Botticella a TLP: "Vi racconto perché il portiere è un ruolo carico di fascino e ho ancora voglia di dimostrarlo"

Botticella a TLP: "Vi racconto perché il portiere è un ruolo carico di fascino e ho ancora voglia di dimostrarlo"TMW/TuttoC.com
Domenico Botticella
© foto di Francesco Scopece/TuttoLegaPro.com
domenica 20 gennaio 2013, 10:30Interviste TC
di Daniele MOSCONI

La giornata cupa e fredda accompagna la chiacchierata che TuttoLegaPro.com ha fatto con il portiere Domenico Botticella, attualmente senza squadra: "Sono fuori dal giro contro il mio volere, poiché il Foggia dopo avermi rinnovato il contratto e la prospettiva di partire da protagonista in questa stagione, è fallito e ora mi ritrovo qui, pronto per rimettermi ancora una volta in discussione. E se qualcuno pensa che Domenico Botticella sia ormai fuori da ogni circuito, deve sapere che sono pronto a gettarmi nella mischia e dimostrare cosa valgo".

Quando lo sentiamo la prima volta la sua voce è spenta, la voglia di tornare a giocare è enorme e anche lo stato d'animo si adegua a questa assenza che pesa. L'erba del campo, la tensione prepartita, la sofferenza per i risultati della domenica, gli allenamenti con i compagni, sono tutte cose che divengono ancora più insopportabili quando si è fuori. Lo spirito di Botticella ci ha colpito in maniera positiva e se a 37 anni è ancora così energico, significa che ha tanta adrenalina in corpo da mettere a disposizione di chi crede ancora in lui e non guarda tanto la carta d'identità, ma l'affidabilità di un numero 1 con gli attributi.

La carriera - Più di 200 partite nei Pro sono già di per sé un ottimo biglietto da visita, se poi ci aggiungiamo che ha parato in città come Foggia, Salerno, Catanzaro e Pagani, tra serie B, C e Lega Pro, ci troviamo davanti ad uno che conosce le pressioni e sa come viverci, riuscendo a gestire le emozioni in maniera ottimale.

In questa lunga e proficua conversazione si è parlato delle sue esperienze passate e di come il ruolo del portiere sia cambiato molto negli ultimi anni a causa dei tanti stravolgimenti atti a favorire lo spettacolo. Questa l'intervista integrale che il portiere ha concesso in esclusiva a TuttoLegaPro.com

Ciao Domenico, toglici una curiosità: nasci portiere o lo diventi con il tempo?

"A dire il vero da ragazzo ero uno molto timido e introverso, così la prima volta che andai in una scuola calcio, mi venne chiesto dove avrei preferito giocare, ma non feci in tempo a rispondere e al mio posto lo fece un mio amico che propose di mettermi in porta. Con il senno di poi penso che devo ringraziarlo perché se ho fatto una carriera simile, un po' di merito è anche suo. Anche se non nego che ogni tanto, nelle partite tra amici, una capatina in mezzo al campo la faccio, visto che ho avuto la fortuna di avere un tecnico come Zeman che prediligeva un estremo difensore capace con la palla tra i piedi e così mi è servito come esperienza in queste circostanze".

Ha ancora voglia di dire la sua, non sente ancora quella mancanza di stimoli, anzi: "Non ci penso proprio e per fortuna mi alleno ancora tre volte la settimana con una piccola squadra del campionato di Promozione pugliese. In questo modo se mi arriverà una chiamata, sono già pronto per rigettarmi nella mischia. Purtroppo sono uscito dal giro senza volerlo a causa della scomparsa del Foggia. Mi era stato rinnovato il contratto e c'era la possibilità di un campionato da protagonista. Purtroppo è successo quello che sappiamo e adesso mi preparo per riprendermi un posto che tutto sommato penso di essermi conquistato con una carriera di tutto rispetto".

Avevi un idolo da giovane?

"Sono nato in un paesino in provincia di Foggia e quando crescevo, i satanelli erano in A e il mio idolo non poteva che essere il compianto Franco Mancini. Abbiamo anche avuto la fortuna di giocare insieme e siamo diventati anche grandi amici. Ricordo un Napoli-Salernitana, con i partenopei che se vincevano sarebbero tornati in A, invece facemmo 1-1, con un gol di Lazzaro al 94'. Quella rete gelò il "San Paolo" e c'erano qualcosa come ottantamila persone. Una scena surreale".

Parliamo un po' di questa regola degli under che sembra non favorire i giocatori esperti.

"Sono d'accordo con la tua considerazione e ti dirò di più: molte società ormai con questa regola cercano di aggirarla in un certo senso, mettendo proprio un under tra i pali. Così magari ti capita di trovare un ingaggio ma devi fare la chioccia a quello più giovane, una cosa che poi mi è successa anche a Foggia la scorsa stagione. Ritengo che l'asse mediana di un campo di gioco (portiere, difensore centrale, mediano, prima punta) debba trovare sempre dei protagonisti che diano una certa consistenza in termini di esperienza".

Parliamo del tuo rapporto con i preparatori dei portieri. Con quale ti sei trovato meglio dal punto di vista professionale e umano?

"Eh ce ne sono stati tanti, fare dei nomi non mi sembra carino, ma è innegabile che Sergio Buso (morto lo scorso anno, ha allenato il Bologna in A) mi ha preso da grezzo e mi ha formato non solo come calciatore, ma rendendomi uomo a tutto tondo. Indimenticabile è anche Gigi Genovese (ex portiere della Salernitana negli anni '90). Con loro due il rapporto umano e professionale erano un tutt'uno. Poi c'è Francesco Cotugno, con cui mi sono trovato benissimo e mi ha insegnato tanto".

Tornando un po' al campo, cosa ti manca maggiormente del calcio?

"Tutto ciò che è il contorno, quindi la tensione prepartita, l'allenamento settimanale con l'obiettivo della gara domenicale. Il sabato sera quando non riesci a dormire perché la mente è tutta rivolta lì. Tutti piccoli aspetti che solo chi ha vissuto una vita in questo mondo può capire e ti mancano da morire".

In una scala di valori da 1 a 10, quanto conta il ruolo del portiere?

"Sono di parte, quindi dico sicuramente dieci".

Zeman, che tu hai avuto a Salerno, ad esempio ritiene che l'estremo difensore conti zero finché è nei pali, poiché significa che la squadra sta difendendo.

"Lui ha una concezione di questo ruolo non tanto come quello che para, quindi a suo parere: zero, ma come libero aggiunto. Le sue squadre hanno sempre giocato per fare un gol più degli altri, così capita di prendere un contropiede e devi essere bravo con i piedi e far ripartire subito l'azione".

A proposito, nonostante tu abbia avuto un tecnico come il boemo, hai subìto una sola espulsione in carriera (1 maggio 2004: Salernitana-Albinoleffe 0-3). In un tempo in cui il vostro ruolo è martoriato da regole che dovrebbero favorire lo spettacolo, penalizzandovi non poco, non è proprio una cosa così secondaria, non credi?

"Sono d'accordo, ma ci tengo a precisare che quell'espulsione non era nemmeno tanto giusta, ma ormai è acqua passata. Tornando alla tua domanda penso che l'allenamento e l'esperienza portino, soprattutto in questo ruolo, ad avere una capacità di saper leggere le situazioni in tempo reale, sapendo già dove finirà la palla. Delle volte capita di vedere portieri che sanno decifrare l'azione dopo che parte il tiro, mentre l'aver avuto preparatori come quelli che ti ho citato prima, mi ha dato l'opportunità di poter sviluppare questa particolarità che hanno in pochi nel calcio attuale".

C'è un portiere che secondo te potrà fare bene?

"Lo scorso anno ho avuto modo di vedere Valentini (portiere della Pro Vercelli) e non mi è dispiaciuto per niente".

Alle volte non vi capita di sentirvi un po' dei supereroi? Quando capita di vedere una partita di calcio, un portiere che para un rigore ha una scarica di adrenalina che carica anche chi è a casa. Sei d'accordo?

"Credo che il nostro, insieme a quello dell'attaccante, sia il ruolo più importante nel calcio. Hai ragione quando parli di scarica di adrenalina e non sei poi così lontano quando ci paragoni a dei supereroi, perché spesso la sensazione di invincibilità ci capita e più pari e maggiore diventa la convinzione. Queste sono emozioni che un difensore o un centrocampista, ad esempio, proveranno pochissime volte nella loro carriera. Poi c'è anche il rovescio della medaglia, perché come la punta può sbagliare un gol, così un portiere può condannarti per un errore e ti trovi dalle stelle alle stalle in un batter d'occhio".

Un pregio e un difetto di Domenio Botticella portiere.

"Sicuramente l'istintività è sempre stata qualcosa di positivo e mi ha accompagnato per tutta la mia carriera. Credo che il fatto di non accontentarmi mai, di mettermi sempre in gioco, siano particolarità che mi riconosco e ne sono fiero. Sono fortunato perché ovunque sono andato ho sempre lasciato un ottimo ricordo e questo al di là dell'aspetto professionale, è qualcosa che ti rimane dentro e non si può cancellare. Un difetto? Quello di aver sempre detto quello che pensavo. Magari se avessi tenuto la bocca chiusa quando dovevo, a quest'ora chissà dove giocavo".

Alla fine la sua voce è più vivace, ha potuto dire la sua e comunicare a tutti: io sono un leone e ho ancora voglia di ruggire.