Franca: "Potenza resta nel mio cuore. Sow? Si vedevano già le sue qualità"
Carlos Clay Franca, ex attaccante brasiliano che ha vissuto una lunga carriera in Italia tra le maglie di Potenza, Triestina, Seregno e tante altre piazze di provincia, si è raccontato a TuttoC ripercorrendo la sua nuova vita da allenatore, iniziata sulla panchina del Seregno dove ha conquistato la promozione in Serie C dopo 40 anni di attesa, proseguita poi alla guida della Under18 blucerchiata della Sampdoria e infine sulla panchina della Primavera 2 della Pro Vercelli. Da circa un anno Franca è tornato in Brasile, dove ha messo temporaneamente in pausa la carriera in panchina per dedicarsi alla famiglia e dove oggi ricopre il ruolo di assessore allo Sport nella sua città, senza però mai allontanarsi davvero dal calcio.
Volevo innanzitutto chiederle come sta andando questa nuova vita da allenatore. Ha già fatto tante esperienze importanti, l'ultima alla Pro Vercelli: che sensazioni ha?
"Dopo l'esperienza alla Pro Vercelli sono tornato in Brasile, ed è quasi un anno che mi trovo qui. In precedenza ho allenato il Seregno, dove abbiamo vinto il campionato - un percorso iniziato con Franzini quando giocavo ancora - riuscendo a riportare il club in Serie C dopo 40 anni. Ho proseguito poi con entusiasmo alla Sampdoria con la Primavera e con la Primavera 2 della Pro Vercelli, due stagioni fa. Il campo mi piace tantissimo, è una strada che voglio percorrere. Ho fatto solo una pausa, per ragioni familiari, ma non vedo l'ora di tornare".
Mi interessava anche chiederle cosa ne pensa dell'acquisto del Basilea di Sow, visto che è un ragazzo che ha avuto anche lei alla Pro Vercelli, seppur per poco tempo: già si intravedevano le caratteristiche che poi quest'anno in Serie C lo hanno fatto esplodere?
"Sì, assolutamente. In quel periodo ho conosciuto Sow durante la preparazione - parlo di entrambi i fratelli, ma in particolare di lui. Ha dimostrato fin da subito un grande potenziale, qualità importanti, tanto che giocava in Primavera 2 pur essendo già nell'elenco della prima squadra sin dall'inizio della stagione. Ho avuto il piacere di averlo per qualche partita, dove ha reso benissimo, e sono davvero contento di questo traguardo: all'epoca dicevo ai dirigenti che era un diamante grezzo, da lavorare, perché sicuramente avrebbe fatto bene. Sono felice che oggi stia esprimendo il suo potenziale".
Si dice spesso che in Serie C, soprattutto nella Primavera, si faccia fatica a emergere perché magari manca spazio, manca fiducia. Lei cosa ne pensa? Ha girato piazze importanti: è così difficile emergere per un ragazzo giovane in terza serie da noi?
"Vado un po' controcorrente rispetto a questa opinione. Credo che la Primavera di una squadra in C sia una bella vetrina, pur giocando indipendentemente dalla categoria: noi eravamo Primavera 2 e affrontavamo squadre fortissime di Serie A con strutture importanti. Comparando con la Primavera 1 - lo dico perché ho vissuto l'esperienza alla Samp - se guardiamo la percentuale di giocatori che salgono in prima squadra, anche solo per allenarsi o essere integrati, partendo da una Primavera 1 di Serie B o A rispetto a una Primavera 2 di Serie C, credo che le possibilità siano maggiori, non minori. Quindi vado controcorrente: penso che in C ci sia più possibilità di far emergere questi ragazzi, perché sono campionati magari meno qualitativi, ma è da lì che spesso vengono fuori i grandi giocatori".
La riporto un po' nel passato, a Potenza, perché c'è un fatto curioso: oltre a lei, tanti del suo Potenza di quegli anni stanno diventando allenatori. Penso a Giosa, che il prossimo anno farà il suo primo anno da allenatore in Serie C alla Pergolettese, a Dettori, a Emerson. Quanto di quell'esperienza vissuta in campo può essere utile per insegnare ai ragazzi, per essere allenatori a tutti gli effetti?
"Credo che in questi nomi - Giosa, Dettori, il Puma (Emerson ndr) - avessimo già l'animo da allenatori mentre giocavamo negli ultimi anni, eravamo già allenatori in campo. Non mi sorprende che oggi siedano tutti in panchina. Ho seguito da lontano anche Ospitaletto, dove Antonello (Giosa) era vice allenatore, e già in campo si comportava da allenatore. Credo che l'esperienza maturata in C, soprattutto nel girone C, dia un bagaglio importante da trasmettere ai ragazzi. È vero che giocare non significa saper trasmettere, ma offre comunque un vissuto, un'esperienza in campo e fuori, diversa da chi ha giocato in categorie minori o ha giocato poco. L'esperienza di campo, l'aver vissuto tante circostanze, resta un grande vantaggio".
Nel suo caso specifico credo che lei possa essere un esempio per tutto il percorso fatto. Quali sono i consigli che ha dato ai ragazzi che ha allenato? Cosa ha voluto trasmettere più di altro?
"Ho notato che si tratta di generazioni diverse dalla nostra: nonostante non vi sia una grande differenza d'età, vent'anni di distanza cambiano comunque la generazione. Ho osservato che a volte in questi ragazzi manca la resilienza, manca la fame, manca la chiarezza sull'obiettivo di vita, sul motivo per cui sono lì. È importante avere il focus su quello che si sta facendo in quel momento, dedicando il tempo come fosse una missione, perché ci sono sacrifici non solo del ragazzo ma anche della famiglia. Ho sempre cercato di trasmettere passione per quello che si sta facendo, serietà e disciplina, perché senza disciplina difficilmente oggi si raggiungono certi traguardi. Ho cercato di portare la mia esperienza di vita, il mio percorso di superamento delle difficoltà, per dimostrare a questi ragazzi che è possibile: basta sognare e credere in quello che si fa".
Il Potenza quest'anno ha vinto la Coppa Italia. Per lei che ha fatto gioire quella piazza vincendo, che significato ha conquistare un trofeo tra i professionisti per una tifoseria che lo aspettava da tantissimo?
"Anche solo a sentirla parlare mi vengono i brividi. Ho seguito da lontano, ma ho potuto anche intervenire qualche volta. Quando ho visto il trionfo in Coppa Italia ero davvero felice, perché conosco bene questo popolo, questi tifosi, la società: tutti meritavano questo traguardo. Potenza vive il calcio, lo ama, e sono pochi i posti in Italia che danno tutto quello che danno i potentini. Per me è stata una vittoria sentita, perché sono un grande tifoso del Potenza".
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