Di Cesare e il Bari si separano: la bandiera che non ha potuto fermare la caduta

Di Cesare e il Bari si separano: la bandiera che non ha potuto fermare la cadutaTMW/TuttoC.com

Quattro mesi in mezzo alla tempesta, con il peso di una fascia da capitano che non si toglie nemmeno quando sei dietro una scrivania. Valerio Di Cesare e il Bari si preparano a dirsi addio: secondo quanto riportato da Antenna Sud, il dirigente biancorosso - legato al club da un contratto fino al 2027 - e la società starebbero lavorando a una risoluzione consensuale. La retrocessione in Serie C, arrivata nel modo più crudele con due 0-0 contro il Südtirol nel doppio playout, ha reso impensabile ogni ipotesi di continuità. Nel post gara di Bolzano, Di Cesare non si è nascosto: "Abbiamo fatto un fallimento totale. Una ferita che mi porterò per sempre dentro. Se oggi siamo retrocessi è anche responsabilità mia." Parole che pesano il doppio, dette da chi quella maglia l'ha vissuta con le viscere per oltre un decennio: 235 presenze e 21 gol in biancorosso, la fascia di capitano, il gemellaggio con la Salernitana celebrato nella sua partita d'addio del luglio 2024 al San Nicola.

La verità è che il percorso da direttore sportivo di Di Cesare dura in realtà poco più di quattro mesi. Fino al 19 gennaio era vice di Giuseppe Magalini: la famiglia De Laurentiis, con la squadra penultima dopo la sconfitta con la Juve Stabia, ha azzerato l'area tecnica e promosso l'ex capitano a responsabile dell'area tecnica. In quei dieci giorni di mercato invernale, Di Cesare ha gestito undici arrivi - tra cui Cistana, Odenthal e Piscopo - e nove partenze pesanti, compreso il capitano Vicari prestato alla Reggiana e Castrovilli ceduto al Cesena. Una sessione fatta più di necessità che di disegno. I lampi non sono mancati: sette punti tra la 26ª e la 28ª giornata, il Bari a un solo punto dalla salvezza. Poi il crollo, il 4-0 di Pescara nello scontro diretto, e la rincorsa spenta sul campo di Bolzano.

Difficile giudicare un dirigente su quattro mesi vissuti dentro una nave che faceva acqua da prima del suo arrivo. Di Cesare ha accettato di mettere la faccia su una stagione già compromessa, perché quella faccia, a Bari, vale più di qualunque organigramma. E anche nel finale ha mostrato lo stesso temperamento ribollente di sempre: espulso per proteste in panchina contro il Südtirol, lo stesso istinto viscerale che da calciatore gli era valso il record di giocatore più espulso della Serie B 2009-10. Ora il sindaco Vito Leccese parla di legame "definitivamente rotto" tra la città e l'attuale management, invoca la vendita del club, e sullo sfondo restano le voci di cessione e il nodo della multiproprietà con il Napoli. Il Bari dovrà ricostruire tutto: la rosa, l'area tecnica, il rapporto con una tifoseria ferita. E lo farà senza la sua bandiera, che esce di scena assumendosi colpe che, in larga parte, non erano sue.