ESCLUSIVA TLP - Giana Erminio, il tecnico Albé: "Tra la favola e il sogno di...andare a giocare a Lumezzane"

ESCLUSIVA TLP - Giana Erminio, il tecnico Albé: "Tra la favola e il sogno di...andare a giocare a Lumezzane"TMW/TuttoC.com
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
lunedì 28 aprile 2014, 23:00Interviste TC
di Daniele MOSCONI

Quello del Giana Erminio si può definire molto comunemente un salto triplo carpiato con due avvitamenti e mezzo. E' proprio un salto triplo quello della piccola realtà lombarda: fino a due stagioni fa si trovava a disputare il campionato di Promozione regionale.
Promosso in Eccellenza fa subito il bis e arriva nel massimo campionato dilettantistico, la serie D, dove quest'anno, dopo un avvio al rallenty (quattro pareggi nelle prime quattro giornate) infila dieci vittorie nelle seguenti undici giornate. La prima sconfitta arriva il 26 gennaio sul campo dell'Albese per 1-0. Ieri è arrivato il verdetto definitivo: nonostante la sconfitta interna contro la Caronnese, il Borgosesia non ne approfitta e si fa fermare sul 3-3 dal Sestri Levante: quattro punti di vantaggio a novanta minuti dalla fine significano Lega Pro unica per il Giana Erminio.

Ridurre tutto ad una favola, avrebbe il sapore di un contentino. Dietro queste vittorie c'è sempre un progetto e una programmazione sana, ma non solo.

Fondato nel 1909, il club neopromosso deve il suo nome ad un alpino nativo di Gorgonzola, sottotenente del 4° Reggimento Alpini del Battaglione “Aosta”, Medaglia d’Argento al Valor Militare e caduto sulle trincee del Monte Zugna in Trentino durante la Prima Guerra Mondiale.

Gorgonzola, paesino di circa ventimila abitanti dell'hinterland milanese - "Gurgunzöla" in dialetto - oltre ad essere famosa per il formaggio, è stata premiata da Legambiente (insieme a Riccione) lo scorso anno come il Comune più riciclone d'Italia: quando la differenza si fa nella differenziata.
Un calembour che ci offre l'assist per presentarvi l'allenatore di questa piccola società. Uno che ha superato anni belli, meno belli, fino all'Eden della Lega Pro: Cesare Albè.

Più di 20 anni su quella panchina, roba che in Italia avveniva fino a inizi anni '80, poi la moda è stata quella del "dagli all'allenatore" con i presidenti che sembrano presi da smania di protagonismo e alla prima sconfitta che non gli va giù, danno il benservito all'allenatore di turno.

Albé, ormai pensionato, per una vita ha lavorato all'ufficio preventivi della Siemens Telecomunicazioni e nel tempo libero si è dedicato alla sua passione: allenare. Sposato con la signora Angela, da qualche tempo è diventato nonno di Federico, regalo che gli è arrivato dalla figlia Elisa. Ha un altro figlio, Andrea, che studia all'università.

Alla soglia dei 64 anni ha ancora voglia di emozionarsi e di allenare. Elegante e con quell'accento lombardo spiccato fin dalle prime battute, si concede in esclusiva a TuttoLegaPro.com a poche ore dalla matematica certezza dell'arrivo in Lega Pro unica.

Ci dia un titolo per un film che racconti la storia di questi tre anni fantastici.

"Sotto questo aspetto siete più bravi voi. Non saprei proprio. Questa è una favola costruita con tanta tenacia. Sono felice per il presidente, per i ragazzi, non voglio dimenticarne neanche uno perché sono stati tutti fantastici. Se penso che tre anni fa eravamo in Promozione lombarda, non ci credo. Se mi avessero detto che oggi, 28 aprile 2014, avrei festeggiato la Lega Pro unica, avrei chiamato il 118. E' una favola, non so che altro dirle. Potrei titolarlo: esistono le favole. Sì: esistono le favole. Mi piace".

Dalla Promozione alla Lega Pro unica. Ci crede o ancora si dà i pizzichi?

"Sono passate poche ore e ancora adesso non mi rendo conto di quello che è successo ieri. La tensione in queste ultime domeniche ci ha fatto perdere partite che non avremmo mai perso in condizioni psicologiche diverse".

A che ora è andato a letto stanotte?

"Lei mi crede se le dico che è un mese che non dormo? Per fortuna non è solo un mio problema, visto che anche alcuni giocatori hanno accusato questo problema. Sabato notte avevo dolori dappertutto, una cosa che mi ha fatto anche preoccupare".

La prima persona che ha abbracciato dopo la vittoria finale chi è?

"Matteo Marotta. E' un ragazzo classe '89, una persona stupenda che voglio ringraziare come tutti d'altra parte. Eravamo tutti fermi ad aspettare che arrivasse la conferma del pareggio del Borgosesia (2-2 contro il Sestri Levante, ndr) per poter festeggiare la promozione. Appena è stato ufficiale mi è saltato addosso in lacrime e mi ha abbracciato. Un momento bellissimo che non posso dimenticare. Sono felice, si sente?!".

Più di 20 anni nella stessa società. Neanche i matrimoni durano più così tanto.

"Guardi, io non sono neanche tanto d'accordo sul fatto che i matrimoni si sciolgono così facilmente, quindi si figuri come mi posso sentire. Le dirò: nella mia carriera da allenatore ho diretto due sole squadre prima del Giana Erminio. La Pierino Ghezzi, una squadra parrocchiale che abbiamo portato dalla 3^ alla 1^ Categoria. Il parroco purtroppo voleva che giocassimo solo al mattino e quindi ho dovuto lasciare. Sono passato alla squadra della mia città: Cassano D'Adda. E anche qui abbiamo vinto il campionato facendo la D. Purtroppo quando siamo retrocessi la società è fallita e da quel momento sono passato al Giana Erminio. Sono 34 anni che alleno: 7 anni alla Piero Ghezzi, altrettanti al Cassano D'Adda e i rimanenti al Giana Erminio".

Si sente il Ferguson italiano?

"Ma no, lasciamoli stare questi personaggi. Sono mostri sacri che sono completamente fuori dalla mia portata. In tanti anni di onorata carriera sono fiero di non aver mai saltato una panchina. Il mio orgoglio risiede nel fatto che ho saputo costruirmi un mio modo di vivere il calcio partendo dall'umiltà e dal lavoro silenzioso giorno dopo giorno. Queste sono le soddisfazioni più belle. Ho lavorato con presidenti che non mi hanno mai cacciato, non so se poi l'abbiano mai pensato, però questo è un motivo di vanto. Vedo troppi allenatori che vengono cacciati, senza dar loro il tempo di poter lavorare".

Un ricordo di queste tre vittorie: dalla Promozione alla Lega Pro, passando per l'Eccellenza e la D.

"Quello dalla Promozione all'Eccellenza lo ritengo doveroso. Ho usato il termine doveroso perché è stata la vittoria che abbiamo dedicato al paese, ai giocatori e allo staff. Quello dall'Eccellenza alla D storico. Questo è leggendario".

Lei adesso dovrà fare il corso per allenatore Pro. Si sente pronto?

"C'è un sacco di lavoro da fare oltre a questo. A dire il vero, le confido che non me la sento molto di fare questo corso. Cosa vado a fare a 64 anni a Coverciano: il nonno? No, penso che non andrò. Ora ne parlo con il presidente e vediamo il da farsi. Nel caso metteremo un tecnico più giovane in panchina".

E lei cosa fa?

"Qui ho svolto le mansioni di allenatore e Direttore sportivo. Nel caso coprirò quest'ultimo ruolo, anche se il mio sogno è un altro".

Ci dica.

"Sedere una volta nella vita su una panchina di Serie C".

Tornando al Direttore Sportivo, deve sempre fare il corso.

"Ci devo pensare un po'. Vediamo dai. Ora voglio godermi questa vittoria. Ci sono ancora molte cose da fare. Ad esempio dobbiamo costruire un settore giovanile - a proposito la Juniores è in finale - dalla Berretti agli Allievi e i Giovanissimi. Il presidente vuol giocare su questo campo, ma sa che dobbiamo fare dei lavori di ampliamento e si sta muovendo per trovare qualche aiuto. Di cose da fare ne abbiamo tantissime. L'è un lavùrà della Madonna". Gli scappa alla fine.

Siete pronti a studiare da grandi?

"Arriviamo in punta di piedi e con la forza dell'entusiasmo. Arrivati qui, l'idea è quella di provare a stabilizzarci in Lega Pro, facendolo a modo nostro, soprattutto facendo il passo commisurato alla gamba".

Gli esami non finiscono mai.

"Ha ragione! Non finiscono mai. Finiranno il giorno che muori. Quello che hai fatto ieri, già oggi non ha più lo stesso valore".

Senta, ma c'è un allenatore a cui si è ispirato?

"Sono un figlio degli anni '50 e da ragazzino andavo a vedere il Milan - sono un simpatizzante dei rossoneri (fonti vicine alla società dicono che sia uno sfegatato milanista, ndr) - di Nereo Rocco. Quando potevo andavo agli allenamenti. Quindi come potrà immaginare quel suo modo di condurre lo spogliatoio come un'unica famiglia l'ho sempre portato come esempio. Il Paron sotto questo aspetto era un mago. In quegli anni poi c'erano due soli grandi allenatori: Rocco al Milan e il Mago, Helenio Herrera all'Inter. Una specie di Mourinho con qualche decennio di anticipo. Se poi c'è da discutere, come avviene in tutti i nuclei familiari, lo si fa e si deve ricondurre tutto al bene comune".

Con il presidente tutte rose e fiori?

"Magari! E chi l'ha detto. Quando c'è da discutere in maniera forte con lui l'ho fatto. Certamente non si è mai andati oltre una sana discussione, però le garantisco che quando c'è da sbattere i pugni, nessuno dei due si tira indietro".

Tra le squadre che sono rimaste in Lega Pro, quale è più curioso di incontrare?

"Oh mamma! Neanche le ricordo tutte, sarà la stanchezza. Di quelle che attualmente mi tornano alla mente le posso dire il Monza. I biancorossi ai miei tempi venivano dopo Milan e Inter. Certo, anche il Como. Però io sogno di andare a Lumezzane".

Perché proprio a Lumezzane?

"Per due motivi. Con il Cassano D'Adda andammo a giocare una partita per rimanere in D e siamo retrocessi. Quando siamo arrivati abbiamo visto questo stadio che è bellissimo. Un'altra volta ho visto una delle partite più belle da quando seguo il calcio: Lumezzane-Cittadella 4-5. Guardi, una partita fantastica che ricordo ancora oggi".