Arezzo, La Cava: "Tutti devono capire che ora possiamo solo fermarci"

04.04.2020 21:15 di Valeria Debbia Twitter:    Vedi letture
Giorgio la Cava
© foto di Federico Gaetano
Giorgio la Cava

Giorgio La Cava, presidente dell'Arezzo, è intervenuto dalle colonne di AmarantoMagazine per fare il punto sull'assemblea di Lega Pro: "E’ una situazione molto difficile da gestire, ma noi presidenti siamo compatti e decisi su uno stop definitivo a questa stagione. Chiunque avesse assistito all’assemblea di ieri ed avesse visto le facce di alcuni colleghi, specie quelli delle zone più colpite dall’epidemia, non potrebbe che pensarla alla stessa maniera. Faccio l’esempio del presidente della Pergolettese che per colpa del virus ha perso alcuni familiari oltre che aver visto morire dipendenti della propria società come per esempio il medico sociale. E’ chiaro che ora di tutto si può parlare fuorché di calcio giocato. Ripresa? Il problema fondamentale è che noi non possiamo decidere in piena autonomia. Il calcio di serie C dipende dalle decisioni che vengono prese più in alto. E non parlo solo di Lega di A o FIGC, visto che proprio in queste ore la UEFA si è apertamente schierata contro la federazione del Belgio che ha deciso di terminare la propria stagione assegnando il titolo al Bruges. Quindi noi non possiamo dire smettiamo. C’è però una cosa che chi governa il calcio deve capire… Noi non siamo la serie A. Se la massima serie riparte loro si possono permettere cose che noi non possiamo assolutamente fare. Parlo per esempio della logistica: aerei privati per gli spostamenti, interi alberghi per ospitare le squadre sono cose fuori dalle nostre possibilità. La serie A, ed in parte la serie B, sono uno sport, la serie C è un altro. Come possiamo noi riuscire a salvaguardare giocatori, staff e tutti coloro che si muovono intorno ad una partita di calcio? E’ improponibile per noi ricominciare. Faccio l’esempio dell’Arezzo che nel caso si ricominciasse avrebbe il primo impegno a Gorgonzola. Chi ci andrebbe ora a Gorgonzola? Purtroppo tutti devono capire che ora possiamo solo fermarci. E quando dico tutti mi riferisco anche ai giocatori che purtroppo non hanno accettato per il momento l’idea di una cassa integrazione in deroga". E proprio in merito agli stipendi, il numero uno amaranto ha sottolineato: "Noi proponiamo di pagare una mensilità piena in caso di stop definitivo, oppure due mensilità in caso di ripresa dell’attività. Consideri che su 60 società affiliate 57 sono in piena regola avendo saldato lo scorso mese a tutti i tesserati lo stipendio di gennaio e di febbraio come da scadenza federale. Alla fine della stagione mancherebbero quattro mensilità: mi sembra quindi equa la proposta che abbiamo formulato. Purtroppo certi sacrifici oggi sono necessari per cercare di salvaguardare il futuro della categoria. Capisco che magari ci sono anche in C giocatori che prendono molto più di altri, ma se la cassa integrazione non viene accettata l’unica strada percorribile è quella che abbiamo proposto".