Basta settori ospiti chiusi, questo non è calcio: le società potrebbero ribellarsi. Ravenna, perchè separarsi da Marchionni?

Basta settori ospiti chiusi, questo non è calcio: le società potrebbero ribellarsi. Ravenna, perchè separarsi da Marchionni?TMW/TuttoC.com
Oggi alle 00:00Il Punto
di Luca Esposito

Editoriale di oggi che si apre con un focus sulla super sfida tra Cavese e Salernitana, match che dopo 19 anni tornerà in scena in un Lamberti che si preannuncia gremito in ogni ordine di posto e che spera di regalarsi un pomeriggio da sogno, tale da restare nella storia. Più sentito su sponda metelliana che su quella granata, il derby è comunque un’occasione per proporre una riflessione ai nostri lettori. Nel 2007 porte aperte per tutti a Salerno e chiuse anche per i locali a Cava dei Tirreni. Ora va di moda consentire la presenza soltanto al pubblico di casa blindando i settori riservati agli ospiti. Le società e i gruppi ultras di tutta Italia, esasperati da una situazione che si trascina da troppi anni (a cosa è servita la famosa tessera?), invocano la convocazione di un tavolo di confronto tra tutte le componenti affinché si rifletta sulla possibilità di fare un passo indietro e consentire a ogni libero di cittadino di comprare il biglietto per lo stadio e assistere allo spettacolo del calcio. Se nel 2026, con l’Italia che spera di organizzare gli Europei, non si riesce a garantire Cavese-Salernitana a porte aperte vuol dire che c’è qualcosa che non va. Certo, nessuno ha dimenticato pagine di cronaca nera che nulla hanno a che vedere con lo sport, ma perché tutto questo accade soltanto nel nostro Paese mentre altrove non si valuta mai il divieto come soluzione? Certezza della pena e daspo a vita per chi sbaglia: solo in questo modo si potranno frenare sul nascere quei facinorosi che non possono far  condannare migliaia e migliaia di persone perbene. Viceversa, come proponeva proprio la Questura di Salerno sin dall’estate, non si prevedano derby in serie C e si mischino le squadre negli altri gironi con un criterio differente da quello geografico. Perché, al di là del fascino del campanile, le società perdono incassi milionari in una categoria nella quale gli introiti sono prossimi allo zero.

Passando al calcio giocato, turno infrasettimanale che ha regalato emozioni e risultati a sorpresa, con il Vicenza che ormai attende soltanto la matematica per festeggiare una strameritata promozione (sarebbe la seconda di fila per mister Gallo dopo quella di Chiavari) in un girone che si sta rivelando molto meno competitivo rispetto a quanto lecito attendersi. Il Novara ha ridimensionato da tempo le proprie ambizioni, il Cittadella perde con la Pro Patria e rovina la rincorsa dei mesi scorsi, la Pro Vercelli è cresciuta tantissimo ma non sembra avere i mezzi per arrivare lontanissima negli eventuali playoff, in coda la Triestina è virtualmente retrocessa pur con un gruppo di calciatori che ha dato il massimo tra mille difficoltà. Da segnalare il crollo della Virtus Verona, simpatica realtà della terza serie che, quest’anno, proprio non riesce a uscire dalle sabbie mobili della classifica. Per il factotum Fresco sarà necessaria un’impresa sportiva, a oggi appare impossibile evitare gli spareggi di maggio. Nel girone B anche l’Arezzo avvia la fuga. Mercato ottimo in estate, ritocchi di livello a gennaio, una piazza che ha ritrovato entusiasmo e Bucchi che spera di regalare la cadetteria a una città meravigliosa e che da troppo tempo sperava nel grande salto.

Il calo del Ravenna non ridimensiona affatto il giudizio su una neopromossa che ha giocato e investito come una big, ma che ha dovuto arrendersi agli inarrestabili amaranto. Proprio per questo il licenziamento di Marchionni ci sembra quantomeno azzardato: toccherà a Mandorlini, tecnico che da tre anni non allenava in Italia e che non stava certo attraversando la fase più vincente della sua carriera. Male il Perugia che, al netto di un mercato di riparazione roboante, cade ancora in trasferta invalidando il gol del solito Nepi. A questo punto è inevitabile anche una riflessione sulla guida tecnica, con Giovanni Tedesco che garantisce senso d’appartenenza visti i suoi trascorsi in biancorosso, ma che proprio non riesce a trovare la chiave giusta per uscire dalla crisi. Il Pontedera si affida invece a Braglia per questo rush finale. Si pensava a un ritorno di Menichini, invece la società toscana sceglie uno altrettanto esperto pur reduce dalla catastrofica esperienza di Perugia. Un grande in bocca al lupo a un personaggio spesso “scomodo” per la sua schiettezza, ma che vanta un curriculum di tutto rispetto. Nel raggruppamento meridionale, infine, chapeau al Benevento. Si sprecano gli aggettivi per la corazzata di Floro Flores: pokerissimo a Trapani e primo posto blindato anche in virtù del calo di un Catania che, tra Sorrento e Cerignola, ha conquistato soltanto un punto. Toscano ha lasciato il Massimino tra i fischi di parte dello stadio e non salire nemmeno quest’anno con una rosa del genere sarebbe davvero clamoroso. Ma con un Benevento così è dura per tutti…