Masitto: "Personalità, gamba e mentalità: la Cavese ha mostrato chi vuole diventare"
Dalla sala stampa “Raffaele Senatore”, al termine della prima edizione del Trofeo Catello Mari, mister Cristiano Masitto ha commentato la prova della Cavese, sconfitta 1-0 dalla Juve Stabia ma protagonista di una prestazione intensa e apprezzata dal pubblico. Il confronto con la stampa ha toccato temi tecnici, mentali, tattici e ambientali: dalla qualità del gioco alla completezza della rosa, fino all’impatto di uno stadio pieno in una serata dedicata alla memoria di Catello. Masitto ha mostrato idee chiare: identità, aggressività, duttilità e una mentalità che deve puntare in alto.
Il risultato conta fino a un certo punto, ma per quanto visto tra primo e secondo tempo lo 0 nel punteggio sembra ingiusto. Nel primo tempo il merito è stato del portiere Boer, nel secondo è mancata lucidità nell’ultima giocata. Il gol subito è evitabile, ma non fa statistica. Cosa le lascia questa partita?
«Sono d’accordo. I ragazzi meritavano il gol: l’hanno cercato con insistenza in entrambi i tempi e ci siamo arrivati tante volte. È importante arrivarci, e arrivarci bene, con tanti uomini. Sono molto contento della prestazione: abbiamo interpretato bene la partita contro una squadra forte, di categoria superiore. Chiedevamo personalità e l’abbiamo avuta. Ho ricevuto grandi indicazioni da tutti, sia da chi è partito dall’inizio sia da chi è subentrato. Questo fa ben sperare».
Il fatto di avere praticamente metà squadra in campo fino all’80’ indica già una prima impronta sull’undici tipo. Tante variazioni di ruolo ed è arrivato Alberti: la squadra è completa o il mercato può ancora riservare qualcosa?
«La settimana scorsa avevo detto che ero molto contento del gruppo. Il direttore mi ha regalato Alberti, che ci serve tantissimo. Credo che siamo completi. Ho una squadra camaleontica, che può fare più cose durante la partita e che permette di esprimere le mie idee di calcio moderno. Stiamo inserendo qualcosa di nuovo, ma lo fanno in modo spontaneo perché hanno qualità. Sono molto contento dell’arrivo di Alberti, della prestazione di Fusco e di tutti i ragazzi: ci sarà bisogno di tutti. Il campionato è lungo, difficile, si gioca ogni 4-5 giorni. La rosa è al top».
Ho visto una squadra molto quadrata, con movimenti del 3-5-2 dell’anno scorso ma già con il “Masitto pensiero”. Un primo bilancio della preparazione? E con l’arrivo di Alberti, quanto spazio avranno i giovani che oggi sono entrati bene?
«Parto dai giovani: abbiamo una rosa completa, con tanti doppioni come è giusto che sia, ognuno con caratteristiche diverse. Per noi dello staff sarà meraviglioso lavorare ogni partita. Mi è piaciuto il feedback: ciò che abbiamo preparato in allenamento si è visto in campo. Con una rosa così posso lavorare sulle partite in tanti modi. Sulla preparazione: abbiamo l’obbligo di lavorare bene. La squadra aveva già lavorato molto l’anno scorso, ma oggi ho giocatori con grande gamba. Il mio calcio valorizza ciò che hanno già fatto bene, ma aggiunge una forza diversa. Oggi ho visto una squadra aggressiva, che è andata a prenderli alti senza paura. Ci alleniamo su questo principio, ma possiamo lavorare anche su altri: mi piace preparare ogni partita in modo diverso».
Lei dà grande importanza alla parte mentale. Stasera si è vista. Ma sappiamo che non le piace perdere nemmeno nelle amichevoli. Cosa le è piaciuto di più e cosa di meno dell’atteggiamento?
«L’atteggiamento mi è piaciuto sempre, in entrambi i tempi. Mi è piaciuto meno il poco coraggio in alcune situazioni al limite dell’area: lì servono cattiveria e personalità. Non parlo delle occasioni da gol, perché ci siamo arrivati bene. Parlo di quelle situazioni in cui un attaccante o un esterno deve entrare in area, cercare il rigore, spostare la palla per tirare. Non mi piace quando si temporeggia e si torna indietro. Ho giocatori che hanno gol nelle corde: quando si sbloccherà uno, a catena arriveranno gli altri».
Una domanda sugli spalti: qual è stata la sua emozione nel “battesimo” al Simonetta Lamberti?
«Ero curioso di vedere la squadra con il pubblico. Durante la settimana sono molto dinamico e fastidioso, ma la domenica mi piace godermi ciò che abbiamo preparato. Il pubblico è stato meraviglioso: una bella emozione. I ragazzi hanno aumentato qualcosa grazie al calore dello stadio. Avere questo tifo fa aumentare i ritmi e permette di raggiungere limiti che altrimenti non si raggiungerebbero. Poteva esserci anche una squadra di Serie A: il mio modo di vedere il calcio è questo, anche contro Juventus o Napoli. Quello che è venuto fuori oggi è il massimo di ciò che possono fare, e voglio vederlo sempre».
Questa amichevole ha portato allo stadio centinaia di tifosi, forse tremila. Si può dire che il pubblico sia un “doping” per questa squadra? E quanto è importante che sia la Cavese a trascinare la gente?
«Assolutamente sì. Dobbiamo dare spazio alle caratteristiche che ci rappresentano: sudore, rabbia, corsa, grinta, fame, tenacia. Non sono caratteristiche di chi deve salvarsi: sono caratteristiche di chi vuole vincere. La fame ce l’ha chi vince, non chi si salva. Devono fare uno step mentale: glielo ricordo ogni giorno. Ai miei tempi, Vialli, Ravanelli, Del Piero facevano chilometri in fase difensiva: quella era fame. Non solo le squadre che si salvano devono avere certe caratteristiche: questo è l’inizio. Dobbiamo alzare l’asticella. A me piace questa idea».
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