Novara, Dossena: "Mercato? Entrando in corsa accetti qualche compromesso"
Andrea Dossena, tecnico del Novara, è stato ospite della trasmissione 'Cuore Azzurro', facendo il punto della situazione in casa piemontese dal momento del suo arrivo sulla panchina: "Sì, l’impegno c’è stato, ma sempre con tanta felicità e voglia di lavorare. Adesso l’oliatura dei meccanismi sta procedendo bene, i ragazzi stanno lavorando con grande intensità. Mi sono ritagliato questo momento con piacere".
La parola “lavoro” è quella che ha speso di più in ogni occasione: "Non conosco altra via. Solo provando, impegnandosi, soffrendo e sacrificandosi si arriva al successo. Lo vedo anche in questi giorni con le Olimpiadi di Milano-Cortina: i ragazzi sacrificano anni di allenamento per arrivare al top. È la costante del sacrificio, del spingersi oltre i limiti. È quello che sto cercando di inculcare ai miei ragazzi: una cultura dello sport che richiede dedizione. Nel calcio però la settimana è diversa: se sbagli hai subito l’occasione per rifarti, se fai bene puoi rimetterlo in campo migliorato. Devi dimenticare in fretta le vittorie: l’euforia va tenuta, ma non deve farti perdere di vista l’obiettivo o farti sentire più forte del dovuto. Con le sconfitte vai a casa e pensi agli errori; con le vittorie magari esci e ti rilassi. È lì che alzi la testa dal manubrio, come un ciclista, e ti sorpassano. Devi pedalare sempre più forte, alzare la testa solo quando vedi il traguardo. Voglio che i ragazzi continuino così, indipendentemente dal risultato. Il risultato nel calcio è troppo protagonista: dobbiamo sempre fare la prestazione. In questo mese e mezzo i ragazzi l’hanno sempre portata, magari qualcuno storcerà il naso su qualche partita, ma io li vedo quotidianamente, negli spogliatoi, studio i dati: abbiamo sempre sudato la maglia".
È stato un approccio importante: prendere una squadra alla fine del girone d’andata, che aveva raccolto poco rispetto all’impegno profuso, e imprimere il suo istinto. "È anche una scommessa con me stesso? Sì, avevo tantissima voglia di rimettermi in gioco. Studiando le situazioni, questa era una delle tre opportunità che avevo cerchiato sulla mappa italiana. Sono riuscito a trasmettere un po’ del mio DNA ai ragazzi, ma non abbiamo ancora fatto niente. Mancano 12 partite: tra 12 gare vedremo quanto avrò inciso e quanto i ragazzi avranno assorbito la mia metodologia e la mia voglia di lavorare. Il bello deve ancora venire".
"Ho visto il Novara dal vivo cinque volte prima di gennaio - ha proseguito Dossena. - Alcuni li avevo affrontati due anni fa, ma non al 100%. Vederli in partita è una cosa, allenarli tutta la settimana è un’altra. Non conosci mai un giocatore al 100% finché non lo spingi fuori dalla comfort zone e vedi come reagisce. È diverso macinarli ogni giorno".
Il mercato di gennaio è stato accolto con qualche perplessità perché non ci sono stati grandi movimenti: "Ho trovato un gruppo di ragazzi sani, con fame di lavorare in tutti. Il club ha deciso di proseguire il percorso iniziale perché l’esborso era già stato importante: entrando in corsa devi accettare qualche compromesso. Avrei sbagliato a stravolgere tutto. Ogni settimana spero che chi ha giocato meno mi metta in difficoltà per guadagnarsi spazio. Morosini, per esempio, è sempre andato forte negli allenamenti e ora sta rispondendo bene. Penso anche a Malaspina: positivo, sempre col sorriso e con voglia. Spero presto di ricambiare questa fiducia dandogli la maglia".
Poi sulla partita di Trieste: "Come l’ho vissuta? Tre partite in una settimana: dati alla mano, la squadra è in salute. Non c’è stata differenza tra AlbinoLeffe e Trieste; anzi, nel primo tempo contro la Triestina siamo andati più forte che contro l’AlbinoLeffe. Il GPS non mente. Abbiamo portato a casa i tre punti, non è stata la nostra miglior partita, ma siamo in salute, con giovani che spingono e tanti rientri (tranne i lungodegenti). Non mi piace cambiare modulo spesso: sono passato da 4-3-3 a 3-4-2-1, ma cerco codifiche e soluzioni stabili. L’avversario ti condiziona, trovi buchi e spazi da sfruttare, ma l’infarinatura generale deve rimanere simile".
La prossima è contro la Giana Erminio: "Un club che lavora benissimo sullo scouting, soprattutto in Serie D: tanti giocatori finiti poi in B. Hanno elementi che giocano insieme da tempo, si riconoscono. Giocano bene palla a terra, rischiano, non hanno paura. Ultimamente 3-5-2 o 4-4-2: terremo d’occhio entrambe. Esterni con gamba e dribbling, centrocampisti esperti, Ferri che gioca palla a terra. Non sono lì per caso: hanno venduto tanto ma si ripropongono, senza rischiare i playout. Per me sarebbe una sciagura non avere la prestazione, non vedere la mia squadra. Attaccare 90 minuti come con la Dolomiti Bellunesi e perdere per un errore va accettato; l’importante è portare quello che ho visto in queste settimane. Se proprio quel risultato mi ha ferito di più? Sì, era la prima partita che potevamo vincere davvero. Mi serviva per far capire ai ragazzi che il lavoro porta risultati sostanziosi. Far fatica e poi magari perdere per un errore o una lettura sbagliata è stato più psicologico che per il valore dell’avversario. Sui dati e sulle occasioni era una partita da 3-0 o 3-1 senza replica. Domenica invece abbiamo vinto una partita non perfetta, ma con la Dolomiti abbiamo preso un punto immeritato. Queste disavventure servono a costruire concretezza".
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