Le promozioni, i talenti e la gestione: la nuova sfida di Angelozzi è a La Spezia
Ci piacciono gli uomini che il calcio italiano lo conoscono come pochi, quelli capaci di ripartire da capo ogni volta senza perdere la bussola. Guido Angelozzi torna allo Spezia per la terza volta in carriera, e non è un caso che la chiamata arrivi proprio ora, con la squadra retrocessa in Serie C e un progetto tutto da rimettere in piedi. Un anno a Cagliari fatto di scommesse vinte: da Palestra, destinato alle big del grande calcio, al coraggio di scegliere Pisacane. Ma a 71 anni, il dirigente catanese non ha bisogno di presentazioni in Liguria: fu lui, nell'estate 2018, a costruire la prima storica promozione in Serie A della storia bianconera, in appena due stagioni di lavoro silenzioso e metodico. Un'impresa che nessuno, prima di allora, era riuscito a realizzare a quelle latitudini, e che gli ha garantito un posto permanente nel cuore della tifoseria aquilotta.
Ma quello spezzino è solo l'ultimo capitolo di una collana di trionfi costruiti uno dopo l'altro. Riavvolgiamo il nastro fino al Frosinone, dove Angelozzi arriva nell'ottobre 2020 e dove, insieme al presidente Stirpe e al tecnico Fabio Grosso, mette in piedi quella che resterà una delle stagioni più dominanti della storia recente della Serie B: il campionato 2022-23 chiuso a 71 punti, con tre giornate di anticipo sul resto del gruppo. Lì dentro c'è la sua firma più chiacchierata, quella sinergia stretta con la Juventus che porta in giallazzurro nel ritorno in Serie A tre giovani allora semisconosciuti come Soulé, Kaio Jorge e Barrenechea, trasformati in pochi mesi nei protagonisti di una cavalcata che, nonostante la retrocessione, lascia ricordi positivi. Non fu fortuna, fu fiuto puro.
Prima ancora c'era stato il Sassuolo, dove da direttore dell'area tecnica costruì il sesto posto in Serie A più la storica qualificazione all'Europa League dei neroverdi, coronata dal 3-0 sull'Athletic Bilbao al debutto continentale: un risultato che, per una provinciale emiliana senza alcuna tradizione europea, aveva il sapore della favola. E prima ancora, al Bari, raccolse l'eredità di una squadra appena retrocessa e la trasformò, nella stagione 2013-14, in una delle rivelazioni della Serie B, fermata solo a un passo dalla finale promozione. La prima vera consacrazione, però, porta la data del 2008: il Lecce di Angelozzi conquista la Serie A attraverso i playoff, dopo quattro anni difficili fatti anche di due retrocessioni, segno che la pazienza, per lui, è sempre stata un'arma tattica prima ancora che una virtù personale.
Dietro tutto questo c'è un'idea di calcio precisa: relazioni dirette con osservatori di fiducia, fiuto per i giovani prima che esplodano, e la capacità di restare fedele a un metodo anche quando i risultati tardano ad arrivare. Da calciatore aveva girato l'Italia tra Catania, Paganese, Giulianova e Barletta, mestiere umile su campi minori, lontanissimo dai riflettori che oggi accompagnano ogni sua mossa di mercato. Eppure è da lì, da quella gavetta silenziosa, che ha imparato a riconoscere il talento prima degli altri. Lo Spezia che lo riaccoglie oggi non è la squadra che lasciò proiettata verso l'Alta classifica della A: è un cantiere aperto, con un bilancio da sistemare e una categoria da risalire. Ma se la storia recente insegna qualcosa, è che Angelozzi le imprese impossibili le ha già fatte diventare la sua normalità.
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