Borgo a Buggiano, il Ds Tanfani a TLP senza freni: "Il calcio deve cambiare per non creare futuri disoccupati"

Borgo a Buggiano, il Ds Tanfani a TLP senza freni: "Il calcio deve cambiare per non creare futuri disoccupati"TMW/TuttoC.com
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
venerdì 28 dicembre 2012, 13:40Interviste TC
di Daniele MOSCONI

Pochi sanno che Benito "veleno" Lorenzi, giocatore dell'Inter a cavallo tra la fine degli anni '40 fino al 1958 (campione d'Italia due volte con i nerazzurri: 1952 e 1953), ha iniziato a giocare nel Borgo a Buggiano. Era chiamato "veleno"  per la sua infanzia parecchio vivace. Difatti il soprannome glielo mise la madre. Voi vi starete chiedendo cosa hanno in comune Lorenzi e Maurizio Tanfani, Direttore sportivo del club toscano. All'apparenza nulla, se non il nomignolo dell'ex Inter.

Di personaggi velenosi il calcio ne è pieno. La storia spesso si fa anche andando controcorrente. Tanfani è uno di questi, capace con il suo pensiero critico di rendere un'intervista da scontata a pezzo raro, quasi da inserire in una teca. La banalità non rientra nel vocabolario del dirigente di questa piccola società.

Il 2012 si è chiuso con la squadra con le vele gonfie di un vento fatto di tre vittorie consecutive. Se prima di questi successi, la zona pericolo e il timore erano il pane quotidiano, i ragazzi di mister Marco Masi hanno impresso un ritmo forsennato al finale di anno. In questa intervista esclusiva rilasciata a TuttoLegaPro.com, Tanfani ci racconta come vive il momento il gruppo e ci rende partecipi dei suoi timori sul futuro di molti giovani, catapultati nel calcio e vittime di un sistema che li illude. Per loro prevede un futuro nero e non fatica a farlo capire, con i suoi modi, magari spicci, ma concreti come un analgesico per il mal di testa.

Direttore, al secondo anno nei Pro. Questa volta siete stati inseriti nel girone sud, quali le differenze che ha riscontrato rispetto al raggruppamento del nord?

"Devo dir la verità, in questo raggruppamento c'è meno tecnica, ma c'è più fame, mentre viceversa lo scorso campionato il livello, almeno tecnico, era assai elevato. Un'altra cosa che ho notato e mi fa piacere farlo notare: l'ospitalità che abbiamo ricevuto. Cordiali e gentili sempre, a sfatare certi tabù o certi slogan di alcuni politici che vogliono la gente del sud Italia poco accogliente".

Al giro di boa virate, usando un termine velistico, con venti punti. Potete ritenervi soddisfatti oppure c'è sempre un pizzico di rammarico?

"Rammarico non direi. Ascolti: io sono abituato a guardare avanti e girare la testa indietro per recriminare non è da me. Venti punti sono un ottimo bottino e possiamo gettare le basi per conquistarci la salvezza. La strada nostro malgrado è ancora lunga, quindi meglio sempre tenere i piedi a terra".

Parliamo di mercato: Santini è appetito da parecchi club, anche di categoria maggiore. Cosa fate a gennaio: lo cedete?

"Il ragazzo, inutile negarlo, ha davvero tante richieste ed è un nostro gioiellino. Credo che meriti palcoscenici sicuramente diversi".

Fronte uscite, ma esiste anche quello delle entrate. Dobbiamo aspettarci un colpo nel mercato di riparazione?

"A me non piace tanto tergiversare, dire per non dire. Non è da me. Io sono sincero: per la realtà che rappresentiamo, per muoverci sul mercato, dobbiamo prima di tutto vendere e per farlo devi avere qualcuno che richieda i tuoi giocatori. Solo allora si può fare un ragionamento per far arrivare qualcuno qui al Borgo. E non sempre quello che ci piace arriva, perchè poi bisogna rispettare certi paletti negli ingaggi. Non possiamo mai fare il passo più lungo della gamba. Stare calmi e guardarsi intorno. Qualcosa si trova sempre".

Per il 2013 cosa si aspetta?

"Sicuramente la salvezza e la conquista per il terzo anno di seguito, di fare il professionismo con una realtà davvero minuscola. Per noi salvarsi equivale a vincere tre campionati in un'altra piazza. Qui da noi si vive di passione e serietà. Senza questi ingredienti non si va lontano mio caro".

Ha l'opportunità, dalle nostre colonne di fare una richiesta a Mario Macalli. Cosa chiederebbe Maurizio Tanfani al Presidente della Lega Pro?

"Mi ci faccia pensare, non è mica semplice. Voglio però precisare che parlo a titolo strettamente personale. La mia più che una richiesta vera e propria, è una strigliata ad un sistema di regole alle volte troppo rigide. Mi spiego meglio: tutti sanno che il Borgo a Buggiano deve giocare ogni domenica in trasferta. Anche quando gioca in casa, infatti dobbiamo emigrare a Lucca, perchè il nostro impianto non è a norma. Mi segue?"

Certamente.

"E spostarsi ogni volta comporta dei costi, non è che ci si va gratis. Noi si deve far quadrare i bilanci in tutto, compreso questo aggravio".

Ma voi avete un impianto sportivo: perchè non è a norma?

"Per una mancanza a mio parere poco importante. Però mi segua, perchè la cosa è molto semplice: il nostro stadio ha superato tutti i controlli possibili, tranne uno".

Quale?

"L'impianto delle luci non è a norma. E qui mi voglio ripetere: capisco il sistema delle regole, ma quante volte saranno utilizzate le luci nel nostro stadio? E qui che poi si entra nel campo della società italiana in generale. Il comune di Borgo a Buggiano ha problemi con le scuole e gli asili, ma il calcio si preoccupa delle luci? Noi ogni volta che si va a Lucca, si entra in una cattedrale nel deserto. Ci sono al massimo 100 persone e giocare in queste condizioni non è bello, anche per questi ragazzi. Quindi, a conclusione del mio pensiero, credo che se una regola debba esserci possa anche essere utilizzata in maniera flessibile, venendo incontro alle esigenze di una società. E se per motivi di ordine pubblico arriva un club che porta molti tifosi, allora sì che sono d'accordo con l'utilizzo di impianti sportivi più grandi".

A proposito di giovani, lei non è particolarmente tenero con il sistema calcio, per come vengono utilizzati.

"Certo, come si fa ad esserlo? Io credo che molti di loro il prossimo anno andranno nei dilettanti, perchè il restringimento del numero dei club comporta tagli negli organici non solo delle società, ma anche dei costi. Ecco perchè io continuo a ribadire che va fatto un discorso a più ampio raggio a queste vittime".

Le chiama vittime?

"Sì, perchè se non si da loro un insegnamento giusto e vero, tra qualche anno troveremo ex giocatori privi di lavoro. Il calcio è una passione, ma non per tutti può divenire un lavoro con cui viverci. Questo bisogna dirlo, altrimenti altro che disadattati, come dice Ghirelli, qui si crea un'industria di futuri disoccupati, illusi da un sistema che ti stritola fino all'inverosimile".

Tanfani diviene inarrestabile e la nostra penna stenta a stargli dietro.

"Io prima di entrare nel calcio, ho lavorato per 35 anni come operaio e so cosa significa svegliarsi la mattina alle 6 e tornare la sera alle 18, 18:30. E se il capo ti chiedeva lo straordinario che facevi? Dicevi di no? Se questi ragazzi vivono con l'illusione di essere stelle del calcio, non abbiamo capito nulla e saremo tutti sconfitti".

Chapeau!