REPETITA IUVANT? NON SI DIREBBE. STESSI VOLTI, STESSI DANNI. DIAMO UN CALCIO... A QUESTO CALCIO!

27.06.2019 00:00 di Claudia Marrone Twitter:    Vedi letture
REPETITA IUVANT? NON SI DIREBBE. STESSI VOLTI, STESSI DANNI. DIAMO UN CALCIO... A QUESTO CALCIO!

Che in Italia le scelte “di cambiamento” funzionino poco, lo si è già visto con la politica, ma come disse il collega Antonio Scuglia, penna de Il Tirreno e di TuttoSport, “Il calcio non è il male dell’Italia, ma il suo specchio più fedele si”: una frase che negli anni è stata un mantra, una frase che è sempre dannatamente attuale.
Perché questa doveva essere l'estate del cambiamento, ma a ora di cambi non ce ne sono stati molti, e gli scenari che si aprono rischiano di essere una brutta copia di quella che è stata l'estate scorsa. Anche se probabilmente il cambiamento si vedrà a campionato in corso, quando il male non si ripresenterà più perché le radici marce saranno estirpate in anticipo, entro l'8 luglio.

La settimana si è aperta, come noto, con il capitolo iscrizioni ai prossimi tornei, situazione che ha fatto impallidire anche il più “colorito” dei cadaveri: tanti club in crisi, in 5 hanno detto addio alla C (Albissola, Siracusa, Lucchese, Arzachena e Foggia), il Trapani si è iscritto per miracolo alla B e il Palermo è stato invece estromesso dal torneo cadetto.
Con una lotta ai ripescaggi/riammissioni che sta per aprirsi.
Tutti vogliono la B, peccato che, come più volte detto, sia proprio questa la lega fulcro di tanti problemi del mondo pallonaro italiano, perché la gestione dispotica, quella di pochi potenti (?) e dei suoi adepti, alla lunga non porta a niente. Per ora porta solo a tanti problemi in Serie C, perché alla fine i club coinvolti nei vari caos che si sono susseguiti negli anni sono tutti provenuti dalla B: e non importa che tipo di caos fosse, i guai della terza serie sono spesso provenuti dall'alto.
Giusto ieri, su TuttoC.com, parlavamo del fatto che se a far notizia è l'iscrizione di un club al campionato di competenza, qualche problema c'è, perché l'iscrizione dovrebbe esser la norma. Ma se il male non è estirpato alla radice difficilmente qualcosa cambierà.
E il male sono le persone, perché sono quelle che fanno i fatti. Poniamo un esempio: un chirurgo dell'ospedale di Pisa sbaglia clamorosamente un'operazione, il paziente muore e inizia un causa contro il medico che viene allora trasferito a Latina. Stessa situazione, errore e morte di un paziente, trasferimento a Lucca... e nuovo caso, uguale. Si tenta un nuovo cambio, all'ospedale di Palermo: muore anche quel paziente. E' sempre sfortuna? No. Cosa sia, ognuno è libero di pensarlo, non siamo qui a dare noi giudizi, fatto sta che il tempo del chirurgo nel suo settore è finito. Basta, va radiato dall'albo. Si, ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è voluto, non è casuale.
Finora, però, i controlli al dettaglio sono sempre mancati, Palermo e Foggia erano situazioni che da anni si trascinavano, nonostante venisse loro permesso di proseguire un cammino alterato a discapito di chi era in regola: perché tutto questo? Semplice, perché a qualcuno tornava comodo.
Inutile girarci intorno.
L'augurio è che da adesso in poi, dopo un primo anno di regole ferre che stanno espellendo il caos, da giugno in poi si possa solo parlare di ritiri e calciomercato.
Anche se questo, in Italia è difficile farlo, è troppo radicata la cultura del "tutto e subito": non si ha la pazienza di aspettare, non si capisce che magari due anni fatti a zoppetto, che creano però le basi per il futuro, sono meglio di una stagione fatta da leoni che porta poi però al fallimento.

Discorsi fatti e strafatti, avete ragione, persino noiosi da leggere. Tra cinque settimane, quando sarete nuovamente costretti a sopportare per 24 ore la mia faccia alla destra dello schermo del vostro pc (più fortunati coloro che leggono da smartphone, l'editoriale scorre in basso!) spero di poter raccontare altro, magari della Coppa Italia entrata nel vivo e di qualche bella sorpresa.
Tipo quella che ci sta regalando la Nazionale Femminile. Schifato da tutto, il calcio del gentil sesso sta ora appassionando tanti, non solo per l'avvenenza delle calciatrici che in un mondo ancora troppo sessista e becero viene spesso alla ribalta a discapito di altro. Il calcio femminile sta appassionato tutti perché l'Italia è vincente, e vincere è quello che tutti vogliono, è ormai l'unica cosa che conta.
Ragionamento di prima, non importa la programmazione, conta il risultato subito visibile.
E' questa la cultura da cambiare, prima di tutto.