ESCLUSIVA TLP - Marco Biraghi: "Giana Erminio isola felice. Giocavo in Promozione, ora sono capitano in Lega Pro"
Giochi a calcio per divertirti, per svagarti dopo il lavoro, ma improvvisamente, a ventotto anni, ti ritrovi catapultato in Lega Pro e il lavoro diventa proprio il calcio. Una favola, una storia di quelle che si potrebbero raccontare ai bambini. Ma che alle volte diventa realtà, come nel caso di capitan Marco Biraghi, centrocampista classe '86 da sei anni in forza alla Giana Erminio. Un ragazzo umile, il classico 'della porta accanto', che si racconta nell'intervista rilasciata in esclusiva ai microfoni di TuttoLegaPro.com.
Marco, sei stagioni alla Giana Erminio, un caso raro nel calcio, dove è più facile cambiare maglia piuttosto che tenerla . Cosa ti lega così tanto al club?
“Può sembrare banale dirlo, ma io qui mi sento veramente come a casa, la società è come una famiglia, e ci sono dei rapporti umani tra noi davvero difficili da trovare nel calcio moderno, anche in serie minori. La Giana Erminio è un’isola felice, dà tanto, e ho visto anche i ragazzi nuovi, arrivati da poco, rimanere piacevolmente sorpresi da questo ambiente. Inoltre qui ancora riusciamo a divertirci, oltre che a vivere il calcio come una vera e propria professione”.
Professionalmente si può dire che sei cresciuto con la Giana…
“Esatto, è così. Sette anni fa sono entrato in contatto con questo ambiente, al tempo giocavo in Eccellenza nel Carugate (squadra lombarda attualmente in Seconda Categoria, ndr) ma poi si retrocesse in Promozione e a quel punto la Giana mi contattò: accettai con entusiasmo e da quell’anno è partita la scalata verso il calcio professionistico”.
Deve essere una gran soddisfazione vedere quella che diventa la tua squadre crescere con te.
“Assolutamente si. Il cambiamento è stato molto grosso, soprattutto in Lega Pro, una realtà completamente diversa dalle precedenti, ma già il vedere che adesso ci alleniamo in un fantastico centro sportivo quando prima non avevamo neppure un campo è davvero una soddisfazione. E poi le tre promozioni, venute anche dopo una retrocessione che ci aveva feriti. Una bella emozione, perché ti senti proprio parte integrante di quella squadra, difendere la maglia diventa un valore aggiunto, un onore”.
Che nel tuo caso si è coronato anche con la fascia di capitano…
“Si, quest’anno, per la prima volta, sono io il capitano. Il capitano storico, Chiappella, non poteva continuare l’avventura insieme a noi perché ha già un lavoro e si è trovato a dover scegliere, io ho invece avuto la fortuna di poter proseguire”.
Una partenza sprint, poi una fase non brillante e adesso la zona bassa della classifica. Cosa è successo alla Giana?
“L’inizio di questa nuova avventura è stato condito anche da tanto entusiasmo, che ci ha aiutato a raggiungere vere e proprie imprese, seppur piccole, ma non ci siamo mai illusi di aver vita facile in Lega Pro, già dall’estate avevamo la consapevolezza di dover lottare più degli altri per mantenere la categoria. Il calcio non è mai facile, e il girone di ritorno è ancora più ostico di quello dell’andata, ma ultimamente abbiamo sempre disputato buone prestazioni, anche se non ci è girata benissimo. La vittoria di mercoledì però ci ha dato nuova linfa, e ora affronteremo gli scontri diretti per la salvezza con un altro morale. Io ci credo, sono fiducioso”.
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