Una lezione dalla Superlega: e se per andare avanti si guardasse indietro? Quanta ipocrisia sul calcio dei piccoli

26.04.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Una lezione dalla Superlega: e se per andare avanti si guardasse indietro? Quanta ipocrisia sul calcio dei piccoli
TMW/TuttoC.com

La Superlega non s’è fatta. Forse si farà, dipende dalla campana che si sente. Uno spunto di riflessione può arrivare anche per la Serie C di domani. I grandi del calcio europeo sognano un torneo d’élite, uno che regali quasi esclusivamente partite d’altissimo livello, e un po’ soffochi tutto il resto. Perché? Per mille motivi, soprattutto finanziari. Ma c’è anche qualche elemento sportivo: salvo rarissime eccezioni, le partite di Champions, cioè di quello che oggi è il torneo d’élite, diventano interessanti da marzo-aprile in poi; la fase a gironi è abbastanza scontata e sempre meno interessante. Una deriva presa da quando ha smesso d’esser davvero la coppa dei campioni, cioè quella di chi vinceva i rispettivi campionati. Così c’è chi immagina che per andare avanti si possa tornare indietro, rivedere il format della competizione e riportarla a quella che era. Senza la pretesa di sapere come andrà a finire, anche perché da queste parti è argomento che interessa poco o nulla, tornare al passato può essere, per motivi molto diversi, anche una buona idea per la Serie C.

Sul terzo campionato professionistico italiano aleggia di tanto in tanto lo spettro della fusione con la Serie B. Non risolverebbe molto, e infatti a oggi non è detto che si andrà in quella direzione. Detto che non è una tesi particolarmente nuova, penso invece che il grande errore sia stato annullare la distinzione tra C1 e C2. E che, con i dovuti correttivi, possa essere una soluzione per il futuro del campionato. Una competizione di livello superiore e una che faccia davvero da cuscinetto tra quel che è professionismo e il mondo del dilettantismo: il campionato di oggi tiene insieme realtà troppo eterogenee fra di loro, per esigenze, per vocazioni e per possibilità, per non prestare il fianco a qualche stortura.


A proposito di Superlega, un’altra considerazione. Quanti di coloro che si sono erti a difensori del calcio dei piccoli si sono sintonizzati nel weekend su una partita che fosse una di Serie C? O anche di Serie B? Lo scrivo da una posizione fortemente critica nei confronti del progetto dei 12 club, ma c’è anche da riflettere su quanto siano bistrattate nell’ordinario le serie inferiori del calcio italiano. Eppure raccontano bellissime storie, formano quelli che saranno i protagonisti di alto livello del futuro, sono vicine al territorio. Manca la curiosità di andarle a scovare, per puntare invece su temi triti e ritriti che alla fine annoiano e allontanano. Ecco, sarebbe bello se da domani i nostalgici e i romantici del pallone s’assumessero anche la responsabilità di dare spazio in misura maggiore anche al suo racconto, a tutti i livelli. Con le sue sfumature buone e anche quelle cattive. Altrimenti è abbastanza ipocrita se poi gli unici club di cui si parla davvero vogliono staccarsi. Quanto a chi dopo questa vicenda ha ritenuto opportuno sostenere che fosse il caso di togliere le agevolazioni al calcio, a livello politico c’è già un eccessivo disinteresse nei confronti di un settore produttivo piaccia o meno centrale. Non esageriamo.