ADDESTRAMENTO E TERRITORIALITÀ, LE DUE PECULIARITÀ CHE LA SERIE C STA PERDENDO. BASTA COPIARE DA ALTRI PAESI SENZA COMPRENDERNE LE RADICI

Classe 1975, ex attaccante col vizietto del giornalismo. In carriera ha vestito, a suon di gol, le maglie di Pisa, Ascoli, Reggina, Napoli e Lecco.
30.10.2018 00:00 di Gianluca Savoldi  articolo letto 944 volte
ADDESTRAMENTO E TERRITORIALITÀ, LE DUE PECULIARITÀ CHE LA SERIE C STA PERDENDO. BASTA COPIARE DA ALTRI PAESI SENZA COMPRENDERNE LE RADICI

É stata un’altra settimana di polemiche, l’ennesima. Piano piano si sta perdendo il gusto di guardare le partite, la classifica. Nel calcio si sa, soprattutto se si vogliono fare le cose in grande, c’è poco da guadagnare. Allora attenzioni a far perdere entusiasmo a chi ha le facoltà di mettere denaro nel sistema anche a costo di rimetterci in proprio, ogni anno.

Mi hanno colpito molto, tra le tante, le parole di Giorgio Grassi, patron del Rimini, che ha parlato di “campionato falsato” e di una Serie C “a rischio di estinzione”. Se, come dice l’imprenditore romagnolo, persona rispettatissima e serissima che lavora e dà lavoro da una vita, “sei società hanno presentato una fideiussione non solida tra cui una addirittura falsa, e tre società non stanno pagando gli stipendi” non ha poi tutti i torti. Di fatto, indipendentemente dalla buona fede in cui voglio sempre credere, è come essere seduti ad un tavolo dove qualcuno ha barato, perché di fatto è antisportivo fare la campagna acquisti con soldi che non hai. Se si parte così, già al “via”, non si può parlare di campionato sano. Proprio nell’editoriale della scorsa settimana avevo sollevato il medesimo problema, partendo dal programma di Gravina ed ho ricevuto tantissime telefonate di addetti ai lavori che condividono con me le stesse preoccupazioni. Oggi come oggi alla Serie C vengono lasciate le briciole, in una suddivisione delle risorse a mio avviso poco equa, per di più con una forma i ricatto, quello del minutaggio che di fatto concorre al falsare anche le composizioni delle rose e delle squadre in campo, spingendo le società ad operare in funzione di un ritorno di cassa immediato anziché programmare ed investire nel settore giovanile, in tutto ciò a scapito del merito, senza il quale lo sport perde il suo significato intrinseco. Non mi stancherò mai di ripeterlo.

La C ha sempre rappresentato due aspetti FONDAMENTALI per il nostro calcio: l’ADDESTRAMENTO e la TERRITORIALITÀ. La sensazione, anche se spero con tutto il cuore di sbagliarmi, è chi ci sia un disegno per far morire la Serie C, che si vogliano tenere tutte le risorse per i grandi club. Perché la C costa molto e porta poco.

In Inghilterra, in Germania (se proprio vogliamo copiare le cose almeno andiamo a comprenderne le radici) gli stadi delle piccole cittadine sono pieni, con una prelazione del proprietario dell’abbonamento che dura fino alla morte dello stesso, solo allora entrano quelli i lista d’attesa da anni. Queste piccole società non fanno giocare i giovani di altri club, che coprono lo stipendio ed offrono un premio di valorizzazione, per prendere due spicci dalla federazione, ma investono sui giovani dei loro floridi vivai, e prima ancora nelle loro strutture.

Nella nostra C troppi club pagano giocatori 500 euro al mese per prenderne 2000 dai minutaggi e con la differenza ci pagano stipendi e costi. La presenza di strutture, di personale qualificato: questi dovrebbe essere uno dei requisiti per partecipare! La C deve continuare a vivere, il MONOPOLIO che si sta creando non fa bene al calcio italiano, non fa bene la calcio. Sarebbe sufficiente un governo forte, che garantisca equità con la certezza delle proprie leggi. Dobbiamo dare pregio alla C. Per dare spolvero cominciamo a selezionare. Meno partecipanti, solo chi ha la possibilità di fare Calcio: 2 giorni da 16. E la B ? In serie B 18 squadre sono più che sufficienti. Altro che 22....