Claudia Marrone Twitter:    Vedi letture
© foto di Fabrizio Pozzi
Alessandria, un anno iniziato male e finito... praticamente peggio

"Sono orgoglioso di aver allenato questa squadra e di essere stato, dico così perché non so se lo sarò ancora, l’allenatore di una piazza con un pubblico così. Ora avremo ancora qualche giorno di lavoro, vedremo quali sono le intenzioni della società con la quale non mi sono ancora confrontato”: parola di Alberto Colombo, attuale tecnico dell'Alessandria
E mille incognite che nascono da questa frase. Giusto confermare Colombo? O meglio cambiare?
Difficile dirlo. Di certo c'è che la colpa di una stagione nata sotto una stella storta e finita poi sempre sotto la medesima non è del tecnico, subentrato dopo l'esonero di D'Agostino.

Probabilmente sono da rivedere molte scelte della proprietà. Dopo stagioni di spese ingenti senza risultati concreti ottenuti, patron Di Masi ha deciso di ridurre il budget, optando per una linea che non si è rivelata produttiva: non è sbagliato puntare sui giovani, ci mancherebbe (e il Pontedera insegna), e neppure sposare una linea verde, ma non sempre i giovani si "indovinano". Creando poi un mix sbagliato con i cosiddetti over. Non solo, è forse stato tardivo l'esonero di un tecnico che ha sempre dato la sensazione di non aver saputo modellare nel corretto modo il materiale a sua disposizione, anche se poi a questo va aggiunto il lato medico: una serie infinita di infortuni che lasciano dubbi sulla preparazione atletica, che ha ovviamente inciso sul bilancio stagionale, perché di fatto né D'Agostino nè Colombo hanno mai potuto disporre di una rosa completa. Basti vedere Gazzi, centrocampista, che per buona parte del rush finale ha giocato come difensore.
Si, ci sono stati i playoff. Ma sono probabilmente arrivati più per leggerezze altrui (un prima citato Pontedera, che nelle ultime gare ha gettato al vento qualche punto di troppo, ma che avrebbe ampiamente meritato gli spareggi promozione) che per meriti propri. E su questo si deve molto riflettere.

La Serie B non era però forse l'obiettivo della società, e anche questo è un altro dei punti da rivedere. Perché se così fossi effettivamente, non si parlerebbe di stagione disastrata come invece facciamo: alla fine, anche se non fossero stati playoff, sarebbe stata salvezza. Ma la piazza pretendeva ben altro, quindi forse un minimo di disastro c'è stato: una maggior chiarezza per i progetti futuri non farà male.