Cosenza, Buscè: "Col Casarano collasso mentale. A gennaio squadra indebolita"
È finita nel peggiore dei modi l’avventura del Cosenza nei playoff: un 5-1 pesante contro una squadra, il Casarano, che forse è stata sottovalutata. Anche se non è di questo avviso mister Antonio Buscè: "Assolutamente no, non l’abbiamo sottovalutata. Nei giorni dopo la partita con la Cavese avevamo già analizzato le quattro possibili avversarie. Avevo detto che il Casarano era una squadra con un gioco molto offensivo, con giocatori importanti fatti apposta per attaccare. In campionato aveva fatto quasi 60 gol ma ne aveva subiti 56-57: era chiaro che tipo di partita avremmo affrontato. Cosa è successo? Dico quello che ho detto ai ragazzi a fine partita. Resta questo brutto risultato, inaspettato. Però per 43 minuti del primo tempo il Casarano non aveva tirato in porta. Noi non siamo riusciti a consolidare il vantaggio e a chiuderla (potevamo andare sul 2-0 o 3-0). Quando abbiamo preso il gol al 44’ su un nostro infortunio, la squadra è andata in tilt. A fine primo tempo ho detto al mio staff che vedevo un blackout generale. A livello emotivo e mentale questa squadra non ha retto. Sull’1-1 eravamo ancora pienamente in partita. Purtroppo sono arrivati i fantasmi, la paura di non farcela. Il secondo gol da 30 metri ci ha spezzato le gambe proprio perché mentalmente non c’eravamo più. Ho cercato di dare tranquillità e fiducia nell’intervallo, ma non recepivano più nulla. È arrivato un collasso mentale. Il quarto e quinto gol sono arrivati perché la squadra giocava senza più preoccupazioni. Ho rivisto la partita: ci sono 3-4 occasioni sprecate da giocatori importanti come Florenzi ed Emmausso. Sono cose inspiegabili. Il Casarano nel secondo tempo ha fatto cinque tiri e cinque gol. Un blackout totale".
E adesso? "Bisogna avere lucidità. È un risultato brutto che dispiace tantissimo, soprattutto perché il gruppo non lo meritava. Fa male uscire così dai playoff. Detto questo, non voglio buttare via 10 mesi di lavoro importantissimi. Questa squadra ha riportato più di 3000 persone al Marulla, ha creato entusiasmo e compattezza in una situazione difficile. Abbiamo avuto un periodo complicato a gennaio, ma ci siamo rialzati con serietà e voglia di rivalsa. Siamo l’unica squadra ad aver vinto più partite in casa di tutti e tre i gironi, abbiamo 17 marcatori diversi, la terza miglior difesa e il quarto miglior attacco. Questi numeri non si cancellano. Non permetto a nessuno di denigrare il lavoro fatto in 10 mesi. Abbiamo portato rispetto alla maglia dal primo all’ultimo giorno, e questo è la cosa più importante".
Inevitabile parlare di futuro, visto che il tecnico è in scadenza: "Ora è ancora presto per decidere. A giorni mi incontrerò con il presidente e la società. Lo farò con grande tranquillità e serenità. Chi fa questo lavoro deve essere consapevole che per migliorare bisogna fare uno step successivo. Se ci saranno le condizioni a 360° per fare meglio di quest’anno, potremo discutere e trovare una quadra. Altrimenti ognuno prenderà la propria strada con una stretta di mano e rispetto reciproco".
Inevitabile anche spiegare come mai a fine gara nessuno si è presentato in sala stampa: "È stata una scelta della società. Volevano prima fare un comunicato ufficiale. Io ero disponibile già ieri, ma abbiamo deciso insieme di fare la conferenza oggi. Non c’è nulla da nascondere e non mi vergogno di niente. Sono qui a Cosenza, a disposizione di tutti".
Buscè ha chiara anche una cosa: "A gennaio la squadra è stata indebolita? Probabilmente sì. L’assenza di Mazzocchi è stata pesantissima. Abbiamo perso anche la forza di Ricciardi a centrocampo, che era devastante nelle transizioni. Abbiamo dovuto adattarci a giocatori con caratteristiche diverse e con meno tempo per inserirli. Gennaio è stato devastante, ma nonostante tutto la squadra si è rimessa in carreggiata".
E sull’operato della società: "Ho avuto punti di vista diversi dal presidente su alcune situazioni, e l’ho detto chiaramente. Però ho sempre lavorato con professionalità. Non sono Mourinho o Conte, non posso ribaltare le scrivanie. Qui servono conti in ordine, soprattutto in Lega Pro. Ho scelto di restare accanto al gruppo nei momenti difficili, come si fa con i propri figli. Non giro le spalle alla prima difficoltà. Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto io, il mio staff e i giocatori".
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