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DG Carpi: "Il nostro campionato non è finito, abbiamo ancora bisogno di punti"

DG Carpi: "Il nostro campionato non è finito, abbiamo ancora bisogno di punti"TMW/TuttoC.com
Oggi alle 11:45Girone B
di Lorenzo Carini

Enrico Bonzanini, direttore generale del Carpi, è intervenuto all'interno di 'A Tutta C', su TMW Radio, per fare il punto della situazione sul campionato di Serie C.

E' stato un inizio di 2026 un po' complicato per il Carpi?
"Non esistono mini tappe, ma bisogna valutare la C nel lungo e nel medio metraggio. E' corretto approcciare ogni settimana come se fosse un impegno unitario. Siamo perfettamente in linea con i nostri obiettivi della salvezza, è una medaglietta da porci perché fare calcio oggi è complesso. Facciamo calcio in un territorio geograficamente e calcisticamente particolare perché siamo circondati da tante società che stanno facendo molto bene. Il nostro bacino è più ridotto e molto identitario. In Italia ci sono 7.800 comuni, soltanto 100 di questi possono fregiarsi di avere una squadra tra i professionisti e Carpi c'è: questo è un dato importante".

Il Carpi è ancora coinvolto nella lotta salvezza... Con il Pontedera che partita è stata?
"Il nostro campionato non è finito, abbiamo ancora bisogno di punti per chiudere questo discorso salvezza: dobbiamo farlo con il massimo dell'umiltà e della ferocia agonistica, non si può lasciare nulla di intentato perché ci sono tante squadre racchiuse in pochi punti. Negli altri gironi ci sono situazioni più delineate, mentre nel Girone B tutti i verdetti sono ancora da emettere e questo è indice di altissima competitività. Vorrei fare un grandissimo in bocca al lupo al Pontedera per questo finale di stagione. Il Pontedera ha incrociato più volte con noi il proprio destino, l'anno scorso è stato un crocevia fondamentale per la nostra salvezza e anche in Primavera 4 il Carpi ha vinto proprio a Pontedera lo scorso campionato. Quello di Pontedera è un trampolino formativo per i prospetti più importanti, tanti giocatori forti sono passati da lì negli ultimi cinque o sei anni: le stagioni sono le somme vettoriali di tanti fattori. Quella col Pontedera è stata una partita tosta e vera, a tratti molto maschia. Le tifoserie sentono tutto il peso di queste partite, Carpi ha risposto con una cornice fantastica: avevo chiamato tutti a un senso di responsabilità maggiorato, i calciatori hanno risposto con uno dei primi tempi più competitivi della stagione e i carpigiani ci hanno spinto a ottenere una vittoria fondamentale e non banale. Contano i colori e le squadre, più ricominciamo a territorializzare le squadre e più ci garantiamo una continuità in un calcio che contemporaneamente si pone degli interrogativi".

Tra Arezzo, Ascoli e Ravenna chi ha un piccolo vantaggio nella corsa alla Serie B?
"A ottobre dissi che vedevo l'Ascoli con un collettivo costruito con una sapienza importante: erano stati messi in rosa prospetti molto compatibili con la categoria e nella fase definitiva della loro maturazione. Mi sembrava un collettivo costruito in maniera intelligente e lungimirante. Ci sono tre squadre che hanno battagliato quasi ad armi pari fin da inizio stagione. Nella prima parte il Ravenna sembrava poter avere il fiato per allungare sulle altre, poi nella fase centrale è venuto fuori il valore di un Arezzo che ha nell'individualità il punto di forza assoluto della propria rosa. Ora stiamo assistendo a una rimonta furibonda e furiosa di un Ascoli che è superiore fisicamente e tecnicamente a tante squadre. Il campionato è bellissimo in ogni zona di classifica. Probabilmente la spunterà una tra Arezzo e Ascoli, dubito che il Ravenna possa avere la chance di accorciare: questo rush finale si gioca sui decimali, faccio fatica a incrociare i calendari. L'Arezzo ha avuto un po' di difficoltà a vincere in casa nell'ultimo mese e mezzo, l'Ascoli veniva da un trend micidiale di vittorie e con la Vis Pesaro era sotto fino al 90'. La classifica recita perfettamente quelli che sono i valori in campo".

Un commento sul fallimento della Nazionale?
"Sono tre anni che frequento le riunioni federali di Lega e vedo che c'è una maturata percezione di quella che è la situazione. Non è la mancata partecipazione al terzo Mondiale di fila che fa emergere determinati interrogativi. La geografia del calcio mondiale è cambiata, sulle analisi del calcio di casa nostra bisogna essere congruenti con lo status del nostro calcio a livello globale: sono passati i tempi in cui eravamo il primo calcio del mondo. Rimaniamo il primo calcio del mondo per formazione, ma c'è un problema serio che riguarda gli impianti. Non possiamo pensare di produrre prospetti e calciatori del futuro con qualità sopra la media se non lavoriamo sulle strutture. Noi ancora oggi, da società professionistica, siamo costretti a sospendere allenamenti o l'attività per una settimana perché non abbiamo le strutture o quelle strutture non reggono determinati tipi di interperie: è impossibile mantenere il passo col mondo se siamo costretti a fermarci. Come Carpi e come direttore generale faccio parte di una lega che si è interrogata prima delle altre sui cambiamenti necessari per mantenersi al passo. Non voglio fare nessuna distinzione, ma in Lega Pro siamo già in piena attività con i sistemi di Riforma Zola e salary cap. La Serie C ha avuto un'ottica pionieristica e lungimirante che va seguita dal calcio italiano. Bisogna cercare di investire convintissimamente sui settori giovanili. Possono anche ragionare su un numero minimo di italiani in distinta o in campo, ma bisogna essere capaci di produrli. Servono finanziamenti per avere settori giovanili di qualità. Non possiamo permetterci che ci siano sempre meno bambini e bambine che fanno calcio. Dobbiamo fare in modo che i ragazzi non restino a casa in isolamento: il calcio è uno dei migliori antidoti per combatterlo".