Ghirelli-Aic, per fortuna vince il dialogo, anche se a pagare sono sempre le società. Da risolvere il caso Trapani, liste a 24 sbloccano il mercato. Che dramma per De Dantis

26.09.2020 00:00 di Luca Esposito Twitter:    Vedi letture
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Ghirelli-Aic, per fortuna vince il dialogo, anche se a pagare sono sempre le società. Da risolvere il caso Trapani, liste a 24 sbloccano il mercato. Che dramma per De Dantis

Non potevamo non iniziare questo editoriale ricordando il giovane De Santis. Un arbitro, ma soprattutto un uomo nel pieno della maturità e che è stato barbaramente ucciso a coltellate in quel di Lecce. Una notizia che ha sconvolto tutti, che dovrebbe far capire quanto il clima avvelenato che si respira da tempo (anche per colpa dei social) possa poi sfociare in tragedie inimmaginabili e che rovinano per sempre la vita di intere famiglie. Lo ricordiamo come un fischietto molto scrupoloso, spesso premiato nelle nostre rubriche con voti molto alti e che, senza voler scadere nella classica retorica, avrebbe ampiamente meritato il passaggio alla CAN B già quest’anno. Il destino non gli ha permesso di proseguire il suo percorso e di coronare uno dei tanti sogni nel cassetto, ben ha fatto il presidente Nicchi a promettere una serie di iniziative utili ad onorarne la memoria e a sensibilizzare le tifoserie italiane su tante tematiche di strettissima attualità. Per quanto sia difficile proviamo ora a parlare di calcio e, in particolare, di un calciomercato che ripropone quasi ogni settimana gli stessi scenari. A muoversi sono in poche. Sempre le stesse. In pratica tutti i club blasonati che non hanno mai nascosto la volontà di tentare il grande salto in cadetteria. Il Bari si è affidato ad una garanzia come Gaetano Auteri e, imparando la lezione dell’anno scorso, ha capito che i nomi non bastano per vincere il campionato. La proprietà ha mantenuto la stessa intelaiatura ripartendo da gente come Frattali, Antenucci e Simeri che può fare la differenza. Progressivamente arriveranno almeno altri 2-3 colpi di spessore, ma la sensazione è che la dirigenza stia facendo un mercato più oculato. Ternana, Triestina, Perugia, Padova e Catanzaro si stanno muovendo bene, va dato atto al presidente Santopadre di aver vissuto la retrocessione degli umbri con grande dignità sportiva e di aver risposto alle due contestazioni della piazza senza mai fare polemica e con investimenti mirati per tornare quanto prima in serie B. Il minimo sindacale per una tifoseria che ha sempre rappresentato una marcia in più per i biancorossi.

Ci sono, però, altre due realtà che vanno seguite con grande interesse: la Carrarese, che ormai da un triennio si è stabilizzata in zona playoff, e l’Alessandria, molto attiva sul mercato e guidata da un allenatore come Gregucci a caccia di riscatto personale e affamato di risultati. Anche lui può essere una garanzia per la categoria, specialmente sul piano umano. Dopo un avvio in sordina, anche l’Avellino si è ripreso: il direttore sportivo Di Somma ha rivoluzionato l’organico, cedendo Parisi ma assicurandosi le prestazioni di un attaccante esperto come Maniero che, se in forma, può essere una delle mine vaganti del girone C. Senza tralasciare gli acquisti di Tito, Forte e Pane che sono una garanzia per la terza serie. Restando in Campania non bene la Casertana, una delle tante squadre che nel tempo ha ridimensionato le proprie ambizioni affidandosi soprattutto a giovani di belle speranze per buona pace di una piazza che invoca il grande salto da tempo e che si aspettava un mercato differente. Va detto che alcune decisioni dei vertici della Lega Pro hanno contribuito a creare confusione. L’idea delle liste ridotte a 22 unità ha scatenato la reazione stizzita e incredula della stragrande maggioranza dei tesserati e, mai come stavolta, sarebbe stato giusto scioperare e garantire sostegno all’Associazione Italiana Calciatori. Il presidente Ghirelli ha avuto il merito di fare un passo indietro (anche se continua lo stato di agitazione fino a martedì, quando ci sarà l'assemblea di Lega), e di aprirso comunque al dialogo anche con coloro che non erano stati tenerissimi nei suoi confronti. Il criterio è chiaro: bisogna consentire a chiunque di spendere come vuole i propri soldi: se un club ha la possibilità di acquistare anche quaranta giocatori a suon di milioni è giusto che sbaragli la concorrenza, viceversa si darà sempre più spazio a imprenditori col portafoglio semivuoto e che gettano nella mischia tanti giovanotti sconosciuti per intascare i soldi della Lega. Ghirelli, ha fatto bene a ragionarci su, aprendo la strada ad una nuova modifica: liste chiuse, ma con 24 calciatori. Al momento va bene così, l’importante era ricominciare per chiudere nel migliore dei modi un 2020 calcisticamente parlando drammatico per la terza serie. Ma la sensazione è che se ne discuterà ancora, tenendo bene a mente che, post Covid, è in corso una crisi economica senza precedenti e ci sono famiglie che vivono di calcio e faticherebbero a mettere il piatto a tavola. Ci sono situazioni molto più serie che la Lega Pro dovrebbe prendere in considerazione. In tutto questo tourbillon a pagare sono sempre le società, come nel caso delle due squadre del girone C Paganese e Palermo, che sono costrette a organizzare non solo in tempi rapidi (meno di 2 giorni), le lunghe trasferte di Catania e Teramo, ma anche ottemperare con scrupolosità i protocolli di sicurezza anti Covid. Follia pura.

A Cava è tutto in costante evoluzione: si  è dimesso patron Santoriello che, forse,  si aspettava una maggiore collaborazione da parte dell’amministrazione comunale. Stiamo parlando di una persona che ha investito tanti soldi in questi anni e non deve essere semplice disputare le partite casalinghe in uno stadio diverso, con incasso zero e ulteriori costi non preventivati. Strappo ricucibile? Lo capiremo nelle prossime settimane, intanto gli aquilotti accolgono il difensore Matino ma potrebbero vivere un’annata di sofferenza sportiva e in cui la salvezza sarà l’unico obiettivo. Il vero problema su cui bisognerebbe intervenire prima che sia troppo tardi è ubicato il Sicilia. Abbiamo sottolineato più volte che i criteri d’iscrizione al campionato debbano essere più stringenti e che non basta avere i soldi per iniziare se poi non arrivi a fine stagione. Per restituire credibilità al calcio italiano serve chiarezza, perché prevenire è meglio che curare. Pro Piacenza, Matera e tante altre situazioni recenti insegnano che si rischia di falsare i campionati se, a metà stagione, si riparte con lo strazio dei punti di penalizzazione e con gli 0-3 a tavolino.  A Trapani non si stanno nemmeno allenando perché non ci sono i fondi per rispettare i protocolli anti Covid, i calciatori rischiano di ritrovarsi tra un mese senza squadra e senza preparazione atletica, in una Lega Pro che obbliga a non tesserare più di 22 atleti e una B con liste over completamente intasate. A chi giova tutto questo? Nessuno mette in dubbio la buona volontà di chi, in queste ore ,sta cercando faticosamente di far ripartire il calcio trapanese, ma ormai da tempo c’è un via-vai di personaggi che promettono, arrivano in Sicilia e poi ritornano a casa. Prolungare l’agonia non servirebbe a nessuno, molti tifosi granata si dicono pronti a ripartire anche dalla D purchè ci sia un progetto trasparente. Per il bene di tutti si risolva questo dilemma prima che il pallone ricominci a rotolare sui campi, sperando ovviamente che gli stadi tornino ad essere gremiti. Ve lo immaginate un Foggia-Bari o un Palermo-Catania senza spettatori?