Più Palestra, ma benvenuto Dinho. La prossima sfida della C: blindare chi viene dal basso. E sopravvivere alle elezioni federali
<p><strong>Viva Ronaldinho</strong>. E pazienza se è un’operazione di marketing che con il calcio ha a che fare solo in misura limitata. Per chi ha vissuto gli anni d’oro del brasiliano, vederlo anche solo per un minuto con la maglia del <strong>Ravenna</strong>, in <strong>Serie C</strong>, non sarà cosa da poco. E poi anche la pubblicità conta. Certo, a livello di progettualità sarebbe da dire meno Ronaldinho e più <strong>Marco Palestra</strong>. Il laterale dell’<strong>Atalanta</strong>, che nei prossimi giorni diventerà il calciatore italiano più pagato di sempre in Serie A, è cresciuto in Serie C, in quel meraviglioso progetto che sono le <strong>seconde squadre</strong>. Già, meraviglioso: basti pensare a cosa ha significato la <strong>Next Gen</strong> per la <strong>Juventus</strong>. Poi ci sono correttivi da fare, ma intanto valorizziamo il buono.</p>
<p><strong>I correttivi alle seconde squadre</strong> sono una delle sfide che attendono la <strong>Lega Pro</strong> nelle prossime settimane. L’altra è mettere in sicurezza le promozioni dalla <strong>Serie D</strong>. Intendo a livello economico: oggi su quel fronte i controlli sono ancora (relativamente) blandi, il rischio di mettersi in casa una mina vagante è molto concreto e poi si sa come va a finire. I tanti sforzi in termini di sostenibilità, da parte dell’unica Lega che innova in Italia (ultimo, il <strong>salary cap</strong>), meritano attenzione anche sotto questo profilo.</p>
<p><strong>Tra le sfide</strong>, c’è la provocazione di fine titolo. La <strong>Serie C</strong> arriva formalmente indipendente al plebiscito per <strong>Giovanni Malagò</strong>, anche se molti club sono già saliti da tempo sul carro del vincitore annunciato. Ora c’è da chiarire un po’ a tutti che la terza serie non è la cenerentola, ma una risorsa molto utile al sistema. Che ci sono <strong>settori giovanili</strong> e realtà locali, stadi e talenti che vengono lanciati. Che si può ridurre, sì, ma in un contesto in cui tutti rinunciano a qualcosa, e non fanno di un campionato un inutile capro espiatorio. È un rispetto che questa lega in realtà merita e si è guadagnata da tempo. Ma è il bello e il brutto della C: c’è sempre da lottare.</p>
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