Dall'argentina con furore: El Loco Ferrari fa impazzire Piacenza

25.04.2019 18:00 di Claudia Marrone Twitter:    Vedi letture
Dall'argentina con furore: El Loco Ferrari fa impazzire Piacenza

Nuove riforme in vista per la Serie C, un “contenimento” ai prestiti dalla prossima stagione in avanti: le nuove normative, infatti, fissano a 6 il numero massimo di calciatori che possono avere in prestito le varie squadre di terza serie, comprensivi sia dei giocatori di A e B che di quelli di C.
Chiaro quindi che con l'apertura del calciomercato estivo, e comunque già prima con il finire dei playoff, molte formazioni dovranno rivedere le proprie strategie, a cominciare dall'analisi delle situazioni dei componenti della rosa attuale.

Tra queste c'è il Piacenza, che ha in prestito uno degli attaccanti che in questo girone di ritorno sta brillando, Franco Ferrari, classe '95 di proprietà del Genoa: è lui il prescelto da TuttoC.com per la rubrica odierna "talenti in prestito", nel Girone A. All'argentino sono bastati tre mesi per conquistare tutta la piazza emiliana, che allo stadio lo tributa spesso con una bandiera dello stato sudamericano recante la scritta “El Loco”, il suo soprannome.
“Il Pazzo”: l'origine del soprannome non è data saperla, ma poco importa.
Quel che conta sono i numeri, da capogiro: 10 gol in 16 partite, in pratica uno ogni 130', e la media di 2,19 punti a gara consegnati ai suoi. Ripetiamo: solo nel girone di ritorno, poiché alla corte di Franzini è approdato il 14 gennaio, dopo una prima parte di stagione al Brescia.
La scommessa, vinta, del DS Matteassi, che ha fatto di tutto per averlo. E che aveva l'arduo compito di sostituire due bomber del calibro di Pesenti e Romero: due in un colpo, situazione da panico per molti, ma non per il direttore biancorosso.

Una bella storia, con il lieto fine. Perché, come da lui stesso dichiarato a La Gazzetta dello Sport negli anni scorsi, gli inizi non sono stati facili: “Io, mio fratello Gianluca e un osservatore, Marcelo Secundo, siamo partiti con 50 euro in tasca e la maglia di Maradona, il mio mito. Non avevo agganci o un procuratore, ero confortato solo dai consigli di Marcelo, che ora considero un secondo padre. In Eccellenza facevo 40 minuti a piedi per andare alla stazione, un’ora di treno e altri 40 minuti per arrivare al campo. Stringevo i denti, “devo farcela”, mi ripetevo". E adesso, dopo una trafila nei dilettanti toscani e al Tuttocuoio, l'esperienza con la Pistoiese: "Cerco di dare il massimo, siamo un bel gruppo e vogliamo continuare a vincere". Ma l'happy ending esiste.
E adesso anche il Piacenza ha l'obbligo di crederci. Ora più che mai.