LA STAGIONE DELLA SERIE C FINISCE QUI. LO STRAPPO, IL MESSAGGIO, LA DECISIONE CHE NESSUNO VUOLE PRENDERE

20.04.2020 00:40 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
LA STAGIONE DELLA SERIE C FINISCE QUI. LO STRAPPO, IL MESSAGGIO, LA DECISIONE CHE NESSUNO VUOLE PRENDERE

Il consiglio direttivo dell’altro giorno lo ha messo nero su bianco. Manca il passaggio formale dell’assemblea, ma su questo punto ci sono pochi dubbi: già nell’ultima riunione i club avevano chiesto, quasi all’unanimità, di sospendere definitivamente il campionato di Serie C. Poi il Consiglio Federale dovrà dire sì, ovvio, e questo è un passaggio non certo automatico né scontato. Ma sul fatto che la corsa della Serie C nella stagione 2019/2020 fosse sostanzialmente al capolinea c’erano e ci sono pochi dubbi. Il problema, in un movimento serio, sarebbe capire davvero come ripartire, più che quando si potrà ripartire. 

La Lega Pro si è mossa prima degli altri, ancora una volta. E le varie componenti federali non l’hanno presa benissimo, anche se in fin dei conti è il gioco delle parti. Forse la proposta non doveva circolare, ma questa era, oggettivamente, una pia illusione in un campionato di 60 società. Noi l’abbiamo pubblicata in anticipo, prima o poi ci sarebbero comunque arrivati tutti e con ottime probabilità questo era anche previsto. È una proposta di chi vuole tutto, con il corollario che ci sia da chiedersi quanto riuscirà a stringere alla fine. Non scendiamo nel merito del sorteggio per la quarta promossa in Serie B, il più discusso a livello mediatico, almeno finché non sarà più chiaro il meccanismo che lo dovrebbe regolare. Bizzarro, sì. Assurdo, no. Per un mondo che non ci aspettavamo servono regole che non avremmo mai immaginato. 

La Serie C chiede quattro promozioni, nessuna retrocessione, zero ripescaggi. È una proposta che ovviamente sarà inconciliabile con le esigenze delle altre leghe, a partire dalla Serie D: l’idea di bloccare promozioni o retrocessioni non può funzionare solo in una direzione, ed è anche abbastanza evidente perché Tognon si sia astenuto. Con la richiesta di sospensione, e altre domande piuttosto chiare, non tutte destinate ad essere accolte, il presidente Ghirelli è definitivamente pronto a passare la palla alla FIGC, come se volete è anche giusto che sia. Il problema è che il pallone scotta, e la FIGC non sembra volerlo tenere più di tanto. 

Il protocollo pensato per il massimo campionato è sostanzialmente inapplicabile alle serie minori, a partire dalla B. Questo è chiaro a tutti, così come è evidente che la Serie A abbia una dimensione diversa da quella di qualsiasi altra lega o anche federazione sportiva italiana. Il punto è che qui siamo partiti dal basso, dagli stipendi dei calciatori che sono un problema marginale, ma i nodi piano piano stanno venendo tutti al pettine. Le decisioni che si devono prendere sono tante, ammesso che davvero a inizio giugno si possa teoricamente tornare in campo. La prima è quale stagione provare a salvare: questa ormai malridotta o la prossima. Da queste parti inizieremmo a pensare al 2020-2021, che non sarà affatto una passeggiata. 

Poi c’è da capire se giudichiamo accettabile un’Italia calcistica a due velocità: è una scelta che a un certo punto andrà presa, e probabilmente non c’è una risposta giusta. Ma chi teme i ricorsi può  benissimo immaginare che l’unico modo per provare a evitarli davvero sarebbe quello di optare per la soluzione “anno solare”, in modo da provare a riportare in carrozza B, C e via dicendo. Infine, che si riparta oggi, domani, a settembre, mai più, c’è da chiedersi se vogliamo andare avanti come se nulla fosse, o se questo stop forzato non possa essere l’occasione di ripensare all’architettura così fragile del nostro calcio. Con la proposta del suo direttivo, se vogliamo anche egoistica, la Lega Pro ha in qualche modo mandato un messaggio: se ognuno va avanti per i fatti suoi, queste sono le nostre richieste. Altrimenti occorre sedersi tutto a un tavolo, calarsi nella realtà, senza mostrare quel volto arrogante che purtroppo il nostro calcio di vertice sta esibendo a chi da tempo non esce di casa e non guadagna una lira, ma tra poche domeniche dovrebbe interessarsi alle sorti di Cristiano Ronaldo o Lukaku, magari freschi di tampone a tappeto. In questo panorama di punti interrogativi, a chi toccherà la parola definitiva? La FIGC, lo ha chiarito anche in serata il presidente Gravina, andrà avanti finché il governo non dirà stop. Tra le righe, è un modo per dire che non ci si assume la responsabilità di una brutta notizia, e a livello umano si può anche capire. Però più di un mese fa, su queste pagine, chiedevamo alle istituzioni calcistiche di prendere una decisione che fosse una. Ecco, ci sembra che non l’abbiano ancora fatto.