ESSERE CALCIATORE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: SOGNI, PROBLEMI E ASPETTATIVE DI UNA CATEGORIA. LA LETTERA DI MIMMO GERMINALE

23.04.2020 00:00 di Nicolò Schira Twitter:    Vedi letture
ESSERE CALCIATORE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: SOGNI, PROBLEMI E ASPETTATIVE DI UNA CATEGORIA. LA LETTERA DI MIMMO GERMINALE

Ogni giorno siamo abituati ad ascoltare pareri e opinioni di dirigenti, procuratori, politici sul futuro del calcio. Quasi mai però viene data parola a chi sul campo è il protagonista principale: il calciatore. Oggi attraverso il mio editoriale ho deciso di ascoltare la loro voce attraverso una lettera, a cuore aperto, scritta di suo pugno da Domenico Germinale, attaccante della Cavese (oltre 300 presenze nei professionisti e più di 60 gol) che ha accettato di metterci la faccia e raccontare come stanno vivendo queste tribolate settimane i calciatori. Tra sogni, problematiche e speranze. Ecco la lettera che ci ha inviato:

"Da quando andavo al campetto vicino casa ne è passato di tempo, ma non è affatto passato nè l'amore nè la passione che ho verso questo sport, che oggi è anche il mio lavoro. Caro mio calcio, io e te ne abbiamo vissute tante! Belle e meno belle. 

Dall'esordio in Serie A con l'Inter di Roberto Mancini insieme a Leo Bonucci...la mia prima esperienza in c con Davide Astori.. Poi la Serie B dove in quella squadra esplose il gallo Belotti...i miei gol...il ginocchio rotto, proprio nel momento più bello... Fino ad arrivare a una carriera stabile nell'attuale Lega Pro fatta di tanti play off, a volte vinti e a volte persi...potrei citarne mille di emozioni...
Ma non è stato mica così semplice... Ecco forse è questo che vi sfugge. Non è stato facile inseguire i propri sogni: ci sono stati sacrifici, pianti, lontananze che ancora non ho colmato. Non ho avuto un rapporto normale con i miei genitori nè con i miei amici. Ho vissuto in un convitto tutta la mia infanzia. La sera mi addormentavo sul divano stremato dalla stanchezza, dopo aver fatto scuola, allenamenti e compiti. E sia chiaro: con questo non chiedo la compassione di nessuno, anzi, voglio semplicemente dire che me lo sono guadagnato, con orgoglio e sacrifici. Piuttosto, dov'è finito il vostro amore per questo sporte che fino ad un mese fa vi vedeva protagonisti nel gridare: voglio vincere?!? Forse non lo amate veramente come chi ha saputo dipingere di calcio tutte le pagine della propria vita. C'è un mondo che pensa come investire per poter essere al passo del CoronaVirus, un altro che invece pensa a come tagliare per poter “perdere” il meno possibile da questa situazione. Due pensieri diametralmente opposti.
Io sintetizzo tutto ciò con evoluzione ed estinzione.

Lo sport, il calcio, ogni allenamento, ogni partita, ogni volta che scendi in campo: il Calcio ti chiede di essere all’altezza di quello che fai. Ogni giorno c'è una prova da superare e - se sei fortunato - il tuo livello è decretato dalla somma di più prove, altrimenti molte volte ne basta anche una soltanto per confermarti o scartarti. Troppo basso, scartato! Troppo grasso, scartato! Troppo vecchio, scartato! Se il Virus implicasse una selezione così “veloce” e netta, quante delle nostre società rischierebbero? Tutti coloro che oggi vorrebbero la chiusura del campionato, hanno pensato a cosa faranno nel prossimo? Torniamo sempre lì: evoluzione o estinzione! Io dico Evolviamoci! Non scendiamo dalla barca, dove trovavamo ristoro proprio durante la tempesta, ma uniamo le forze. Tutti insieme. D’altronde come disse Papa Giovanni Paolo Secondo la pace richiede quattro condizioni essenziali: Verità, Giustizia, Amore e Libertà. 

Ammiro chi come il mio presidente, in questo momento sta riflettendo in silenzio, sapendo anche che certe scadenze non sono proprio immediate nel nostro sistema. Proprio in questo sistema dove sappiamo riconoscere chi è perbene e chi no. Noi calciatori non accettiamo di passare per i privilegiati della situazione, perché non lo siamo e in certe categorie non è affatto come vi fanno credere. Anzi. Non avremo mica voglia di togliere credibilità ad un sistema dove abbiamo investito?

Parliamo di un settore, il calcio, che e' il terzo per prodotto interno lordo della nazione, che fa lavorare migliaia di persone. La stessa cosa vale per tutti i dipendenti dei vari enti che fanno ipotesi così come quei dirigenti che commentano e analizzano in base alla loro classifica attuale... Qualcuno forse dimentica l' attore principale, la parte finale del sistema: IL CALCIATORE.
Eh sì, sembrerà strano ma è proprio lui. Gli stadi erano pieni, quando l'unica regola era chi è più forte gioca. Quando si andava a vedere uno spettacolo fatto da uomini che avevano dato tutto per arrivare e VINCERE. Uno spettacolo composto anche da giovani emergenti, forgiati dalla difficoltà di poter arrivare in alto in un campionato difficile. Serie A, ma Serie B, Serie C e pure Serie D. Un sistema improntato sulla figura del calciatore, sul valore dell'artista, un sistema meritocratico. Sicuramente era un momento sociale diverso, ma questo non impediva a nessuno di non avere gli occhi pieni di soddisfazioni nel vedere la propria squadra vincere. Nel frattempo noi attori principali sapevamo che lo stadio era pieno, sapevamo che dovevamo lottare anche per quei bimbi che ci osservavano, perché lo eravamo stati anche noi... e anche noi come loro sognavamo di diventare calciatori. Capitava anche di non prendere lo stipendio, ma nessuno lo diceva: faceva parte del gioco e noi, che sapevamo avere un peso all'interno della società, dovevamo comunque dare un segnale, perché la domenica giocava la squadra. Una squadra che rappresentava un'intera città. Abbiamo saputo dare soddisfazioni ai nostri tifosi, sapendo fare gruppo nelle difficoltà... 

Eh sì, noi lo sappiamo bene cosa significa lottare per un ideale: tutti insieme, proprio come fa un tifoso, che resta l'altra componente principale di questa bella realtà chiamata calcio. E voi sapete unirvi nelle difficoltà? Non voglio passare per uno stupido che chiede meritocrazia in questo momento sociale, ma un po' di onestà la chiedo, perché noi non siamo i favoriti/privilegiati in tutta questa storia. Noi abbiamo dato tutto per questo sport. Negli anni ho visto calciatori forti, con una famiglia a carico, non arrivare a fine mese soltanto per colpa di qualche "genio", che è entrato nel sistema promettendo mari e monti. Ho anche visto qualcun altro smettere, nonostante le sue indubbie capacità a causa delle nuove regole rispetto al numero della rosa. La mia non vuole essere una polemica, ma un invito a prenderci tutti per mano. In primis noi artisti, che restiamo gli attori principali del calcio, presidenti ed enti. Tutti uniti nel combattere per quello che sappiamo fare.  Visto che ogni settimana tutti noi siamo giudicati per il risultato ed è sbagliato che noi calciatori in questo momento passiamo per la parte sporca, per coloro che non hanno fatto sacrifici come ad esempio hanno fatto i nostri genitori per darci un futuro. Stringiamo i denti, usiamo questo momento per riflettere e far capire che senza un grande muratore non c'è una grande impresa e viceversa. Noi siamo pronti a ripartire conoscendo anche gli sforzi fatti dai nostri presidenti. Lo facciamo perché ne abbiamo bisogno, non per divertimento. Lo dico senza ipocrisia, perché a tutti in questo momento serve lo stipendio. È così in queste categorie: chi non se la sentisse più è libero di scegliere liberamente altre strade, ci mancherebbe. Magari ci saranno meno posti di lavoro, ma sono sicuro che rimarrà più passione, rimarranno gli artisti che sanno dipingere con qualità e capacità, tutto un po' più meritocratico. Caratteristiche, ahimè ultimamente trascurate. Ho amato e odiato il mio lavoro, ma farà sempre parte di me. Indelebilmente".

Domenico Germinale