Salernitana, la vittoria non cambia la sostanza: senza rinforzi di spessore la B è un miraggio

Salernitana, la vittoria non cambia la sostanza: senza rinforzi di spessore la B è un miraggioTMW/TuttoC.com
© foto di Chiara Biondini
Oggi alle 10:30Girone C
di Luca Esposito

Una vittoria che non scalda i cuori, una Salernitana che non ha brillato sul piano del gioco nemmeno quando l’Atalanta23 è rimasta in doppia inferiorità numerica. Non entriamo nel merito delle decisioni arbitrali che hanno fatto infuriare i padroni di casa (a norma di regolamento le espulsioni c’erano), ma certamente dai granata ci si attendeva qualcosa in più. Da qualche tempo a questa parte è quanto mai palese l’involuzione sul piano del gioco. Errori tecnici, manovra monotematica, continui cambi di modulo, difficoltà enormi a fare gol e una condizione atletica non invidiabile giustificano i mugugni di una piazza che si sta progressivamente rassegnando all’idea di dover lottare solo per gli spareggi visto che in vetta le big non perdono colpi e vincono convincendo. Se a tutto questo aggiungiamo il calo di calciatori come Longobardi, Villa, Ferrari, Liguori, Ferraris (che ha l’attenuante di giocare spesso fuori ruolo) e Capomaggio, le esclusioni forse frettolose di Varone e Knezovic, l’assenza prolungata di Inglese e Cabianca e la lentezza nel chiudere le operazioni di mercato possiamo dire che, in fondo, aver conquistato 42 punti, 12 vittorie (tutte con un solo gol di scarto, se non è un record poco ci manca) ritrovandosi a -6 dal tandem Benevento-Catania è quasi un’impresa sportiva. Proprio per questo siamo a cospetto di un bivio: o l’allenatore sta facendo un miracolo calcistico valorizzando al massimo una rosa che non è una corazzata o Raffaele sta depotenziando un gruppo che forse si è spento psicologicamente perché non crede più nel suo progetto tecnico-tattico. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Il mister sta commettendo qualche errore, non ha dato ai granata quel gioco spumeggiante che era lecito attendersi dopo il gran campionato a Cerignola, ma l’organico ha delle lacune che solo investendo potranno essere colmate. In fondo più di così proprio non si poteva fare.

Di certo c’è che, al momento, il mercato non ha colmato le lacune. Longobardi, arrivato a dicembre e atteso tre mesi, non sta facendo la differenza. Arena ad Arezzo era una riserva, la firma di Carriero è stata facilitata dai problemi del Trapani e Berra fa parte dei tanti calciatori che il Crotone ha messo in uscita per sistemare il bilancio. Se poi Raffaele invoca un bomber da 15 gol e arriva una riserva del Siracusa come Molina è evidente che qualcosa non stia andando nella giusta direzione. Faggiano, finito nel mirino della critica come si evince dai tantissimi commenti negativi sul web, non brilla in celerità quando si tratta di chiudere le operazioni più importanti. Visto Casasola a Catania? L’esterno destro forse più forte della categoria era virtualmente granata, ma la Salernitana ha perso tempo facendoselo “scippare”. Stesso discorso per Capuano (a luglio mancava solo la firma), Cuppone, Chiricò e altri elementi che avrebbero innalzato per davvero il tasso tecnico di una rosa che necessita di un difensore centrale rapido, due centrocampisti, un esterno offensivo e un attaccante. In pratica mezza squadra oltre ai cinque innesti già ufficializzati nell’ultimo mese e mezzo. Considerando che Coppolaro e Frascatore sono già andati via, che Varone è virtualmente fuori squadra al pari di Knezovic e che dovrebbe andar via anche Ubani possiamo dire che non è eresia parlare di bocciatura per l’operato del ds che, non a caso, era stato messo fortemente in discussione da parte del club all’indomani della brutta figura di Siracusa. In 14 giorni si capirà se Faggiano riuscirà a prendere i top player che servono come il pane, soprattutto ora che ha dichiarato pubblicamente che non ci sono problemi di budget. E qui siamo a cospetto del bivio numero 2: o l’ex ds del Catania parla da aziendalista a protezione di una società che non sta brillando per investimenti sul mercato da due anni e mezzo o non riesce a prendere gente forte pur avendo i soldi in tasca. E in questo clima di confusione generale c’è una tifoseria spaesata.

Ieri a Caravaggio altro sold out nel settore ospiti al netto della legittima scelta degli ultras di disertare in segno di dissenso verso le squadre B. Ma all’Arechi il calo di spettatori è evidente. Col Cosenza erano in meno di 9000 per uno scontro diretto fondamentale, non si tocca quota 14mila dal derby con la Casertana di due mesi e mezzo fa e c’è il rischio, col Giugliano, di registrare di nuovo il minimo stagionale. Anche il clima sugli spalti non è quello caldissimo che spesso ha fatto la differenza. La gente teme di vivere un’altra stagione negativa e, dopo due retrocessioni di fila, pretendeva l’allestimento di una squadra fortissima senza badare a spese. Qualche giorno fa coro e striscione all’indirizzo di Iervolino: “Caccia i milioni, dopo tante promesse e fallimenti pretendiamo investimenti”. Poi la scelta di tantissime persone (abbonati compresi) di restare a casa in segno di protesta. Ora un clima d’attesa che farà da preludio a una decisione forte: senza innesti importanti in tempi brevi non si esclude una pacifica, ma decisa diserzione collettiva. E la Salernitana perderebbe quello che da sempre è stato il più fedele alleato.