ESCLUSIVA TLP - Como, il pres. Porro a 360°: "Serie B, proviamoci quest'anno. Stadio nuovo? Chissà. Ed ho una sorpresa per i tifosi.."

ESCLUSIVA TLP - Como, il pres. Porro a 360°: "Serie B, proviamoci quest'anno. Stadio nuovo? Chissà. Ed ho una sorpresa per i tifosi.."TMW/TuttoC.com
© foto di Jacopo Duranti/tuttolegapro.com
venerdì 19 dicembre 2014, 16:55Interviste TC
di Alessio LAMANNA
L'imprenditore comasco, numero uno del club di Viale Sinigaglia, svela le ambizioni del Como per quest'anno e lancia messaggi distensivi alla piazza

Il periodo è concitato in casa Como. Dopo un ottimo avvio di stagione, che aveva anche lanciato i lariani in vetta alla classifica, sono arrivate due sconfitte casalinghe in tre giorni le quali hanno fatto ritornare la piazza nella negatività. Ridando fiato alle critiche contro mister Colella, già dallo scorso anno mal sopportato dalla tifoseria. Come se non bastasse, buona parte della Curva se l'è presa con la società, rea di non solidarizzare abbastanza coi supporters biancoblu contro Daspo e restrizioni varie. Così Pietro Porro, presidente del Como e azionista al 30% della società, si è reso disponibile con noi di TuttoLegaPro.com per un'intervista esclusiva. Una corposa chiacchierata che ha toccato molti temi.

Presidente, guardando i punti è l'inizio di campionato migliore da quando è in società: le piace questo Como che mette in campo molti giocatori offensivi?
"Sì, è vero, anche se ciò che conta è sempre la fine. La formazione mi piace se funziona: abbiamo sempre giocato un calcio d'attacco, però poi bisogna vincere le partite. Ma in generale sono contento: in diverse occasioni, per esempio con la Pro Patria, abbiamo anche dimostrato di avere il carattere giusto".
 

Per mister Colella la squadra è da quarto posto: lei concorda?
"Difficile dirlo. Secondo me solo il Novara, sulla carta, ha un organico superiore alle altre. E bisogna vedere se riuscirà a vincere il campionato. Ma in Lega Pro conta tantissimo la motivazione, oltre ovviamente alle qualità tecniche dei giocatori. Nella nostra rosa c'è qualcosa da mettere a posto; il calo delle ultime partite sarà anche causato dalla stanchezza, ma non può essere solo questo. Probabilmente è più una questione di testa, ma in ogni caso l'organico può essere migliorato e a gennaio, dopo esserci confrontati con Colella e il ds Dolci, faremo i dovuti investimenti".
 

Com'è oggi la situazione societaria?
"Tranquilla. All'inizio eravamo in dieci soci, oggi siamo in sei ed è chiaro che chi è rimasto ha dovuto fare qualche sforzo in più del previsto. Però diversi investimenti sono stati fatti, per esempio quelli sul centro di Orsenigo e sul settore giovanile, staff compreso. Aver ricreato un vivaio è la soddisfazione più grande. Ma tutti noi soci sappiamo che in Lega Pro bisogna partire dal presupposto che ogni club è in perdita e che possedere una squadra in questa categoria è come un hobby, nel senso che non porta guadagni. Questo calcio deve ridimensionarsi".
 

Aver rinnovato Orsenigo è uno dei suoi più grandi successi. Ma c'è anche chi dice che il centro sportivo, più che essere un patrimonio del Como, sia un patrimonio di aziende esterne..
"Questa è una stupidaggine incredibile. Innanzitutto noi abbiamo puntato su Orsenigo perché quando siamo arrivati era un disastro. E per fare calcio servono campi dove giocare. Quelli sulle strutture sono investimenti sul futuro: ne faremo altri, quasi cinque milioni di euro. Per il resto, abbiamo semplicemente preferito fare investimenti sulla S3C per non indebitare ulteriormente il Calcio Como. Ma il Como al 99% - l'1% ce l'ha ancora Rivetti - è di proprietà della S3C. Quindi non cambia nulla".


Ma in caso di eventuali vostri disimpegni futuri, che ne sarebbe del centro?
"Non avendo mai pensato ad eventuali disimpegni futuri, il problema non si pone. Un eventuale futuro compratore valuterà se acquistare il Como con le sue strutture o meno".


A proposito del mister: le tante critiche rivoltegli sono forse eccessive vista la classifica, ma preventivabili per come la piazza aveva accolto la sua riconferma...
"Sì, me l'aspettavo, però mi dispiace comunque, perché questo non crea un bell'ambiente attorno alla squadra. Ogni critica dev'essere costruttiva, mentre temo che a volte arrivino per partito preso. Non c'è equilibrio: bastano poche sconfitta per passare dagli elogi alle contestazioni. Chi ama il Como non può contestarlo con questa situazione di classifica. Anche perché i più giovani vanno in affanno, non capiscono come si faccia in poche settimane a passare dalle lodi agli insulti. Di sicuro Colella non si fa amare molto per le sue dichiarazioni e lui lo sa: è un tecnico che deve ancora crescere, ma è un grande aziendalista e i ragazzi sono dalla sua parte. Noi l'allenatore non lo cambiamo: con questa situazione di classifica, poi, non è nemmeno il caso di parlarne".


Recentemente si è parlato di un progetto ambizioso per rinnovare lo stadio Sinigaglia (leggi qui): cosa può dirci in merito?
"Intanto sottolineo che è un progetto che deve per forza passare dal Calcio Como. L'ho visto, è spettacolare, ma penso non sia facile realizzarlo per motivi urbanistici. Però ho visto il Comune molto propositivo. Da comasco penso che rinnovare lo stadio sia un obbligo e, se ci dev'essere un nuovo stadio, dev'essere lì: spostarlo sarebbe una tragedia, anche perché nessuno avrebbe i soldi per riqualificare l'area. Invece con questo progetto la zona del Sinigaglia, col Lago e ciò che c'è intorno, potrebbe diventare davvero eccezionale. L'idea è quella di uno stadio vivibile sette giorni su sette, con centri commerciali e quant'altro. Già tre anni fa avevamo espresso questa idea. Dal progetto alla realizzazione ce ne passa, però era un'occasione da cogliere, con un'azienda che sa bene come costruire stadi: vedremo".


La B resta nei vostri programmi. Entro quando?
"La promozione è sempre stata un nostro obiettivo, da quando siamo arrivati. Forse questo è l'anno in cui possiamo avvicinarci di più a questo traguardo. E gli sforzi che faremo a gennaio sono finalizzati a questo. E' vero che ad inizio stagione abbiamo detto che l'obiettivo era far meglio dell'anno scorso, ma ciò vuol dire che anche quest'anno vogliamo entrare nei playoff, quindi... Certo, quest'anno è un po' più difficile perché i playoff si incrociano con gli altri gironi ed al sud penso si investano molti più soldi, però il calcio è imprevedibile e non sempre chi spende di più vince".


Presidente, c'è del malcontento nella tifoseria. Cosa si sente di dire in proposito?
"Beh, intanto sono stato anch'io tifoso del Como, prima di diventarne presidente. E mi dispiace si sia creato questo clima strano. Forse tutto è nato da quando, l'anno scorso, la nostra Curva è stata chiusa per discriminazione territoriale: in quell'occasione i tifosi non si sono sentiti tutelati. Come società abbiamo sbagliato sottovalutando il problema: non pensavamo che avrebbero davvero chiuso la Curva, siamo rimasti spiazzati. Tornassi indietro interverrei, anche se avremmo potuto fare poco. In più, far guerra alla giustizia sportiva è pericoloso: se vinci hai ragione, ma se perdi vieni massacrato. Stesso discorso per i Daspo, per le multe alla società o per l'alto numero di steward e forze dell'ordine allo stadio: cose che fanno arrabbiare, ma come società possiamo fare poco di fronte alle decisioni della questura o della giustizia sportiva. Forse abbiamo peccato un po' nella comunicazione. Pensiamo ai fatti, non è nel nostro DNA fare proclami e - anche se non mi piacciono le giustificazioni - siamo anche una società inesperta: abbiamo fatto tante cose, spero che la piazza se ne renda conto, ma a volte sbagliamo. Come nel caso della fideiussione su cui ci facemmo truffare ingenuamente. Per questo dico ai tifosi: parliamoci e chiariamo dove loro pensano che la società abbia sbagliato, a parte l'argomento-Colella. La mia porta è sempre aperta".


Anche perché lei sa bene cosa può dare questa piazza...
"Guarda, alla festa del settore giovanile abbiamo fatto vedere un filmato ai ragazzi: vedendo alcune immagini della Fossa Lariana, a me e a Centi sono venute le lacrime. Poi negli ultimi anni travagliati qualcuno si è un po' stufato ed è normale. Ma anche oggi i nostri tifosi sono autori di atti bellissimi, ed io sbaglio a non commentarli. Per esempio i tanti ragazzi scesi l'anno scorso a Lecce o gli applausi ai giocatori dopo lo 0-4 di Novara. Senza tifosi noi non andiamo lontano. Ne abbiamo tantissimo bisogno, sia come società che la squadra: senza il loro appoggio non possiamo rimanere in alto. Sono il primo a volere uno stadio sicuro, che tuteli le famiglie, ma pieno di tifosi. Ed ho un'idea per loro..."


Dica pure..
"Quello che vorrei, sul modello della Pallacanestro Cantù, è che la tifoseria fosse in società e rappresentata nel Cda. So che a Como una cosa del genere è stata già fatta e non ha funzionato. Ma in questo caso non sarebbe una questione di soldi, perché un 10% del Como venduto ad una società che rappresenti i tifosi non fa certo la differenza. Vorrei farlo perché loro spesso sono quelli che di calcio ne capiscono di più e a volte da fuori le cose si vedono meglio. Quindi vorrei coinvolgerli. E sto cercando di convincere una persona molto, molto vicina alla tifoseria a tornare nel Como, magari per rappresentarli. Così che tifosi e società siano davvero un tutt'uno. Sono quasi sicuro che il nome che ho in mente andrebbe bene alla piazza ...".