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Pinto e la Giana, una fedeltà che sfida il tempo: quindici stagioni con la stessa maglia

Pinto e la Giana, una fedeltà che sfida il tempo: quindici stagioni con la stessa magliaTMW/TuttoC.com
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com

Alcune storie il calcio moderno non le sa più raccontare, perché ha smesso di capirle. In un'epoca in cui si cambia squadra come si cambia una giacca, in cui la bandiera è un concetto quasi archeologico, esiste ancora un uomo che a quarant'anni continua a indossare la stessa maglia con cui iniziò tutto, in un paesino della Martesana che porta il nome di un soldato caduto nella Grande Guerra. Quell'uomo si chiama Daniele Pinto, ed è appena diventato eterno per la quindicesima volta. Per il roccioso centrocampista sarà la sua quindicesima stagione con addosso il biancazzurro di Gorgonzola. Un numero che, nel professionismo di terza serie, ha quasi del leggendario. Perché quando Pinto firmò per la prima volta con la Giana, nell'estate 2011, la squadra militava in Promozione, sesto livello del calcio italiano, e nessuno avrebbe scommesso un centesimo su ciò che sarebbe accaduto dopo.

La sua è una storia che intreccia il proprio destino con quello di un club, al punto che è impossibile raccontare l'una senza l'altra. Pinto arriva in Promozione e vince subito, alla prima stagione. Poi conquista il girone di Eccellenza. E qui, il colpo di scena che rende tutto più umano: nell'estate del 2013, con la Giana appena promossa in Serie D, lui il calcio lo lascia. Non per un infortunio, non per una lite, ma per andare a fare il direttore di un negozio a Inzago, un paese lì vicino. La vita normale, quella di tutti. Sembrava la fine di una carriera qualunque, di uno dei tanti dilettanti che appendono gli scarpini per un lavoro sicuro. E invece è stata solo una parentesi. Perché quando nel 2014 la Giana compie il miracolo e sale in Lega Pro per la prima volta nella sua storia centenaria, Pinto torna. Riprende il suo posto, ricomincia da dove aveva lasciato, e dal 2018 diventa capitano. Da allora non ha più mollato la fascia: tre campionati vinti in tredici stagioni, oltre 270 presenze, un legame che è diventato identità.

Non è un caso, forse, che dal 2018 la mascotte della Giana sia un leone antropomorfo vestito di biancazzurro, ispirato agli stemmi araldici di Gorgonzola e battezzato proprio Erminio, come il soldato diciannovenne alla cui memoria il club deve il nome. Perché di Pinto si è detto, con parole azzeccate, che ha "il cuore di un leone": lo ha dimostrato nella stagione appena conclusa, quella dei suoi quarant'anni, chiusa con 31 presenze e un gol tra campionato, Coppa Italia e playoff. Quarant'anni e ancora lì, in mezzo al campo, a dettare i tempi, a guidare un gruppo che potrebbe essere fatto di suoi figli. Ambasciatore del "Club dei 100 Lega Pro", riconoscimento riservato a chi ha superato le cento presenze tra i professionisti, Pinto è la prova vivente che nel calcio, ogni tanto, l'amore vince sull'anagrafe e sul mercato. La Giana, terza squadra di Milano per numero di abitanti ma prima per storie di cuore, riparte ancora una volta dal suo capitano. Perché certe fedeltà non si spiegano: si vivono, quindici stagioni alla volta.