ESCLUSIVA TLP - Lei non sa chi sono io : Francesco Dellisanti (Torrecuso)
Al momento della pubblicazione dei gironi di quarta serie, il Torrecuso, piccolo club della provincia di Benevento, è stato inserito nel girone I, quello con le calabresi e le siciliane: sicuramente meglio dell'infernale girone H con pugliesi e campane. Dopo sei giornate di campionato in pochi avrebbero creduto ad un primo posto del Torrecuso: c'erano squadre come Akragas, Agropoli e Hinterreggio, costruite per fare una stagione da vertice.
Domenica scorsa i rossoblù hanno espugnato il campo del Progreditur Marcianise con un secco 0-3 che non ammette repliche. A questo punto abbiamo pensato bene di intervistare l'allenatore del club sannita, quel Francesco Dellisanti che gli appassionati di Lega Pro ricordano sulle panchine di Cavese, Taranto, Andria, giusto per dirne alcune.
TuttoLegaPro.com nella sua rubrica del giovedì mattina: "Lei non sa chi sono io" dedicata al protagonista della settimana in Serie D, ha voluto dare risalto al Torrecuso, cittadina famosa per i suoi vini, che per la prima volta nella sua storia nel 2012/13 è stato promosso in D.
Mister, un successo importante domenica a Marcianise: uno 0-3 che rinforza il vostro primo posto.
"Credo che mai come domenica ho capito il reale valore di questa squadra. Non abbiamo solo giocato bene annullando l'avversario, ma siamo riusciti a proporre un calcio dal punto di vista tecnico molto interessante. La partita l'abbiamo vinta andando a cercare i punti deboli dell'avversario. Marcianise che avevamo studiato nei giorni precedenti, proprio per riuscire a colpirlo dove avremmo fatto più male".
Un primo posto con quattro punti di margine dopo sei giornate non è così da buttar via.
"Questo sicuramente no, però è utile rimanere con i piedi per terra per non perdere la nostra dimensione".
La domanda è d'obbligo: quale la forza del Torrecuso?
"Vogliamo fare bene, ma la nostra forza è il mix di giovani che vogliono emergere, a cui abbiamo associato giocatori esperti che oltre a dare un grosso contributo, riescono a smaliziare quelli che si avvicinano al calcio dei più grandi per la prima volta nella loro carriera".
Ad inizio stagione avete rischiato di trovarvi nel girone H, composto in prevalenza da pugliesi e campane.
"Devo dire che siamo caduti meglio (ride, ndr). In quel girone ci sono squadre di assoluto valore come Andria, Taranto, Brindisi e Cavese, tutte società dove ho lavorato negli anni scorsi. La differenza tra i due gironi, rispetto allo scorso campionato, si è assottigliata maggiormente".
I due gironi si sono livellati a suo dire, però voi avete fatto il colpaccio sul terreno dell'Hinterreggio, una delle favorite della vigilia.
"Si, giocando anche allora un'ottima partita. Rimangono una squadra temibile: noi abbiamo sfruttato il fatto che nelle prime domeniche i veri valori ancora non si sono espressi del tutto".
Quali sono le altre favorite per la vittoria finale?
"Vedo molto bene Akragas e l'Agropoli. Compagini costruite per vincere: queste due insieme allo stesso Hinterreggio sono attrezzate meglio delle altre".
Cosa occorre per vincere in campionati simili?
"C'è bisogno di gente che lotta e che abbia fame. Sembra scontato, ma gli stimoli sono necessari per avere quel qualcosa in più utile ad arrivare fino in fondo".
Come tutte le squadre di serie D anche il Torrecuso ha una rosa molto giovane. Lei come si pone al riguardo della regola dei quattro under?
"Lei sta facendo la domanda ad uno che ha fatto esordire in prima squadra gente come Palladino, Tiribocchi, De Simone, Luisi: tutti giocatori che hanno iniziato giovanissimi senza il bisogno di regole che li facessero giocare. Credo che questo modo di fare penalizzi in particolar modo chi merita. Altro aspetto non marginale è l'abbassamento del livello dello spettacolo. Il pubblico che assiepa gli spalti è già poco, in questo modo non si avvicinano le persone, ma si ha l'effetto opposto".
Secondo lei la regola è sbagliata, però noi vogliamo chiederle: come si può migliorare il sistema calcio e allo stesso tempo migliorare la qualità?
"Intanto dando dei contributi più importanti a chi opera nei settori giovanili. Non si possono dare cento euro ad un istruttore e pensare che questo possa tirarti su un giovane interessante. Gli vengono a mancare gli stimoli. Costruire impianti utili alla crescita dei ragazzi e metterli nelle condizioni di poter giocare divertendosi. Bisogna tornare ad insegnare la tecnica nelle scuole calcio, un aspetto che ormai viene marginalizzato sempre più e i guasti li vediamo ogni domenica".
In cosa mancano i giovani attualmente, dal punto di vista tecnico?
"Sono grezzi e si vede subito. Inoltre non hanno ricevuto le basi giuste per poter giocare in una prima squadra: ad esempio nella postura e come ricevono il pallone oppure nello stop a seguire. Tutte cose che sono basilari se vuoi fare il calciatore".
Prima di chiudere concentriamoci su di lei: cosa l'ha spinta ad accettare il Torrecuso?
"Sono rimasto in ottimi rapporti con la famiglia Rillo, vicina al Benevento calcio e mi hanno chiamato per allenare il Torrecuso".
Con la Seconda Divisione che va in pensione, secondo lei il livello della Serie D è migliorato?
"Qualcosa sotto l'aspetto qualitativo c'è stato, questo è innegabile. Però con l'utilizzo di tanti giovani, anche non volendo, il livello si abbassa notevolmente".
Lei fino a 2012 ha allenato in Lega Pro. Cosa è successo dopo? Si sono chiuse all'improvviso le porte?
"Vede, quando uno è fuori da certi schemi prestabiliti, rischia, come mi è capitato, di trovarsi a lavorare in piazze sicuramente dignitose, ma diverse da dove fino a qualche anno fa' ho prestato il mio servizio".
Anche lei con il vittimismo?
"Non si tratta di fare vitimismo, ma credo che ormai per lavorare in certe piazze devi portare la valigetta con i soldi. Mi è capitato quest'estate di avere contatti con un paio di club di Lega Pro e non se n'è fatto nulla".
Secondo lei non l'hanno chiamata perchè non rientra in certi meccanismi?
"No, ma purtroppo le società si affidano spesso a dei procuratori che per far risparmiare qualcosa, portano gli allenatori che dicono loro e i giocatori che costano meno alle casse del club stesso. Tutto questo preclude la meritocrazia tanto sbandierata in giro".
Prossima intervista per "Lei non sa chi sono io": giovedì 16 ottobre 2014.
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