Catania, Longo: "Non so se sia la svolta, i risultati sono frutto del lavoro"
Emilio Longo, allenatore del Catania, ha analizzato in sala stampa il netto 4-0 sul Cosenza, prima vittoria stagionale in campionato, chiarendo subito un equivoco sulle sue parole rilasciate prima della gara sulla possibilità di giocare più sulle ripartenze: "Non credo di aver detto esattamente questo. Ho detto che stasera la squadra si è abbassata di dieci, quindici metri, provando a mantenere quindici metri dietro la linea difensiva avversaria per attaccare la profondità: quando recuperavamo palla eravamo probabilmente una squadra più diretta. Quando invece avevamo il possesso, non abbiamo cambiato praticamente nulla, se non invertito il centrocampo, passando da un vertice basso a un vertice alto: la squadra ha comunque provato a fare quello che fa sempre. Durante la settimana abbiamo lavorato su ciò che non funzionava, e l'unico vero elemento distintivo di questa partita è che non siamo andati nell'uno contro uno fin dall'inizio dell'azione avversaria, tenendo due linee più strette in fase di non possesso. Tutto il resto è ciò che abbiamo curato durante tutta la preparazione e la stagione, riportato in campo stasera".
Al netto dei tanti segnali positivi arrivati dalla panchina e dalla prestazione dei singoli, Longo ha indicato cosa lo avesse soddisfatto più di tutto: "Mi ha soddisfatto che la squadra, per tutta la settimana, si sia tenuta lontana dalle sconfitte passate e abbia lavorato come nelle altre settimane, provando a fare le cose nostre. Io oggi non avrei barattato una vittoria diversa da questa: sapevo che bisognava vincere, ma ho chiesto ai ragazzi tutta la settimana che la mia vittoria sarebbe stata avere una squadra identitaria a centrocampo. Non so se resteremo così bassi o se faremo un pressing ancora più basso, ma quello che conta è che la squadra abbia dimostrato di portare in campo quello che prova durante la settimana. In tre settimane la squadra può e deve fare ancora meglio, perché il risultato di stasera potrebbe far sembrare che non ci sia nulla da correggere da domani: invece io credo che la cosa più importante sia staccarci dal risultato e sistemare da subito alcune cose che anche stasera non hanno funzionato. Come sempre, però, il risultato fa apparire tutto bello o tutto brutto".
Lo schieramento visto in campo, un 4-2-3-1 con vertice alto affidato a Cavuoti, ha incuriosito parecchio in sala stampa insieme alle condizioni degli ultimi arrivati: "Il calciatore più pronto per essere inserito tra i titolari era Cavuoti, ed è andato in campo perché ha svolto tutta la preparazione, tanto da essere portato in panchina anche a Cagliari in Coppa Italia. Gli altri hanno bisogno di tempo: Caligara ha bisogno di tempo, Cabianca ancora di più. Nel giro di due, tre settimane la squadra costruita nell'ultimo giorno di mercato avrà la sua reale dimensione. Dobbiamo mettere in conto che chi è arrivato per ultimo ha bisogno di tempo in più, mentre Cavuoti si allenava già a pieno regime con una squadra e si è visto che aveva il passo giusto per quel tipo di lavoro. Ci eravamo già incrociati diverse volte, e sapevo che avrebbe potuto darci filo da torcere, interpretando quel ruolo tra mezzala che si sposta, trequartista che si allarga ed esterno che porta doppia superiorità in pressione: un calciatore che poteva aiutarci, visto anche che una mezzala fisicamente pronta al cento per cento in questo momento non l'ho ancora a disposizione. Piuttosto che sprecare tempo per adattare qualcun altro a un ruolo non suo, ho preferito mettere ognuno nella propria posizione naturale, e mi pare che le cose siano andate bene".
Con Cavuoti protagonista, resta da capire se il 4-2-3-1 diventerà un punto fermo o solo una delle opzioni possibili: "Credo che questa squadra possa cambiare pelle con molta facilità: quando avrò tutti a disposizione, potremo fare più cose, anche giocare a tre dietro. Sono contento di poter scegliere strategicamente partita per partita, senza dare punti di riferimento fissi. Mi piace sottolineare che, a prescindere da come ci si dispone in campo, la squadra deve avere principi di gioco chiari: stasera, anche nei primi venti minuti dove poteva esserci un po' di tensione, ho visto tutti provare a fare le cose giuste, con la rotazione del centrocampo, una difesa che non buttava mai via il pallone, trasformazioni frequenti in una difesa a tre, l'inserimento del centrocampista sulla linea che allargava i due centrali portando avanti gli esterni, i terzini che salivano sia negli spazi interni che in ampiezza. Sono meccanismi che hanno bisogno di tempo e di fiducia: la squadra, dopo tante sconfitte, li ha ripetuti con grande costanza, e ne sono orgoglioso, perché abbiamo vinto senza snaturarci, con qualche accorgimento in più ma portando identità a centrocampo".
Sulla possibilità che questa vittoria possa rappresentare la svolta della stagione, Longo è prudente: "Sulla svolta, credo che i campionati siano fatti di partite: non ho letto molto in questi giorni, ve lo dico sinceramente, perché in questo momento sarebbe stato solo un peso in più. Conoscendo il calcio da tempo, ritengo fondamentale pensare che il risultato è sempre figlio di un lavoro: fare paragoni con difese schierate in modo completamente diverso, con principi diversi, magari calcolati dopo trentotto partite contro appena due, è come paragonare il prezzo di una mela e di una banana, sono due frutti diversi. Sono paragoni che trovo un po' stucchevoli. Credo che questa squadra possa giocare come sta giocando: mi hanno chiamato per far giocare la squadra in un certo modo, e su quello devo continuare a lavorare. Russo? Si è dato molto da fare: può crescere ancora tanto in condizione, direi un altro trenta, quaranta per cento, soprattutto nella capacità di leggere gli spazi e attaccare la profondità, perché è un attaccante moderno. Ma anche stasera ha dimostrato quanta voglia ha, quanti chilometri corre per la squadra anche fuori dal possesso: stasera è stata una gara di grande cattiveria senza palla per tutta la squadra, una cattiveria che però nasce dal dolore delle sconfitte passate. Non dobbiamo restare troppo dentro quel dolore, ma essere cattivi per allontanarcene".
Il ritrovato equilibrio a centrocampo con Quaini, Torrasi e Cavuoti può essere stato la vera chiave di volta: "Ringrazio per i complimenti e mi auguro di poterli portare avanti insieme alla squadra: penso sia un punto di partenza per tutti, rispetto a quanto fatto finora. Sul centrocampo, quando saranno tutti in piena condizione avremo ancora Vallocchia, Caligara, Corbari: un reparto con doppie soluzioni ovunque, che ci permetterà competizione tale da poter giocare a tre con facilità o a due con un trequartista alle spalle, con altrettanta naturalezza. Mi auguro che questa competizione settimanale porti tutti a lavorare come stiamo facendo". Prima di chiudere, il tecnico ha voluto dedicare un pensiero a un giocatore in particolare, nonostante un errore nel finale di gara: "Vorrei parlare di Quaini e di quanto sia importante in termini di abnegazione, spirito di sacrificio, identità: non parla molto, ma è come se parlasse ogni secondo per come si muove in campo. Rappresenta davvero la possibilità, per tutti, di dare qualcosa in più. Fa il centrale, fa l'interno, e lo fa sempre con lo stesso rendimento e la stessa cattiveria: dobbiamo salire tutti a quel livello, sporcarci di più. Oggi lo abbiamo fatto, ma prima di dire che abbiamo compiuto un passo avanti, voglio vedere questa prestazione ripetuta nel tempo, e a lungo".
Sull'impatto degli esterni offensivi, apparsi decisamente più incisivi rispetto alle prime giornate: "È evidente che oggi siano stati devastanti. Su Cicerelli aspetterò i numeri dal reparto di preparazione atletica, ma secondo me ha fatto benissimo entrambe le fasi, adattandosi spesso a fare il quinto quando serviva, con strappi importanti. Anche Lunetta è stato incisivo, e probabilmente da entrambi potevamo aspettarci un altro paio di conclusioni nell'arco della partita, visto che in un paio di situazioni ha avuto qualche esitazione ma si è comunque fatto trovare pronto. Oggi tutti faremo valutazioni sull'onda della vittoria, ma restiamo quello che siamo stati anche nelle uscite precedenti: non voglio dimenticare cosa avevamo fatto prima, però oggi la crescita ha preso una direzione positiva. Siamo riusciti a sbloccarla subito, abbiamo attraversato un momento di sofferenza senza palla in modo intelligente, e questo dimostra come a volte siano gli episodi a condizionare le partite. Questa gara è stata così bella perché gli episodi sono stati tutti dalla nostra parte: mi piace pensare che sia successo perché avevamo uno spirito e una visione, verso la difesa del progetto, molto più alti rispetto alle altre partite".
Sulle condizioni di Pagliai, uscito anzitempo per un problema fisico: "Dobbiamo aspettare i riscontri, mi auguro non sia un secondo caso di trauma al ginocchio: mi darebbe molto fastidio, perché fino a oggi di problemi muscolari ne abbiamo evitati tanti, abbiamo avuto pochissimi infortuni, e questo stonerebbe con quanto stiamo facendo. Speriamo che gli esami nelle prossime quarantotto ore non ci portino a un nuovo e pesante stop".
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